Assemblea Pd, Epifani eletto segretario. Ma la metà degli iscritti era a casa

Alla nuova Fiera di Roma Guglielmo Epifani è stato eletto segretario con l’85% dei voti. Nessun altro nome è stato presentato contro di lui. Resta comunque un’assemblea mutilata perché quasi la metà degli elettori sono rimasti a casa. Piccola manifestazione dei ragazzi di Occupy che sono entrati a parlare. Letta: “Epifani segretario del Pd è un’ottima notizia per il Governo”. Epifani: “Saremo vicini ai più deboli.” Ovvero: il disastro.

 

di Viviana Pizzi

guglielmo_epifani_pdUn Pd unito, almeno in apparenza, ha eletto come segretario provvisorio Guglielmo Epifani. Sarà lui a portare il Partito verso il congresso, che si svolgerà massimo entro ottobre di quest’anno. Al clima di unità che si respirava all’interno della Nuova  Fiera di Roma (nella quale sono stati fatti entrare anche i giovani di Occupy Pd) si contrappone la fredda logica dei numeri. Un’assemblea che è partita con un’ora di ritardo perché è stato difficile raggiungere il numero di delegati che occorrevano per l’elezione del nuovo segretario. Quelli esistenti erano mille ma a Roma si sono recati soltanto in 511 soltanto dieci in più dei 501 che occorrevano per ritenerla valida.

E’ stato eletto con 458 voti con l’85% delle preferenze su 530 voti validi e 74 schede bianche.

Insomma l’elezione di Epifani, avvenuta in maniera balcanica perché non c’erano altre candidature di contrapposizione, è stata una votazione di quattro gatti e il nuovo segretario di transizione non è altro che il rappresentante di solo il 51% dell’intero partito: quindi di quasi nessuno. Occupy Pd è entrata all’interno dell’assemblea si ma dopo vigorose proteste nelle quali si è presentata davanti alla Fiera con una maglietta bianca sulla quale era scritto: “Siamo più di 101”.

Intanto dentro all’assemblea si cercava la quadra del cerchio sostenendo di dover appoggiare un governo sul quale non si contava durante le elezioni. Con un’alleanza di emergenza che non è quella per cui si è lottato nei mesi scorsi.

IL DISCORSO DEL SEGRETARIO: PREPARARE IL CONGRESSO SIGNIFICA FARE UNA SCELTA

Guglielmo Epifani ha parlato a metà dell’assemblea spiegando il perché ha accettato la sfida di traghettare il Pd fino al congresso assumendosi la carica di segretario.

Sono arrivato a questo percorso – ha sostenuto durante l’assemblea-  non cercando questo incarico e comunque di fronte a una sollecitazione. Ho accettato perché  non intendevo sottrarmi alla responsabilità che mi era richiesta. Molto ha  pesato nella mia decisione vedere con mano quale era la situazione. Il primo maggio a Napoli ho parlato con i ragazzi di occupy e ho parlato un’ora con loro. Ho cercato di spiegare che non c’era alternativa a sostenere questo governo. Il loro interrogativo era: come facciamo? E lo chiedevano con le lacrime agli occhi. Ecco sono in campo perché non possiamo permetterci che i più giovani abbandonino la speranza. Dobbiamo ricostruire un tessuto di sostegno sociale al governo. Per questo  ringrazio Pierluigi Bersani per quello che ha fatto negli ultimi 4 anni è una persona di primissima qualità. Ringrazio anche Dario Franceschini e Walter Veltroni.  Come ha detto Napolitano non possiamo permetterci nessuna autoindulgenza perché un partito che ha lottato per il cambiamento rischia  di diventare la  causa della crisi del Paese tocchiamo con mano il fondo. Per questo dobbiamo reagire e non possiamo lasciare che le cose vadano  da sole. Per farlo dobbiamo tornare in campo il più presto possibile non potendo  continuare ad avere una crisi della democrazia. La nostra faccia è sinonimo di serietà e correttezza e con questa dico che siamo contro le manifestazioni di Brescia e di Milano del Pdl contro i giudici e con la stessa  troverei molto incosciente non difendere Cecile Kyenge quando è sotto attacco e non sentisse la nostra presenza mentre parliamo d’altro. Incoscienti siamo se non sappiamo dire basta alla violenza sulla donne. Ora dobbiamo preparare un congresso con il quale si arrivi a un progetto che deve stare in campo per un lungo futuro”.


