BANKITALIA/ Un giro di poltrone sull’asse Italia-Europa-Francia

di Giovanni Lombardi

Alla fine Ignazio Visco ha messo tutti d’accordo. Il premier ha fatto il nome e ha sciolto appena in tempo il nodo Bankitalia, prima che si stringesse troppo alla gola delle Istituzioni italiane. Con tutte le parti in gioco (quasi) soddisfatte. Il filo aveva cominciato ad annodarsi a giugno, quando l’allora governatore Mario Draghi, scelto per assumere la guida della BCE, lasciava vacante il suo posto a capo della Banca d’Italia.

Da allora “le parti” hanno iniziato a fare nomi, a spingere i propri candidati. Il ministro Tremonti aveva il suo, Vittorio

Ignazio Visco, nuovo governatore della Banca d'Italia

Ignazio Visco, nuovo governatore della Banca d’Italia

Grilli, attuale direttore generale del Tesoro. Al ministro sarebbe piaciuto l’avvicinamento tra il ministero del Tesoro e l’Istituto che il direttore, diventando Governatore, avrebbe garantito. A questa candidatura si era accodato Bossi, a cui Grilli piaceva molto perché.. è di Milano. Un’altra parte in causa era la Banca stessa, con il suo candidato interno, il direttore generale Fabrizio Saccomanni, successore naturale di Draghi secondo una visione “tradizionalista” che vorrebbe mantenuta l’autonomia e l’autorevolezza dell’istituto.

Autonomia e autorevolezza come requisiti minimi richiesti anche dal capo dello Stato Giorgio Napolitano che dal maggio scorso, appena nominato Draghi alla BCE, pressa su Berlusconi affinché si decida a fare un nome, un nome autorevole e dal largo consenso. Tocca al presidente del Consiglio infatti fare il nome del nuovo Governatore, intorno al quale il consiglio superiore dell’Istituto stesso è poi chiamato a emettere un parere (che comunque non sarà vincolante). Il capo dello Stato infine firma il decreto di nomina. Queste le regole.

Dopo l’asse Tremonti-Bossi ed il direttorio di Bankitalia, la terza parte in gioco con un proprio candidato è il premier stesso, che nelle ultime concitate ore prima della nomina ufficiale aveva proposto un altro nome a Napolitano: Lorenzo Bini Smaghi.

Attuale membro del board della Bce, il candidato Bini Smaghi scontenta tutti, Tremonti da una parte e Bankitalia dall’altra per motivi diversi e opposti tra loro, e non entusiasma il presidente della Repubblica né le opposizioni, che con una nota congiunta Bersani-Casini si erano augurate che fosse garantita al momento scelta l’autonomia dell’Istituto.

Bini Smaghi ha però una grande qualità a livello “geopolitico”: la Francia, con l’uscita di scena di Trichet, non ha più un uomo nella Banca Centrale Europea, mentre l’Italia, con il nuovo presidente Draghi e lo stesso Bini Smaghi nel board, ne ha due. Bini Smaghi nominato governatore avrebbe liberato volentieri il suo posto presso la BCE. Con questa nomina Berlusconi quel posto avrebbe potuto offrirlo a Sarkozy, che lo ha reclamato con forza e lo reclama tuttora.

Così, per un nodo sciolto in Italia – dove sono tutti contenti (o quasi) per la nomina di Ignazio Visco, che ha soddisfatto il direttorio di Via Nazionale e contemporaneamente ha suscitato l’apprezzamento bipartisan a livello parlamentare – se ne va stringendo un altro in Europa: quando fu nominato a giugno Draghi, i francesi vollero garanzie affinché entro la fine dell’anno il posto di Bini Smaghi alla BCE si liberasse per fare posto ad un rappresentante francese. Bini Smaghi assicurò a Sarkò di lasciarlo, era sicuro di andare a Bankitalia. Adesso le cose sono cambiate, a Bankitalia è andato Visco, e non esiste nessuna legge che obbliga il membro del board di lasciare il suo posto prima della scadenza del suo mandato, nel 2013. Il presidente francese aspetta, e si aspetta – lo ha dichiarato – che i patti di giugno vengano rispettati, vedremo se Bini Smaghi ne avrà voglia.

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