AMMINISTRATIVE 2011/ Torino, Bologna, Napoli e Milano: Bersani aveva previsto tutto…

Bersani aveva detto: “Punto a due vittorie e due ballottaggi.” Mai un segretario del Pd era stato così chiaro, mai aveva raggiunto – in maniera così perfetta – gli obiettivi prefissati. Altro che Uolter Veltroni, altro che Baffo D’Alema, da quando il Professor Prodi gli sta dando una mano, Bersani sembra aver acquisito maggiore sicurezza, che riesce persino a trasmettere all’elettorato democratico. I risultati? Vediamoli.

di Carmine Gazzanni

Pierluigi-BersaniTORINO. FASSINO STRAVINCE CONTRO COPPOLA

Come facilmente ci si poteva aspettare, infatti, Piero Fassino ha riportato una vittoria netta contro i suoi principali rivali, l’attuale assessore alla Cultura della giunta Cota, Michele Coppola e il candidato del Terzo Polo, Alberto Musy. D’altronde, a dire la verità, il candidato del Pd poteva contare anche sul fatto che l’amministrazione precedente (gestione Chiamparino) ha lasciato un importante ricordo ai torinesi.

Un buon risultato anche per il Movimento 5 Stelle con un candidato molto più che credibile come l’ingegnere Vittorio Bertola, che si attesta intorno al 5%. Deludente, come del resto in gran parte d’Italia, il risultato del Terzo Polo la cui linea politica ancora rimane troppo labile e vendibile al miglior offerente: Alberto Musy si classifica, anche se per pochi punti percentuali, al di sotto di Bertola.

Vittoria, dunque, schiacciante per Piero Fassino. Ma la partita non finisce qui: bisognerà vedere chi sono gli eletti al Consiglio comunale. C’è chi mormora: all’interno della coalizione, infatti, diversi sono i malumori per via della presenza di due pregiudicati, Giusi La Ganga e Giancarlo Quagliotti. Il primo, ex parlamentare craxiano, è stato coinvolto in Tangentopoli;  il secondo, ex dirigente Pci, è stato coinvolto in scandali di tangenti sia nell’83 sia nel ’93. Cosa farà Fassino nel caso in cui siano stati eletti? Staremo a vedere.

 

BOLOGNA. VIRGINIO MEROLA TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO

Contrariamente alle aspettative di chi credeva che il capoluogo della “regione rossa”  si sarebbe riconfermata facilmente tale, il candidato del centrosinistra Virginio Merola ha dovuto aspettare a lungo prima di festeggiare, ma anche lui porta a casa la vittoria al primo turno evitando così di arrivare al ballottaggio. Certamente sulla titubanza dei bolognesi ha influito – e non poco – lo scandalo in cui venne coinvolto all’inizio del 2010 l’ex sindaco Flavio Delbono che è costato alla città un anno di commissariamento.

La vittoria di Merola, oltre che essere un duro colpo per il centrodestra tutto che non è riuscito a sfruttare una situazione certamente favorevole, significa molto in particolare per la Lega Nord. Il partito di Umberto Bossi, infatti, in questa tornata elettorale aveva investito molto nella città bolognese candidando come sindaco un proprio tesserato come Manes Bernardini. Non solo: negli ultimi giorni della campagna elettorale si erano susseguiti nei comizi importanti esponenti leghisti come Roberto Maroni e lo stesso senatùr. La Lega dunque fallisce nell’intento di colonizzare anche l’Emilia Romagna: i bolognesi preferiscono che il partito di Bossi retroceda al di là del Po.

Un grande risultato, invece, per il Movimento 5 Stelle: il movimento di Grillo tocca quasi il 10%. Un risultato strepitoso se si pensa che il candidato a sindaco Massimo Bugani ha staccato di gran lunga (quasi cinque punti percentuali) il candidato del Terzo Polo Stefano Aldovrandi. Un risultato che, tuttavia, conferma la forza del Movimento che già alle regionali dell’anno scorso aveva ottenuto un successo inaspettato (considerando che era la “prima uscita” della lista) con l’elezione di due consiglieri.

