BERLUSCONI, BOSSI e TREMONTI/ Troppi galli nel pollaio: Governo sull’orlo del baratro

Se l’estate 2010 vide scorrere i titoli di coda nel rapporto tra Berlusconi e i finiani, generando una spaventosa crisi di Governo da cui non si è mai usciti, a distanza di un anno la storia si ripete e stavolta sono i leghisti, Bossi e Tremonti su tutti, a capeggiare la rivolta: l’Umberto con fare rozzo e urlato , il “divo” Giulio con piglio da cospiratore. Cosa sta succedendo in realtà? Chi vuole cosa? E perchè? Con una certezza: il baratro istituzionale è sempre più vicino.

di Carmine Gazzanni

berlusconi_bossi_tremontiBerlusconi rischia di aprire una crisi istituzionale senza precedenti”; “così si rischia una crisi istituzionale”; “La crisi di governo è nelle mani di Berlusconi”. Con quanto sta accadendo in questi giorni si potrebbe pensare che queste siano dichiarazioni di leghisti oramai palesemente spazientiti dalla politica personalistica di Silvio Berlusconi. E invece no: queste sono tutte affermazioni rilasciate esattamente un anno fa da ex esponenti Pdl ed oggi membri del partito finiano “Futuro e Libertà”.

Insomma, a distanza di un anno il Governo torna a scricchiolare e apre le ferie estive con il rischio (ancora non palese soltanto agli orbi Berluscones) di una nuova crisi istituzionale, dovuta questa volta ai “buoni amici” della Lega.

Ma cerchiamo di ricostruire quanto accaduto in questi ultimi mesi. Pensiamo innanzitutto a Giulio Tremonti: il gelo con Berlusconi fa da contraltare ad un’intesa sempre più stretta tra Umberto Bossi. E questo certamente non da ora: come ha svelato Infiltrato.it il 29 settembre, durante il discorso di Silvio Berlusconi in occasione del voto di fiducia dopo la crisi di Governo della scorsa estate, Giulio Tremonti si è lasciato andare ad una comunicazione non-verbale molto eloquente: applausi finti, a tratti sforzati, nella maggior parte dei casi leggerissimi e impercettibili. Non a caso gli unici battimani convinti si sono visti solo durante il discorso sul federalismo.

Quando poi Berlusconi ha cominciato a vantarsi di aver inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata, elencando una serie di dati – dal numero di latitanti arrestati ai sequestri effettuati – Tremonti faticava a trattenersi dal ridere, fino poi a sorridere vistosamente scuotendo la testa quando il Cavaliere si è soffermato a parlare di Giustizia, “ritenendo indifferibile un ulteriore aumento delle risorse”. Ebbene, a distanza di dieci mesi le cose non cambiano: LaRepubblica.it ha reso pubblico il video nel quale è palese il gelo tra Berlusconi e Tremonti al termine della votazione sulla manovra: i due non solo non si salutano, ma si danno le spalle, mentre il Cavaliere resta con la faccia accigliata e il Ministro stringe la mano al senatùr. Insomma, Tremonti è sempre più nelle grazie di Bossi e sempre più fuori da quelle di Berlusconi. E, probabilmente, anche in quest’ottica va letta la decisione di scegliere Alfano come segretario del partito.

Ma andiamo avanti. Nonostante i proclami di unità e convergenza di vedute, infatti, già alle amministrative si sono verificate divergenze molto eloquenti: in diverse città Pdl e Lega hanno corso divisi con un candidato a testa. Così a Gallarate (da una parte il candidato Pdl Nino Caianiello, dall’altra la candidata leghista Giovanna Bianchi), così in alcuni centri della provincia di Treviso (Montebelluna, Villorba e Oderzo). Ma così soprattutto alle comunali e alle provinciali di una città importante – per la Lega – come Trieste. In particolare il caso di Gallarate è emblematico: Pdl e Lega non solo sono andati divisi al primo turno, ma al ballottaggio i leghisti, fuori dai giochi, pare che abbiano votato per il candidato di centrosinistra Edoardo Guenzani che alla fine ottiene il 55%.

E d’altronde è proprio dopo le elezioni amministrative che la Lega ha cambiato atteggiamento nei confronti di Berlusconi. È indubbio, infatti, che il risultato più eclatante dell’ultima tornata elettorale è stato la magra figura che in molte città hanno fatto Idv e Lega: i partiti più in crescita negli ultimi anni sono andati incontro ad una pesante battuta d’arresto e, stando da quanto si legge sul web, pare che ciò sia dovuto per i primi ad un’organizzazione interna gerarchica che non convince soprattutto i giovani; per i secondi proprio ad un’alleanza con Berlusconi che, soprattutto dopo i fatti di Libia, rassicura sempre meno.

