ANTICORRUZIONE/ Pd e Udc bocciano emendamento su maxi-parcelle per arbitrato. Un affare da 50 milioni di euro l’anno.

La maggioranza di governo non accenna a smentirsi. Il 6 giugno, sebbene nessuno ne abbia parlato, sono stati bocciati due emendamenti presentati da Francesco Paolo Sisto (Pdl) che avrebbero posto un freno allo spaventoso giro d’affari che ruota attorno agli arbitrati. Uno avrebbe evitato l’accesso anche ai privati (per i quali non c’è alcun tetto di guadagno); l’altro avrebbe fissato il compenso per gli arbitri a diecimila euro. Niente da fare: mentre Lega e Idv hanno sottoscritto i due emendamenti, Pd, Udc e gran parte del Pdl li bocciano. Casta non tocca casta.

di Carmine Gazzanni

casini_bersaniUn guadagno stellare. Gli ultimi dati, riferiti al 2007, parlano di un compenso intorno ai 50 milioni di euro l’anno. Quello degli arbitrati è un affare poco conosciuto, ma certamente redditizio. E, sebbene la classe politica abbia parlato più e più volte della necessità di tagliare quest’enorme giro d’affari, due giorni fa Pd, Pdl e Udc hanno bocciato due emendamenti che avrebbero decisamente calmierato i compensi e posto sotto controllo il meccanismo stesso. L’ennesima beffa: mesi fa si parlava di abbassare i compensi e aumentare la trasparenza. Nei fatti è stato fatto esattamente l’opposto.

Ma partiamo dal ricapitolare, a grandi linee, cosa sia un arbitrato: è, in pratica, un metodo alternativo di risoluzione delle controversie civili e commerciali tra privati e pubblica amministrazione senza ricorrere ad un procedimento giudiziario, evitando in questo modo i tempi lunghi (e le spese) dei tribunali italiani. A decidere le sorti delle due parti in causa, fino ad oggi, sono stati, nella stragrande maggioranza dei casi, i privati. Spesso giudici (contabili o amministrativi) o avvocati.

Ma che affare si cela dietro quest’istituto? Enorme. Come detto, infatti, gli ultimi dati forniti dall’Autorità per la Vigilanza degli Appalti Pubblici ha parlato di un guadagno che si aggira intorno ai 50 milioni di euro. E, se ad arricchirsi sono stati i privati, a rimetterci (quasi sempre) è stata la pubblica amministrazione. I cittadini, per intenderci. I dati 2008, infatti, parlano di uno Stato soccombente nel 94% dei casi totali (136) e una spesa aggiuntiva di circa 414 milioni di euro. Senza dimenticare che la controversia nasce soprattutto quando di mezzo ci sono appalti di opere pubbliche. In un recente articolo di Sergio Rizzo, le statistiche sono impressionanti: su ogni due appalti superiore ai 15 milioni di euro, troviamo un arbitrato.

Ma cosa c’è esattamente dentro il ddl? Ad una lettura superficiale sembrerebbe che tutto sia cambiato in meglio. Infatti all’articolo 2 del disegno di legge si legge che l’arbitro, nel caso di una controversia che riguardi la pubblica amministrazione, sarà scelto tra i dirigenti pubblici e non tra i privati. In questo modo si eviteranno nomine esterne alla cosa pubblica (con conseguente vantaggio per il privato a danno dello Stato) e dunque facile possibilità di conflitti d’interesse. Peccato però che nel testo ci sia un avverbio che lascia aperto un enorme punto di domanda. La norma, infatti, recita: “L’arbitro individuato dalla pubblica amministrazione è scelto preferibilmente tra i dirigenti pubblici”. Esatto: preferibilmente. Il che significa che nessuno impedirà ad un’amministrazione di nominare un privato come arbitro. Ci si chiederà: beh, cosa cambia? Presto detto: mentre per la pubblica amministrazione in caso di arbitrato si fissa, tramite delibera, un tetto per il compenso, questo è invece completamente assente nel caso arbitro sia un privato.

Proprio per questo l’Onorevole Francesco Paolo Sisto (Pdl) ha presentato un subemendamento. La sua richiesta era semplice, cristallina: cancelliamo quel “preferibilmente. Come si legge sul resoconto della seduta, Sisto prima della votazione ha sottolineato: “mentre per i dirigenti pubblici è possibile ed è doveroso stabilire un tetto di spesa per questo intervento, per coloro che non fossero dirigenti pubblici questo tetto non c’è. Mi chiedo questo ‘preferibilmente’ a che cosa serva: o nella pubblica amministrazione non ci sono dirigenti pubblici – mi rifiuto di crederlo – capaci di gestire un arbitrato oppure il ‘preferibilmente’ è semplicemente un’alternativa immotivata ad una spesa che non trova alcuna giustificazione per una pubblica amministrazione”. Tesi, questa, pienamente condivisa da Lega e Idv (“la verità è molto semplice – ha detto Di Pietro – ci sarà sempre l’occasione per ricorrere all’eccezione. In ogni caso in cui si deve nominare un arbitro il soggetto che deve effettuare la nomina dirà che, in quel momento, dietro l’angolo, non ha trovato un dirigente della pubblica amministrazione, così da andarsi a scegliere uno terzo così come gli pare e piace con cui ha già deciso che cosa fare”).

Ebbene, nonostante nessuno abbia dato alcuna giustificazione, alla fine il voto parla chiaro: 128 sì, contro 387 no. “La Camera respinge”.

Ma questo non è stato l’unico subemendamento bocciato da Pd, Udc e gran parte del Pdl (che – per inciso – ha votato contro proposte di un suo stesso parlamentare). Ce n’è un altro – se vogliamo –ben più grave. Abbiamo infatti parlato degli spaventosi guadagni degli arbitri. Compensi stellari. Proprio per questo ancora una volta Francesco Paolo Sisto ha pensato bene di presentare un secondo emendamento. Tetto massimo per gli arbitri fissato a dieci mila euro. Proposta ineccepibile. Ma non per tutti.

Il copione, infatti, è stato lo stesso di prima. L’emendamento, ancora una volta, ha trovato il parere favorevole della Lega e viene addirittura sottoscritto dal Fli e da Antonio Di Pietro (“Quante persone ci sono, qui dentro, anche tra i banchi del Governo, magari assenti, che hanno fatto gli arbitri? – ha detto il leader Idv dal suo banco – Allora io mi chiedo se costoro non sanno o non conoscono bene questa situazione. Perché, allora, si ostinano a dare parere contrario e soprattutto, mi rivolgo ai colleghi, perché ci si ostina a votare contro, per partito preso?). Il risultato, però, è sempre lo stesso: 175 sì, 340 no.

La Camera respinge. I guadagni restano stellari. Pd e Udc salvano Monti, gli arbitri e i loro compensi. Una casta salva l’altra. Una casta lava l’altra.

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