ENRICO LETTA: TU PARTITO DEMOCRATICO NON CAMMINERAI MAI DA SOLO

assemblea_pd_ridicolaLa citazione è dell’inno del Liverpool ma Enrico Letta la sceglie per far capire in che modo il Governo si pone nei confronti del Pd: non camminerai mai da solo.  Poi una breve dichiarazione di intenti nel confronto tra la sua carica istituzionale e il partito.

“Ho ascoltato molte cose dette oggi sono qui con profonda emozione e faccio un intervento che non avrei mai pensato di fare in questa veste. Non è un governo per il quale ho lottato e non è il governo ideale, non è il mio presidente del Consiglio ideale. Quello che è successo lo conosciamo tutti. Era difficile trovare un elemento sostituibile Una eccezionalità che ha portato il parlamento a fare una scelta. E’ un governo di vero servizio al Paese. Per il quale il nostro Partito ha fatto una scelta. L’Italia viene prima. Da qui mi sembra che venga una buona notizia per il governo. L’elezione di Epifani è una buona notizia per il Governo di questo Paese. Faremo un congresso per le identità che ci accomunano. In questa ottica vorrei esprimere la mia solidarietà a Cecile Kyenge per gli attacchi che subisce in questi giorni e speriamo che presto possiamo offrire con la nostra azione opportunità di lavoro per i nostri giovani”.

Ha poi detto una cosa importantissima: non governerò a tutti i costi ma con le forze che il signore mi ha dato.


BERSANI: LASCIO PERCHÈ SI VINCE TUTTI INSIEME E SI PERDE DA SOLI

Anche il segretario dimissionario Pierluigi Bersani ha preso la parola durante il congresso. Le sue parole sono state forti e non sono mancate valutazioni retrospettive

Oggi dobbiamo guardare avanti – ha sostenuto – le mie dimissioni sono avvenute in maniera dolorosa e drammatiche. Non sono state un gesto personale ma politico su una questione esistenziale per il Pd. Dobbiamo riflettere più a fondo sulla missione nazionale del nostro partito. Dobbiamo capire se siamo un soggetto politico o uno spazio politico. E’ una domanda cruciale in un partito senza padrone. Tenere insieme deve essere una responsabilità non di uno ma di ciascuno. Voglio credere che da oggi affronteremo le scelte che dobbiamo fare con una libera assunzione di responsabilità. La situazione del Paese è critica. Dobbiamo essere all’altezza di reggere gli assetti della democrazia. Abbiamo primarie responsabilità di governo. Nelle condizioni date dobbiamo giocarci le nostre carte senza rinunciare a questa discussione profonda. Di quello che  non ha funzionato si dia anche a me il problema. E’ una legge della politica che si vince insieme e si perde da soli. E’ importante che si ritrovi la fiducia in noi”.

MATTEO RENZI: SE SUBIAMO IL GOVERNO REGALIAMO UN CALCIO DI RIGORE A BERLUSCONI

All’assemblea c’è anche Matteo Renzi, il sindaco di Firenze rottamatore accusato di voler creare scompiglio all’interno del partito. Ha iniziato da par suo con esempi che sembrava non c’entrassero nulla.