E i rumors col passare del tempo non sono che aumentati: referendum. Quella rottura resa evidente soltanto poche settimane prima con le batoste registrate da Pdl e Lega alle comunali, è diventata ancora più esplicita con la tornata referendaria. Mentre infatti Cavaliere e Senatùr invitavano ad andare al mare, a disertare un referendum assolutamente “inutile”, non solo il tradizionale elettorato di centrosinistra e i cosiddetti terzisti, ma anche una grossa fetta dei militanti leghisti hanno deciso di presentarsi alle urne. E, come se non bastasse, hanno deciso, senza alcuna remora, di prendere anche la scheda verde, la più “politica” tra le quattro, quella appunto riguardante la “norma che consente al presidente del Consiglio e ai ministri di non comparire in udienza penale”. Ed hanno votato per l’abrogazione di una legge che, è bene ricordarlo, già era stata parzialmente bocciata dalla Corte Costituzionale. E tra costoro anche personaggi di spicco. Basti pensare al Governatore del Veneto, Luca Zaia, esponente di spicco della Lega ed ex Ministro dell’attuale Governo Berlusconi: ha detto esplicitamente di aver espresso “quattro sì”, bocciando anche lui, in questo modo, tout court la maggioranza.

Insomma, il Governo, checché ne dicano oggi gli uomini del Presidente, ha ricevuto una sconfessione a largo raggio, senza appello, senza giustificazione. E tutto questo non può che incidere sul malumore interno alla maggioranza. Malumore che acuisce lo scollamento tra Pdl e Lega. Il pensiero leghista è sintetizzato dalle parole di Roberto Calderoli all’indomani delle votazioni referendarie, il quale ha dichiarato: “Alle amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine…”.

Una preoccupazione, come detto, nutrita da tutto il partito leghista e che ha trovato esplicitazione nella giornata di Pontida del 19 giugno: “Caro Silvio – ha affermato senza remore Umberto Bossi – la tua leadership è in discussione alle prossime elezioni, se non verranno approvate le nostre richieste. Il sostegno della Lega a Berlusconi potrebbe finire con le prossime elezioni”.

Ed arriviamo a oggi. È arrivato alcuni giorni fa il “” della giunta per le autorizzazioni a procedere per l’arresto del deputato pidiellino Alfonso Papa. E ancora una volta è stata decisiva la Lega: Umberto Bossi aveva addirittura dichiarato di voler votare a favore dell’arresto del parlamentare, commentando secco “In galera!”. La scollatura tra i due leader è dunque oramai evidente e a niente è servito che i due leghisti della giunta, Luca Paolini e Fulvio Follegot, alla fine hanno deciso soltanto di astenersi (chiaramente lo hanno fatto per mera convenienza); né è servito l’incredibile e illogico dietrofront di Bossi che ieri ha dichiarato di essere convinto che  “le manette non vanno messe mai se prima non facciamo il processo”, cambiando dunque la linea del Carroccio sull’arresto di Papa e, per l’occasione, riabilitando addirittura anche Bettino Craxi, il cui arresto “non è servito a nessuno, tranne a far andare in politica Di Pietro”. Dichiarazioni imbarazzanti, pertanto, atte a coprire una scollatura oramai troppo palese per far finta di niente.

Insomma, con grande probabilità anche quest’estate vedremo un Governo sull’orlo del baratro, con un Berlusconi sempre più solo, abbandonato anche da Tremonti e Bossi, non disposti più a trattare su nuove leggi ad personam o ad aziendam (di cui B. ancora ha strettissima urgenza). Sarà interessante vedere come deciderà di muoversi l’opposizione: l’estate scorsa il centrosinistra diviso, litigioso, affarista si è lasciato scappare un’importante occasione; ora possiamo solo attendere. I giorni delle vittorie referendarie e amministrative sembrano oramai lontani, la ventata di cambiamento si è smorzata e l’apatia è tornata domina. Ma – come si suol dire – la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

LEGGI ANCHE

Mentre Berlusconi chiede la fiducia, Tremonti lo sbeffeggia

LEGA NORD/ Ecco il dossier sul partito che ha venduto l’anima al diavolo

Berlusconi (P2), lo scandalo Lockheed e l’inchiesta why not


Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.