BALLOTTAGGI 2012/ Genova e Parma i centri più caldi: scenari e curiosità

Ultimo giorno di campagna elettorale per gli aspiranti sindaci in cento città distribuite su tutto il territorio nazionale. Domenica 20 e lunedì 21 maggio 2012 si svolgeranno i turni di ballottaggio per l’elezione dei sindaci in 100 comuni appunto, di cui 16 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Taranto e Trani. I cittadini interessati al voto saranno  3.463.826 , di cui 1.651.509 maschi e 1.812.317 femmine. Le sezioni elettorali saranno 4.150. Le operazioni di votazione si svolgeranno domenica dalle ore 8.00 alle ore 22.00 e lunedì dalle ore 7.00 alle ore 15.00; lo scrutinio avrà inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle operazioni di voto e dopo il riscontro del numero.

di Alessandro CorroppoliTwitter.com/AlexCorroppoli

parma_ballottaggio_pizzarotti_bernazzoliNei 19 comuni capoluogo di provincia dove si andrà al voto  il Popolo delle libertà  è al ballottaggio solo in 8, mentre il Partito Democratico in 17 – in 13 di essi parte col proprio candidato in vantaggio -. Complessivamente nei 100 ballottaggi previsti nelle regioni a statuto ordinario, il centrosinistra è avanti in 82 Comuni.

I comuni su cui si concentreranno le attenzioni dei mass media saranno sicuramente Palermo (in Sicilia oltre alla città capoluogo di regione si vota anche a Trapani dove si sfidano Vito Damiano –  generale dei carabinieri in pensione sostenuto da Pdl, Alleanza per la Sicilia e Lista Fazio – e Giuseppe Maurici – imprenditore edile sostenuto da Grande Sud, Grande Trapani, Mpa, Movimento popolare siciliano, Udc e Fli- e ad Agrigento dove a sfidarsi saranno il sindaco uscente Marco Zambuto (Udc) e Salvatore Pennica sostenuto da Pdl, Grande Sud, Mpa e Fli), Genova e Parma, Monza e Taranto.

Il voto amministrativo dello scorso 6/7 maggio ha consegnato alla storia la straripante ascesa del Movimento 5 Stelle nelle preferenze degli elettori. Grillo riesce a mettere una prima bandierina significativa a Sarego, comune in provincia di Vicenza, dove un ex sconosciuto Roberto Castglion è stato ed è il primo sindaco del M5S. Ma in altri due importanti comuni, per motivi diversi i “grillini” saranno determinanti. Genova e Parma. Due capoluoghi di provincia in cui si può delineare anche il futuro stesso di tutto il movimento e le future alleanze dei partiti storici. Vediamo il perché.

Nel capoluogo ligure la tensione è molto alta per via degli ultimi avvenimenti di cronaca nera dei giorni scorsi. Lo scorso sette maggio infatti è stato gambizzato l’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. La rivendicazione è stata di un sedicente gruppo anarchico ma, ciò che preoccupa –oltre all’atto in se – è l’arma utilizzata. La pistola utilizzata è di fabbricazione sovietica, TT-33 Tokarev, ed è la stessa che utilizzarono le Brigate Rosse per una serie di azione sanguinarie. Genova non è nuova, purtroppo a questi teatri di violenza urbana. Come non ricordare i moti del ’60 o quelli del G8 del 2001. Ed in questo clima da amarcord, per nulla nostalgico, che domenica e lunedì Enrico Musso (ex Pdl) sostenuto da Udc, Fli e Api se la dovrà vedere con il candidato del centrosinistra Marco Doria (Pd, Sel, Prc, Idv, Psi e liste civiche). Si va ala ballottaggio partendo dal risultato del turno amministrativo. Le percentuali non dovrebbero lasciare spazio a sorprese, Doria parte col 48.31% contro il 15% di Musso, ma tutto è possibile. Ad alimentare il già rovente clima ci ha pensato il candidato di centrodestra il quale, ha annunciato un ricorso al Tar per via della scheda elettorale: “ Una scheda così  non sono riusciti a realizzarla  neanche i comunisti della Corea del Nord per il ballottaggio di Pyongyang”. Nella sostanze Musso si lamenta per l’eccessiva grandezza dei simboli posti sulla scheda rispetto ai nomi dei due competitors. Infatti se si dovesse barrare il simbolo piuttosto che il nome del candidato il voto sarebbe nullo. Come andrà finire se vi sarà il ricorso al Tar?