“Mettendo in fila gli eventi del 2013  mi è venuto in mente che lo ricorderemo nell’aver visto due papi in Vaticano.  Abbiamo visto che Samsung investe 3 volte più di Apple. Se apriamo la mente a cosa sta accadendo vede che il mondo cambia in una velocità impressionante. Il Pd se vuole vivere  deve incrociare i sentimenti profondi delle persone senza aver paura di sfidarli. E allora ci sono solo due modi di ragionare, guardare al passato e ragionare al futuro. Due considerazioni ora  vanno fatte: cosa vogliamo dal governo e cosa dal partito. L’esecutivo è chiaro che non è il nostro governo, o almeno quello per cui avevamo lottato in campagna elettorale. Il governo è guidato da uno di noi.  Dobbiamo capire che se subiamo il governo regaliamo il calcio di rigore a Berlusconi.  Noi dobbiamo essere il traghettatore che  ci aiuterà se la barca sarà forte. Il Pd invece cos’è? Bello è il tentativo di occupy pd ma è bello aprire. Dobbiamo pensare a un’open Pd.  Il partito che abbiamo immaginato è quello in cui non si ha la paura di prendersi le proprie responsabilità. Il Pd che immagino è quello che sta autenticamente tra i dolori e le speranze delle persone”.


ROSY BINDI: C’È QUALCOSA NEL PARTITO CHE NON FUNZIONA

Ed ecco che arrivano i contestatori della nuova linea del Partito. Una di queste è proprio l’ex presidente Rosy Bindi che spiega all’assemblea perché ha scelto di dimettersi e sceglie di fare una dichiarazione choc: “da tempo non prendevo parte alla linea politica”.

“Abbiamo provato a dare a questo organo un senso – ha aggiunto- un significato elaborando il programma del nostro partito provando a trovare sintesi difficili. Non mi sono dimessa per la consapevolezza delle mie caratteristiche caratteriali. Mi sono dimessa perché ognuno di noi porti il peso delle sue responsabilità. Quando si perde non è colpa soltanto di chi guida ma di tutti noi. Sarebbe bello che chi non ha votato Prodi dicesse perché  per rendere un bel servizio al Partito. Le furbizie e le reticenze oggi non aiutano. Ora voterò Epifani perché non è stato coinvolto nella gestione del partito negli ultimi anni e non è responsabile di tutto questo. Nemmeno io però sono stata coinvolta negli ultimi mesi nelle scelte del partito. Ora posso sostenere il Governo Letta  ma non la pacificazione di Berlusconi. Dobbiamo praticare l’alternatività del centrodestra e dobbiamo ottenere la legge elettorale nelle prime 18 settimane di governo”.


OCCUPY PD: LUDOVICA CIORIA ESPONE IL DOCUMENTO IN QUATTRO PUNTI

Ludovica Cioria di Occupy Pd entra in assemblea e legge il documento che hanno presentato alla segreteria.

Prendiamo atto della scelta del Pd di fare governo col Pdl – ha sostenuto–  è un governo politico a tutti gli effetti e non un governo di scopo con tre o quattro punti. Non accettiamo che si ripensi all’istituzioni con il Pdl. Oggi ci mobilitiamo per le richieste e siamo propositivi non disfattisti”.

I quattro punti passano per un reset della dirigenza, un congresso aperto, più incisivitò e chiarezza nei modi e nei tempi di impegno nel governo Letta Alfano.


PIPPO CIVATI: SOSTENGO IL PROGRAMMA DI OCCUPY PD

occupy_pd_civatiSostenendo il programma di Occupy Pd il lombardo Pippo Civati, come tanti altri, dice la verità. E lo fa sostenendo che quella unanimità vista oggi è molto lontana da quello che è accaduto nelle scorse settimane.

Voglio un congresso presto e non dobbiamo cambiare le regole adesso – ha sostenuto – il congresso va fatto  in estate. Ora bisogna passare dall’occupy all’invity che può sembrare paradossale. Anche se  abbiamo paura della novità e di alcune cose che dovremmo dirci. Diciamo ai nostri elettori quali sono i punti degli 8 che vogliamo fare. C’è crisi del consenso e della militanza alla partecipazione della vita del partito. Avremmo potuto convincere di più gli elettori. Non ho votato la fiducia al governo Letta perché la discussione in un partito democratico deve avvenire prima o dopo. Ora do un consenso assoluto al governo sulle cose che può fare. Ma dobbiamo essere consapevoli dei limiti che abbiamo”.

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