Bagnasco e la Cei “contro il populismo”: asse politico contro il M5S?

Intelligenti pauca, dicevano i latini. E Bagnasco, che di latino se ne intende, sa perfettamente come recapitare un messaggio a chi ha orecchie per intendere. “Insieme per l’Italia contro il populismo”, questo il leit motiv dell’assemblea generale dei vescovi italiani, la prima dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio. È davvero un monito contro il Movimento 5 Stelle?

 

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“Insieme per l’Italia contro il populismo”.Le forze politiche devono mettere insieme le energie per risollevare il Paese duramente provato dalla recessione economica e dalla disoccupazione. Con toni accorati la Chiesa italiana si unisce alla predicazione sociale di papa Francesco e chiede ai “responsabili della cosa pubblica di fare ogni sforzo per dare  nuovo slancio all’occupazione”. Ciò significa “preoccuparsi della dignità della persona”.

 

Ma è iniziata oggi pomeriggio in Vaticano con la prolusione di Angelo Bagnasco, l’assemblea generale dei vescovi italiani (la prima dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio). Il leader della Cei elogia Napolitano, difende il governo Letta, mette in guardia dalle nozze gay, condanna la violenza sulle donne e lancia un appello per Domenico Quirico, l’inviato della Stampa disperso in Siria.

Nella “gravissima crisi” il cardinale chiarisce che all’episcopato “sta a cuore non una formula specifica, ma i princìpi che devono ispirare la vita politica e il vivere sociale”. Bagnasco stigmatizza “il clima di ostinata contrapposizione tanto a livello privato che pubblico”. Perciò “quando la naturale logica del confronto e della dialettica sale nei toni e nelle parole, quando non arriva mai a conclusioni condivise ma si impunta avvolgendosi su se stessa, quando si cristallizza diventando costume, allora si rischia la patologia che paralizza il vivere sociale”. Questo è “il segno triste e sconfortante di un modo di pensare vecchio e ripiegato, autoreferenziale e senza futuro”. E “non è questione di anagrafe, ma di giovinezza dell’anima”.

Le vicende che hanno segnato l’Italia sul piano politico e istituzionale “devono far riflettere e innescare un serio esame di coscienza”, in quanto “tutti abbiamo bisogno di convertire il cuore e la vita”, ma tale generalizzazione non può essere intesa come una sorta di “male comune” assolutorio, specialmente se si portano responsabilità pubbliche.

Napolitano-Bagnasco_massoni“In questi tempi abbiamo visto, ad alti livelli, gesti e disponibilità esemplari che devono ispirare tutti – spiega riferendosi a Napolitano – ma anche situazioni intricate e personalismi che hanno assorbito energie e tempo degni di ben altro impiego, vista la mole e la complessità dei problemi che assillano famiglie, giovani e anziani”. Dopo il responso delle urne,”i cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza distrazioni, tattiche o strategiche che siano”.  Quindi “pensare alla gente: questa è l’unica cosa seria”. Pensarci “con grandissimo senso di responsabilità, senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore”. Allora insieme è possibile. “Non bisogna perdere l’opportunità, né disperdere il duro cammino fatto dagli italiani. L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritti nella storia”, evidenzia il porporato.

L’emergenza, però, è il lavoro. “Le statistiche sull’occupazione sono eloquenti e non ammettono repliche- puntualizza il capo dei vescovi-Continuano ad esserci settori produttivi che tengono o sono addirittura fiorenti, ma sono delle nicchie rispetto all’insieme. E’ possibile superare la crisi  con un forte e deciso piano industriale che, tenendo in casa il patrimonio e la professionalità italiana, rilanci con tenacia la produzione nazionale insieme alla necessaria attenzione finanziaria. Così che la macchina si metta nuovamente in moto”.

Sulle “pesanti politiche fiscali” i presuli si chiedono:”Fino a quando potranno raccogliere risorse se tutto rallenta?”.Così la famiglia (“patrimonio incomparabile dell’umanità”)” che ancora una volta “ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica” fino a quando “potrà resistere senza politiche  consistenti, incisive e immediate?”. La famiglia “è un bene universale e demolirla è un crimine; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere”. Dunque “non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento”.

Insomma “per guardare a un futuro migliore è necessaria una sorta di bonifica culturale al fine di discernere le categorie concettuali e morali che descrivono o deformano l’alfabeto dell’umano, con i suoi fondamentali come la persona, la vita e l’amore, la coppia e la famiglia, il matrimonio e la libertà educativa, la giustizia”. In questa prospettiva, “la società nel suo insieme non deve mai assuefarsi alle diverse forme di evasione che degradano e distruggono i suoi figli a vantaggio di pochi profittatori senza scrupoli”.

bagnasco_ride_anello_doroBagnasco punta l’indice contro “il gioco d’azzardo che divora giovani, anziani e famiglie”.  Non solo le singole coscienze sono chiamate a un risveglio, ma anche “la coscienza collettiva deve scuotersi dal torpore etico-spirituale che genera un modo di pensare talmente fluido che le emozioni individuali diventano l’unica realtà, fino a sovrastare la vita degli altri in forme violente, come purtroppo si assiste anche nelle strade delle nostre città”. È l’ora di “una grande alleanza educativa che proponga il gusto della verità e del bene, la capacità di conoscere se stessi, la bellezza delle relazioni”. Il lavoro, quando c’è, non deve diventare “talmente invasivo da impedire sia il necessario riposo fisico e spirituale”. Infatti, “il lavoro domenicale impedisce che la famiglia si ritrovi unita in un tempo disteso e comune da dedicare a se stessa, agli altri e, se credente, a Dio e alla comunità cristiana”.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Giacomo Galeazzi  su Vaticaninsider.it

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