BALLOTAGGI 2012/ Parma, la Stalingrado del M5S. Rivoluzione sia.

I Cinque Stelle trionfano. Grillo l’aveva detto: “Parma sarà la nostra Stalingrado”. E così è stato. Federico Pizzarotti vince con il 60% contro Vincenzo Bernazzoli, candidato del Pd. Ma non è solo Parma. È Sarego con Roberto Castiglion. Ed è Comacchio con Marco Fabbri. I sindaci a Cinque Stelle sono pronti a governare. Ora sta a loro dimostrarsi all’altezza.

di Carmine Gazzanni

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L’avevamo detto: queste elezioni avrebbero potuto segnare qualcosa di nuovo. Quasi rivoluzionario. E così è stato. La ribellione oramai palese contro i gruppi dirigenti che da oltre venti anni occupano i partiti si è incanalata nella vittoria del movimento di Grillo. Un exploit a cui soltanto pochi mesi fa nessuno avrebbe creduto. Il segnale è forte: la politica non è e non può essere una professione redditizia.  Non è una occupazione per pochi.

E a Parma il ricambio è avvenuto. Un evento storico, il cui protagonista non è un uomo della politica tradizionale, non è uno di quei figuri che ha militato ora in quel partito ora nell’altro, non è uno di quelli che con la politica ha costruito la sua fortuna. È un ragazzo di 39 anni, project manager informatico. Sarà il sindaco più giovane che Parma abbia mai avuto. Federico Pizzarotti, dunque, incarna un’evoluzione. Un cambiamento radicale nel modo di concepire e fare politica.

Davide contro Golia, verrebbe da dire. Basti pensare alla campagna elettorale: Pizzarotti ha portato avanti un programma chiaro, trasparente, senza paroloni fumosi ma vuoti nei contenuti. Il tutto con una campagna low cost: sei mila euro appena. Spiccioli rispetto a quanto hanno investito i grandi partiti tradizionali. Spiccioli rispetto a quanto speso dal suo rivale, il candidato di centrosinistra Vincenzo Bernazzoli che si è fatto tutta la campagna elettorale da Presidente della Provincia in carica.

Certo. È fortemente possibile che Pizzarotti abbia vinto anche grazie al probabile sostegno (celato) di Lega e Pdl che, forse per scongiurare una vittoria del centrosinistra anche nella città emiliana, hanno deciso di far convergere i voti sul giovane Cinque Stelle.

Ma questi altro non sono che calcoli, supposizioni che lasciano il tempo che trovano. Perché alla fine il risultato è uno solo: ha vinto proprio lui, Pizzarotti. Davide e non Golia. Non a caso a Parma sono accorse televisioni di tutto il mondo: dalla Cnn alla Fox, dal New York Times al Guardian. Il motivo? Semplice. Il movimento non è Grillo (che spesso, a onor del vero, fa più male che bene). Il movimento riassume quella forza civile e sociale che vuole una sana politica, ma che si è disaffezionata per vent’anni di soprusi, di scandali e di razzie al nostro sistema democratico. E che ora ha trovato – e lo sta dimostrando – nuova linfa.

Ma dietro il trionfo non c’è solo Parma. Questa tornata elettorale vede ben tre comuni andare in mano ai ragazzi del M5S. Oltre Parma, infatti, c’è Roberto Castiglion a Sarego, che ha vinto al primo turno. Ma il ballottaggio ha decretato un’importante vittoria anche in un altro comune: Marco Fabbri a Comacchio ha ottenuto una vittoria bulgara con quasi il 70% delle preferenze. Fabbri ha sconfitto, nel suo piccolo, la mala politica italiana che campa su alleanze anomale solo perché convenienti. A sfidarlo (e a perdere) infatti è stato Alessandro Pierotti, sostenuto dalla strana coppia Pd e Udc.

Dati, questi, che devono far riflettere tutte quelle forze politiche – Pd, Pdl e Terzo Polo – che per troppo tempo hanno fatto finta che il Movimento 5 Stelle non esistesse, che fosse un fenomeno passeggero, che vivesse sul web e che non avrebbe mai messo piede nelle piazze. Invece, i ragazzi a Cinque Stelle sono andati oltre: i piedi, loro, li hanno messi nei consigli. Nelle giunte. E, oggi, anche sullo scranno di sindaco.

La sfida, però, è appena cominciata. È chiaro che una cosa è fare opposizione (spesso anche troppo spregiudicata, a trecentosessanta gradi), altro invece è governare. Stare al centro del fuoco nemico. Sparare a zero è un conto. Far sì che non se ne dia modo è ben più difficile. Il compito – e i Cinque Stelle lo sanno – non è facile. Gli occhi saranno tutti puntati sul loro operato. E buona parte di stampa e politica non aspetta altro che avere quell’opportunità per criticare.

Tocca a loro, dunque, ai ragazzi, dimostrare che un cambiamento è possibile. Ma lo devono fare nel concreto. A suon di leggi, decreti, disegni. Non scendere a patti è difficile. Spesso impossibile. Loro, però, sono pronti. Non vedono l’ora di dimostrare.

Bisognerà insomma osservare, senza fare sconti, il loro operato. Perché accanto alle capacità di controllo e di denuncia vi sono altre importanti e imprescindibili capacità: quelle di governo. La vera sfida, insomma, comincia solo ora per i Cinque Stelle.

E sarà una sfida intensa. Anche perché – e questo è un dato importante – le politiche sono sempre più vicine.

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