Però, come anticipato, il vero ago della bilancia potrebbe essere il M5S che nel turno amministrativo ha ottenuto un ottimo 13.86% divenendo il secondo partito più votato in città dopo il Partito Democratico. Il leader Grillo ha emanato il sue editto al pesto: né con Doria né con Musso ma quella percentuale fa gola ad entrambi i candidati e le manovre di coinvolgimento in queste ultime ore sono massime. Riusciranno a resistere oppure è solamente una manovra per alzare il prezzo dell’aiuto?

Ma la vera partita Grillo è i suoi se la giocano a Parma. Nei giorni scorsi, in quelli che hanno seguito il turno amministrativo, il comico genovese ha emanato democraticamente in solitaria i suoi comandamenti: nessuna apparizione televisiva, nessuna ospitata, niente di niente. “Perdiamo di credibilità” è stata la motivazione principe. Ma la democrazia può sottrarsi al confronto?

Nel capoluogo emiliano è accaduto qualcosa di veramente inusuale. Infatti a chiudere le rispettive campagne elettorali Vincenzo Bernazzoli (Pd e forte del 39.2%) e Federico Pizzarotti (M5S con il suo 19.4%) hanno chiamato, il primo, Gene Gnocchi e il secondo, ovviamente, Peppe Grillo. Più che a propositi di buona amministrazione sembrava di assistere ad un contest a suon di battute.

Ha dato il via la star della Domenica  Sportiva: “Io poi non ho gli ‘gnocchini’, al massimo gli gnocchetti che fa mio fratello in una trattoria qui vicino” riferendosi scherzosamente ai seguaci di grillo. Ma subito dopo arriva la stoccata piccante politica :” Il Movimento 5 Stelle dovrebbe essere l’essenza della democrazia, invece Grillo impedisce ai suoi di parlare, si esprime in modo populista e, ad esempio, sul tema della giustizia parla quasi come Berlusconi. Le differenze tra noi è loro ci sono eccome”. Questa sera toccherà all’ex animatore di Fantastico rispondere e immaginiamo che sarà altrettanto divertente e piccante.

Ma ad alimentare l’incertezza nonostante l’enorme forbice in termini percentuali che separa i due sfidanti sono le sempre più insistenti voci che vogliono il Pdl e il centrodestra tutto aiutare in maniera concreta il candidato sindaco grillino. A stanare le voci non ci è riuscito neanche Angiolino Alfano qualche era fa nel salotto di  Porta a Porta:”Noi non attacchiamo Grillo. Io ogni tanto lo vedo in tv, c’è del talento che è quello che deriva dalla sua vecchia professione ma non intravediamo una cultura di governo”. A cui, il segretario del Pdl, aggiunge che “non è stata data un’indicazione formale su chi scegliere”. Sarà ma non è neanche una rinuncia di aiuto al comico genovese.

Una delle situazioni più interessanti è quella si andrà a prefigurare al nord. Nord che fino a poco tempo fa era giardino di casa delle scorribande leghiste. Ma dopo lo scandalo Belsito e il coinvolgimento della Bossi family la bandiera celtica padana non sventola più alta e fiera. Con l’esclusione di Verona dove il Sindaco Tosi si è riconfermato alla grande prendendo per tempo le distanze dai suoi ex compari verdi il Partito Democratico ma più in generale l’intero centrosinistra punta a conquistare sia Como che Monza.

Nelle due ex roccaforti padane la Lega, per voce del suo leader in pectore Roberto Maroni, ha annunciato che non  si apparenterà con nessun candidato della Pdl. Questa presa di posizione è molto pesante nell’economia totale del voto specie se consideriamo le percentuali di partenza nei due comuni in questione.  Nella prima cittadina, Como, il centrosinistra è al 35,5% e il centrodestra al 13,1%. Mentre a Monza il centrosinistra è al 38,2% e il centrodestra al 20 per cento.