 

NAPOLI. I GIOCHI SONO ANCORA APERTI

A Napoli la partita è tutt’altro che chiusa. Si andrà al ballottaggio con Gianni Lettieri in testa (38% di preferenze), ma il centrosinistra certamente si riunirà: Luigi De Magistris, volto in cui tanti hanno creduto e continuano a credere per un cambiamento profondo nella politica partenopea, potrà contare sui voti che ha ricevuto Morcone. Sommando, infatti, approssimativamente le percentuali di preferenze ottenute dal candidato dell’Idv e quelle del candidato del Pd, la coalizione del centrosinistra dovrebbe avere un leggero vantaggio su Lettieri. Le scelte di Raimondo Pasquino, candidato terzista, a questo punto saranno determinanti: in uno dei pochi centri in cui Fini & co. hanno ottenuto un buon risultato, bisognerà ora vedere da che parte penderà la bilancia. Gli esponenti nazionali del Terzo Polo continuano a dire che la scelta sarà fatta in base ai programmi che hanno presentato i due candidati che si sfideranno al ballottaggio, ma è difficile credere che alla fine Pasquino si unirà alle forze del centrosinistra, anche perché Luigi De Magistris è stato uno dei pochi che, a livello nazionale, non ha lasciato adito a dubbi riguardo l’inconvenienza di una coalizione allargata alle forze centriste.

La partita, dunque, è ancora aperta e potrebbe realmente portare ad una svolta nella politica partenopea qualora Luigi De Magistris riesca a sconfiggere Lettieri e quella politica affaristico-clientelare che comincia ad indignare il popolo napoletano sempre più indisposto a digerire compromessi morali e una gestione poco trasparente della cosa pubblica.

Ultima nota tra il faceto e il sarcastico: Clemente Mastella, che ha ottenuto soltanto il 2%, in un’intervista di alcuni giorni fa aveva affermato: “Se De Magistris va al ballottaggio, mi suicido”. Nessuno, per carità, si augura una cosa del genere. Ma le scuse pubbliche sarebbero un gesto innanzitutto dovuto, prim’ancora che onorevole.

 

MILANO. LA BRECCIA DI PISAPIA

La breccia di Pisapia”, come molti l’hanno definita. Mai dichiarazione è stata più vera: nel cuore del berlusconesimo, dove da ben diciotto anni (da quando c’è il maggioritario) il centrosinistra non riusciva nemmeno ad arrivare al ballottaggio piegato inesorabilmente dalla forza di centrodestra, ecco il miracolo compiuto da Giuliano Pisapia, avvocato che, dopo aver battuto alle primarie inaspettatamente Boeri, candidato del Pd, si è preparato ad affrontare la tornata elettorale ed ha gareggiato ad armi pari con Letizia Moratti. Anzi: è stato il sindaco uscente a condurre una campagna elettorale disastrata, a tratti squallida, aperta con i manifesti di Lassini (indagato a piede libero dopo aver riconosciuto la paternità dei manifesti “Via le Br dalla Procura”) e conclusa con la diffamazione ai danni proprio di Piasapia accusato di un furto d’auto dal quale, però, era stato poi assolto (particolare omesso dalla Moratti).

A prescindere da come andrà al ballottaggio, la fiducia è tanta e la svolta è stata segnata, soprattutto se si pensa che Pisapia non solo è un candidato vicino alla società civile, ma è un uomo politico da sempre di sinistra (che è stato anche parlamentare indipendente di Rifondazione comunista), di quella sinistra tanto bersagliata da Silvio Berlusconi.

Milano è stato un duro colpo soprattutto per i vertici nazionali della maggioranza a cominciare dallo stesso Berlusconi, il quale non lascia dichiarazioni ufficiali, ma i ben informati dicono che sia irritato per il successo di Piasapia e per l’atteggiamento della Lega Nord che si tira fuori dalla batosta scaricando tutte le responsabilità sul suo groppone.  Peraltro anche il partito di Bossi è andato incontro ad un risultato drammatico fermandosi soltanto al 9%, meno 4% rispetto alle regionali. Le dichiarazioni sono forti ed esplicite: “Abbiamo perso due a zero”, dichiara Boni; Salvini è ancora più chiaro: “Nei prossimi 15 giorni parliamo della città, non delle Br”.

Insomma, il sistema Berlusconi comincia a scricchiolare proprio nella sua roccaforte. Ma questo non basta per l’intraprendente Pisapia che decide di giocare di contropiede, spregiudicato: “Sono assolutamente certo – ha dichiarato – che in queste due settimane la fiducia aumenterà e porterà a quel consenso oltre il 51% che servirà per cambiare Milano”.

 

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