Berlusconi e i processi, si riparte. Il premier è alle corde…

Il legittimo impedimento, che di legittimo non aveva neppure il nome, è stato bocciato, seppur parzialmente dalla Corte costituzionale nella giornata di giovedì. Questo pseudo-provvedimento legislativo avrebbe previsto – qualora egli avesse ritenuto opportuno non presentarsi davanti ai giudici – la sospensione immediata dei processi a carico del Presidente del Consiglio. Che sono talmente tanti da far impallidire un esercito di furbetti

di Serena Verrecchia

silvio-berlusconi3In sintesi, il legittimo impedimento è l’abiura di uno dei diritti inviolabili dell’uomo, sanciti dalla nostra Costituzione, l’articolo 3, che decreta l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge e la loro pari dignità sociale, senza differenze e distinzioni sul piano dello status sociale.

La lista dei reati per cui sarebbe imputato Silvio Berlusconi è una lista molto lunga che richiederebbe almeno un libro per essere espletata completamente, ma da scaltro e diabolico uomo quale è, ha sempre cercato, e trovato, una scappatoia dal martello della Giustizia. Latitante per le Procure di mezza Italia, ha messo a lavoro i suoi certosini legali-adulatori per fare in modo che lui, Silvio Berlusconi, potesse elevarsi al di sopra della legge.

Indagato nell’ambito di svariati processi per falso in bilancio, frode fiscale e falso in bilancio aggravato, pensò bene di cancellare questi reati dal codice penale italiano, ed è così risultato assolto in almeno cinque processi. Indagato per corruzione semplice, insieme a Cesare Previti, per finanziamento illecito ai partiti, nel processo All Iberian 1, e per falsa testimonianza, non fu condannato per intervenuta prescrizione del reato e per intervenuta amnistia. È stato archiviato, e non assolto, in merito all’inchiesta sulla spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest e sulle tangenti fiscali sulle pay-tv per insufficienza di prove. La cosa più spaventosa e ripugnante è però il suo coinvolgimento nelle indagini relative alle stragi di mafia del biennio 1992-93. Fu iscritto infatti nel registro degli indagati dalla Procura di Firenze come uno dei probabili mandanti occulti delle stragi di Firenze, Milano e Roma del ’93.

Il procedimento si concluse con l’archiviazione, sebbene si evidenziasse che vi era “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione” (ovvero Forza Italia) e che durante le indagini “l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”. A Caltanisetta fu invece imputato, insieme al compare Marcello Dell’Utri, come mandante delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, le due stragi che ci hanno portato via due dei migliori uomini che questo Paese abbia mai visto nascere. Anche questo processo fu infine archiviato, ma anche stavolta gli stessi Pm, ed in particolare il pm Luca Tescaroli, titolare delle indagini, che si rifiutò di archiviare il fascicolo, mostrarono perplessità sulla completa estraneità alle vicende di mafia di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ritenendo che “tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all’organizzazione Cosa nostra, costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili né peregrine le ricostruzioni offerte dai diversi collaboratori di giustizia”. Il nostro capo di Governo è stato anche indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la sua posizione fu, ancora una volta, archiviata, mentre il buon senator Dell’Utri, suo braccio destro e fondatore del partito di Forza Italia, lo scorso giugno, è stato condannato a sette anni per lo stesso reato.

Berlusconi è tuttora indagato per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo, compravendita dei diritti televisivi e nell’ambito del processo Mills, quest’ultimo condannato in primo grado e secondo grado, con prescrizione di una parte della condanna in Cassazione. Berlusconi è ancora in attesa della sentenza perché il processo è stato sospeso a causa del Lodo Alfano, giudicato anticostituzionale troppo tardi, e a causa proprio della legge sul Legittimo impedimento. Il premier è allergico alla Giustizia e convive con questa sua patologia somministrandosi continuamente i vari Lodo Alfano, legittimo impedimento e scudi fiscali, leggi ad personam insomma, leggi che gli salvano il culo ogni volta che si mette nei pasticci. Purtroppo tutte queste ambigue vicende non sono la trama di una fiction sul crimine, ma le puntate di una lunga antinomia tra la magistratura e il capo del Governo italiano, che non desiste ad insultarla giornalmente e a definirla la metastasi dello Stato e della democrazia.

La Corte costituzionale ha però deciso di accogliere i referendum proposti dall’Italia dei Valori e ha evitato quantomeno che decadesse il principio di uguaglianza dei cittadini, non auspicando, almeno per il momento, un ritorno alle logiche feudali del Medioevo e consentendo a quella scritta a caratteri cubitali incisa nel marmo di tutti i Tribunali italiani, “La legge è uguale per tutti”, di conservare valore e validità. Giovedì sera si è intanto riaperto il caso Ruby e i magistrati di Milano hanno spedito un invito a presentarsi in tribunale al Premier. “Non vedo l’ora di difendermi”, ha replicato venerdì Silvio Berlusconi. Eh no, l’ora di smetterla di cercare scappatoie e presentarsi finalmente dinanzi alla Giustizia per pagare il suo conto non la vede mai.


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