Il Cavalier Berlusconi deluso per il dimezzato dei consensi avuto nel primo turno è sceso direttamente in campo in quel di Monza. Nonostante il niet leghista, l’ex premier, non domo prende la cornetta e inizia personalmente le trattative con il segretario provinciale leghista Massimiliano Romeo, con la candidata di Udc e Api, Anna Martinetti e l’altra aspirante sindaco Anna Mancuso. Ed infine invita nella propria abitazione l’indipendente Paolo Piffer.

Ma il santo protettore di tutte le Ruby del mondo non si ferma certo qui. Voglioso di non perdere la propria cittadina spera di poter ricevere in dote anche i voti dei grillini. Infatti oltre al fattivo aiuto che quest’ultimi potrebbero ricevere a Parma il Pdl, pur di mantenere Monza, Berlusconi sarebbe disposto ad aiutare Grillo anche  a Garbagnate, dove il trentenne Matteo Afker è al ballottaggio con il candidato del Pd. In fondo tra comici potrebbero trovare un copione d’intesa.

Infine scendiamo nella Puglia del governatore Niki Vendola. L’attesa è tutta concentrata sulla città del Tacco dello stivale italico , Taranto.

Qui a sfidarsi e a giocarsi la poltrona di primo cittadino sono il sindaco uscente Ippazio Stefano, sostenuto da una coalizione che va dall’Udc a Sel, oltre a Pd e Idv,  e Mario Cito, figlio di  quel Giancarlo che a metà degli anni ’90 fu anche sindaco del capoluogo e deputato con le liste del suo movimento civico At6 Azione meridionale. Senza dimenticare anche che il 16 dicembre del 1995 fu rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa  e che il 9 dicembre del 1997 fu condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, per i suoi rapporti con la Sacra Corona Unita e dal 2003 al 2007 scontò quattro anni di carcere. Ancora, nell’aprile del 2011 viene condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni di carcere per il cosiddetto “caso Cervelli” (dal nome della ditta di trasporti costretta a pagare una tangente di 80 milioni di lire per il rinnovo di un appalto comunale). E  per concludere nel 2012 nell’ aprile del 2012 viene condannato in via definitiva a quattro anni di carcere: quando era sindaco di Taranto ha ottenuto una tangente mascherata da contratti pubblicitari stipulati con l’emittente televisiva Super 7, di 120 milioni di lire dal portavoce della Dirav, la multinazionale liberiana interessata al progetto del porto turistico. Papà Cito soggiorna tutt’ora  presso la Casa circondariale di Taranto.

Il buon Mario per non essere da meno al papi e ricalcando le orme dei grandi dell’insaputa, Claudio Scajola, non smentisce un manifesto elettorale in suo appoggio  -ideato da un suo supporter, Pierdaniele Friscira – indica le priorità della città senza badare al pudore: dalle prostitute agli immigrati, dai ratti ai venditori ambulanti. Insomma i Cito non si smentiscono mai. Lo scandalo è cosa loro.

Il favorito nel ballottaggio di domenica e lunedì è Ippazio Stefano che vanta dalla sua un 49,5% ottenuto al primo turno contro un misero 18,93% del secondo. Per Cito junior, sostenuto da la Destra e Fiamma Tricolore sarà molto difficile ribaltare il risultato ma non bisogna dimenticare l’amore e la riconoscenza che negli anni i tarantini hanno saputo mostrare nei confronti della famiglia Cito. Sarà così anche questa volta?

Certo è che questo turno elettorale ha sconquassato completamente i vecchi partiti politici. Dal 22 maggio ripartiranno nuove alleanze, nuovi schemi e nuovi contenitori. C’è attesa per quello di Alfano e del Pdl; c’è stata delusione per il Partito della nazione di Casini; ci sarebbe da scattare nuove foto nel centrosinistra dopo quelle ormai sbiadite di Vasto e a Nord il carroccio leghista è diventata una carretta malconcia. La corsa verso il centro e la caccia al voto dei moderati ecc..

Il tutto mentre tecnicamente Monti se la ride ascoltando le battute di Grillo.

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