Astensionismo: libera scelta o costrizione?

L’astensionismo per dire no alla politica del voto di scambio: chi scegliere tra Lega Nord, Generazione Italia di Gianfranco Fini, Vincenzo De Luca e Loiero?

L’astensionismo per dire no alla politica del voto di scambio: chi  scegliere tra Lega Nord, Generazione Italia di Gianfranco Fini,  Vincenzo De Luca e Loiero?La domanda che mi sono posta è la seguente:quali dovrebbero essere le caratteristiche in grado di definirla, dal momento che, come spesso accade nel nostro Paese, non c’è accordo su di esse nemmeno tra coloro che sono disposti ad accettarne l’esistenza? La logica del bipolarismo, ossia la certezza della vittoria di una coalizione e la conseguente sconfitta dell’altra? A ben vedere i ripetuti condizionamenti e i ricatti in seno alla legislatura danno segnali ben diversi. Potrebbe essere il ricorso dell’attuale classe dirigente a stili espressivi molto più elementari rispetto al passato, meno condizionati dall’ideologia. Forse. Ma si potrebbe obiettare che il linguaggio aulico ed astratto della Prima Repubblica, di cui Moro era principe assoluto, non è stato rimpiazzato da uno sforzo, un impegno politico veramente riformatore, ma dai modi di comunicare propri della pubblicità e della televisione. E che questo linguaggio sia più chiaro e diretto è cosa difficile da dimostrare.

Per rispondere alla mia domanda potrei rifarmi allora a quanto affermato da un noto linguista che parla di passaggio da un modello di superiorità a uno di rispecchiamento nel rapporto tra la politica e i cittadini. Questi ultimi, per dirla brevemente, che un tempo i leader politici guardavano dall’alto in basso, sarebbero stati trattati negli ultimi anni con maggiore familiarità. Ci sarebbe, dunque, maggiore confidenza tra politici ed elettori. Ammesso che questo sia vero, non sono del tutto convinta che ciò si traduca in una maggiore democrazia. Il fatto che la classe politica ed i cittadini si assomiglino sempre di più per comportamenti e idee potrebbe al contrario significare che non è più identificabile una classe dirigente. Senza contare che è sempre più diffusa l’idea che, contrariamente al passato, l’attuale società civile sia migliore della classe politica. E l’astensionismo registrato nelle ultime elezioni regionali, ne rappresenta una chiara manifestazione. E come non capirli i delusi che hanno deciso di rinunciare ad un diritto fondamentale come quello di voto, massima espressione della democrazia.

Siamo quotidianamente tempestati da una pioggia di proposte,annunci e smentite che ci lasciano sempre più storditi e che ci rendono difficile l’orientamento. Contro questa deriva il popolo degli elettori chiede a gran voce che vengano mantenute le promesse elettorali. Chiede un partito che gli restituisca appartenenza. Un partito nel quale riconoscersi senza sentirsi imbarazzato. Come chiedere la luna, di questi tempi.

Pd e Pdl hanno disatteso le aspettative di quanti avevano posto in queste neo formazioni che avrebbero dovuto, una volta per tutte, fondare un bipolarismo forte, le proprie speranze di rinnovamento della politica. Mi sento una privilegiata a non far parte di questa massa di delusi che si sentono rappresentati dalla maggioranza, sotto il ricatto della Lega e minacciata da possibili defezioni interne. Ma ancor di più lo sono rispetto ai tristissimi elettori di “centro-sinistra” (molto centro e poco sinistra) che con un gran coraggio si sono recati alle urne per votare il De Luca o il Loiero di turno. A loro va tutta la mia compassione. Grazie all’insofferenza manifestata da Fini e dalla sua Generazione Italia, non devono preoccuparsi neanche più di fare finta di essere all’opposizione.

A quanti come me hanno deciso di dire no alla politica del voto utile, al compromesso, alla logica del “con me o contro di me” spetta il compito più arduo: imparare a rimanere a galla. Trovare ogni volta, ed è questa la cosa più difficile, la nostra collocazione. O decidere di non decidere.

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