BALLOTTAGGI 2012/ In gioco le sorti del Governo. E nel Palazzo già si parla di elezioni a ottobre

Oggi sapremo i risultati dei comuni chiamati al voto nei ballottaggi. Se non ci saranno sorprese, quanto emerso già al primo turno verrà riconfermato: il centrodestra in frantumi a dispetto di un centrosinistra in ripresa, soprattutto con i suoi partiti più fermi nella opposizione al Governo Monti, Idv e Sel. L’Udc rimane “partito ballerino”, mentre Lega e Grillo correranno da soli. A tal proposito, allora, una domanda: quanto inciderà il voto sulla tenuta dell’esecutivo? Sicuramente molto. E c’è chi valuta la possibilità di anticipare le elezioni a ottobre.

di Carmine Gazzanni

il-transatlantico-vistoSu 19 capoluoghi di provincia il Pdl è arrivato al ballottaggio solo in otto. Il Pd, invece, è al secondo turno in ben diciassette comuni (e in vantaggio su 13). Movimento 5 Stelle e Lega hanno deciso di restare coerenti: da soli fino alla fine. E infine l’Udc. Come sempre, sia di qua che di là. Il partito di Casini, infatti, si schiera o con liste civiche o con il centrosinistra (in quattro capoluoghi, mentre solo a Isernia appoggia Rosa Iorio, candidato sindaco firmato Pdl).

Occhi puntati, chiaramente, su alcuni comuni in particolare. Importanti per le novità strategiche e politiche che potrebbero determinare. Andiamole ad analizzare in rapida successione. Le vittorie (più che probabili, salvo sorprese) di Marco Doria a Genova e Leoluca Orlando a Palermo confermerebbero quanto già si è appurato al primo turno: Idv e Sel possono essere i veri partiti di traino per il centrosinistra e per un Pd in balia dell’esecutivo, di un’alleanza anomala e della convenienza (quale?)di un’alleanza con l’Udc. Le loro vittorie dimostrerebbero, inoltre, quanto già è stato dimostrato dalle precedenti amministrative con Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli: sono finiti i tempi dell’establishment, del partito chiuso su una torre d’avorio. Pierre Lèvy, non a caso, parla di “intelligenza collettiva”: lì dove non ci sono discussione attiva e partecipazione con la base civile, non ci possono essere consenso e vittoria. Orlando e Doria, nel caso dovessero vincere, confermerebbero la necessità di una comunicazione politica orizzontale e non più verticale, inclusiva e non più esclusiva.

Molte attese, però, sono riversate anche su Parma. Beppe Grillo ci spera e ha caricato fino all’ultimo giorno disponibile per la campagna elettorale il suo candidato Federico Pizzarotti, che al primo turno  ha portato a casa un impensabile 19,47%. È inutile dirlo: una vittoria del Movimento 5 Stelle significherebbe un cambiamento (importante) nello scenario politico italiano. Significherebbe un grosso rischio per i partiti tradizionali: il movimento di Grillo, infatti, potrebbe farsi catalizzatore di quel malessere sociale, di quella disaffezione politica e, dunque, potrebbe incanalare tutti quei voti del cosiddetto partito degli astenuti.

E infine il Pdl. Partito smembrato. Distrutto. Inesistente. Ed il motivo è semplice: un partito che nasce per essere personalista, muore nel momento in cui si assiste alla morte (politica) del suo leader. Il Pdl, in altre parole, è già morto da tempo. E precisamente quando Silvio Berlusconi, a novembre scorso, è salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Lì è morto il Pdl. Alfano, Gasparri, La Russa, Cicchitto. Altro non sono che marionette, sagome, manichini che fanno scene. E loro lo sanno bene. Per questo Angelino Alfano, già da tempo, ha parlato della necessità di rifondare il partito, di dargli un nuovo nome, di cambiargli faccia. Nella speranza che una seduta dal chirurgo estetico possa far dimenticare i disastri che in questi anni di legislatura sono stati commessi. Disastri imputabili solo e soltanto alla scellerata politica personalistica voluta dal don e permessa dai bravi.

Queste elezioni, dunque, saranno importanti. Probabilmente decisive: pensiamo all’ipotesi che Doria e Orlando possano vincere, che anche Grillo conquisti altri comuni (se non Parma, il M5S è al ballottaggio in diversi altri comuni in Lombardi ed Emilia) e che per il Pdl ci sia un definitivo requiem. Sul palcoscenico politico si andrebbero a delineare situazioni nuove. Rivoluzionarie a tratti. Ci sarebbe una più evidente volontà di sinistra, che a questo punto (perlomeno si spera) il Pd non potrebbe far finta di non vedere; i partiti non potrebbero poi chiudere gli occhi davanti al fenomeno Grillo (com’è stato chiamato) e, finalmente, dovrebbero fare i conti con una situazione reale. Senza dimenticare, peraltro, che sarà curioso vedere all’opera gli agguerriti grillini. Loro, pur tacendo, lo sanno bene: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Insomma, uno scenario del genere potrebbe garantire grosse novità. A partire dalla tenuta dell’esecutivo. Il centrodestra, oramai morto, dovrebbe rivedere le sue posizioni di appoggio al Governo per non rischiare di perdere i favori anche di amici e parenti (praticamente gli ultimi voti che conservano). Stesso discorso dovrà fare anche il Pd, sulla scia dei partiti critici con Monti, Idv e Sel. E infine Grilllo, anche lui decisamente polemico con il governo delle banche.

Insomma, dietro le amministrative si nasconde una sconfessione al Governo Monti. Una pesante sconfitta. Finalmente anche l’esecutivo capirà che di tecnico non c’è proprio nulla quando si è al potere. Le scelte (tutte) sono squisitamente politiche. A meno che domani qualcuno non parlerà di sconfitta tecnica. Intanto, però, si pensa a correre ai ripari: e nei palazzi del potere le gerarchie dei principali partiti già stanno studiando un modo elegante (per non essere poi tacciati come irresponsabili) di abbandonare Mario Monti e di anticipare le elezioni. A ottobre tutti al voto: non è (più) solo una remota possibilità.

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