AMBIENTE/ A Torino la stella cometa finisce sull’inceneritore: arriva Babbo Tumore

É accaduto domenica, quando un elicottero ha fatto arrivare sulla cima dell’inceneritore del Gerbido una cometa natalizia lunga otto metri e larga tre. L’aberrante idea è venuta a Chiesa e Comune, che hanno inserito l’evento nel programma delle manifestazioni natalizie, scatenando un vespaio di polemiche contro chi ha sdoganato quello che uno studio del politecnico di Torino ha definito un vero e proprio tumorificio.

 

di Viviana Pizzi

Amara sorpresa per il Natale dei Torinesi. Un elicottero della Kopa Engineering (che realizza impianti tecnologici) domenica scorsa ha posizionato una grossa cometa di buon augurio sul tanto temuto inceneritore del Gerbido, un mostro inquinante contro il quale i cittadini torinesi combattono dal lontano 2010, quando iniziò la sua costruzione.

 

LA COMETA E IL SUO SIGNIFICATO

Tutti, dalla Chiesa alla pubblica amministrazione del capoluogo piemontese, accettando la cometa sull’inceneritore è come se avessero benedetto l’ingresso dell’inceneritore inquinante nella periferia della città. La sua cometa, posta a un’altezza di 115 metri lunga otto e larga tre è addirittura più visibile di quella posta sulla famosissima Mole Antonelliana altra “soltanto 167 metri” circa la metà. E  mentre i musei realizzati grazie all’architetto Antonelli saranno visibili da oltre 50mila turisti previsti, la cometa la potranno vedere tutti i torinesi perché la notte sarà illuminata di luci giallo blu che sono proprio il simbolo della città.

cometa_gerbido_torinoUn modo più ufficiale di accettare l’inceneritore non poteva esserci. Un’opera che, ricordano i più fieri oppositori, è stata voluta indistintamente dalla Lega Nord, dal Pdl , dall’Udc e dal Pd che “hanno accettato diktat provenienti da Roma o da Bruxelles non tenendo conto della salute dei cittadini”. La rabbia è soprattutto contro il partito del presidente della Regione Roberto Cota e di Umberto Bossi che si è fatto sempre paladino di una libertà dalle scelte dello Stato centrale. La rabbia è tanta e accettare la cometa significa “gabbare i torinesi e la loro salute”.

 

QUANDO NASCE L’IMPIANTO E QUANTO È COSTATO

L’iter per la costruzione dell’inceneritore del Gerbido è stato avviato nel 2010 dopo anni di polemiche e di ricorsi giudiziari relativi alla gara di costruzione e di direzione dei lavori. La sua posizione geografica è tra il Comune di Grugliasco e Torino.

Costruirlo è costato circa 259 milioni di euro, la sua realizzazione è durata circa 1.080 giorni di lavoro. Le persone impiegate nella sua costruzione sono state 400. La sua consegna dovrebbe arrivare nei primi mesi del prossimo anno. Al termine della costruzione è stato previsto un anno di esercizio provvisorio per collaudare l’impianto.

Stando ai suoi costruttori prevede un sistema di controllo dei fumi per abbattere le emissioni in atmosfera che saranno sottoposti in atmosfera per ridurre al meglio la possibilità di inquinamento al di sotto dei limiti delle emissioni consentite.

Una volta che  sarà definitivamente collaudato brucerà ogni anno 421 mila tonnellate di rifiuti: l’80% di quanto la provincia di Torino ne smaltisce in discarica. Il termovalorizzatore permetterà un recupero energetico dai rifiuti di circa 350 mwh utili a coprire il fabbisogno di 150mila famiglie. L’architettura è stata ideata da Stile Bertone la costruzione alla Trm (Trattamento Rifiuti Metropolitani).

 

UN IMPIANTO CHE PROVOCA MALATTIE E CHE HA COSTI SANITARI ALTISSIMI

Di motivi per protestare ce ne sono e sono i più importanti: i rischi per la salute che vengono fuori con la realizzazione dell’impianto.  Lo studio epidemiologico è stato effettuato dal Politecnico di Torino e riporta tutte le patologie che possono nascere da una eventuale realizzazione del sito. E’ firmato dai luminari Pietro Comba e Lucia Fazzo ed è stato inviato anche a chi doveva costruire l’inceneritore.

I risultati ottenuti sono davvero spaventosi: si parla infatti di un incremento esponenziale del rischio del cancro polmonare. Soprattutto per le donne c’è un rischio di tumore per tutti i tessuti molli del corpo umano e in particolare al seno e agli apparati genitali. C’è di più: possono aumentare anche le malattie che incrementano il rischio di mortalità: tra queste il diabete e le malattie cardiovascolari.

Tenendo conto anche del incidenza della diossina aumentano anche il rischio di infarto, la tosse cronica e la bronchite cronica.  Utilizzando una tecnica di calcolo basata sulla quantità di popolazione che vive vicino al Gerbido i luminari del politecnico di Torino sono riusciti a calcolare anche la spesa sanitaria che ognuna di queste patologie porta nelle tasche del sistema piemontese.

Si va dai 5 euro per la tosse passando ai 3.260 euro a persona per un infarto fino ai 169.330 euro per curare in un anno sintomi e malattia da bronchite cronica. Per curare la mortalità vanno impiegati 96.500 euro. In totale l’ammissione ospedaliera per le cure costano 1.607.000 euro. La somma di tutte le patologie che crea l’inceneritore ammontano a 113.976 euro all’anno.

Nonostante questo la società ha costruito lo stesso l’inceneritore, come si può ascoltare dal video allegato, “vantandosi di aver trovato la soluzione che aveva meno impatto sulla popolazione”.

Impatto che però provocherà morti e ammalati gravi. Vite umane che valgono certamente di più degli interessi personali di chi ha voluto l’inceneritore perché sono inestimabili.

 

LE PROTESTE DEI CONTRARI ALL’INCENERITORE E IL SILENZIO DEI COSTRUTTORI

Questo studio epidemiologico non è mai stato pubblicato dai giornali che appoggiano chi ne vuole la realizzazione a tutti i costi. Nonostante tutto la larga diffusione in rete ne ha permesso la conoscenza alle persone più sensibili in materia di ambiente.

Per questo motivo gli attivisti Nolnc ( Pro Natura ed altre sigle riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti del Piemonte)  hanno organizzato di recente un Consiglio aperto, un vero e proprio confronto pubblico nella circoscrizione 9 tra l’assessore comunale all’Ambiente della città di Torino Enzo Lavolta e i due costruttori della Trm Bruno Torresin e Giusi Di Bartolo a cui è stato chiesto di assumersi la responsabilità di dichiarare che l’inceneritore non produceva danni alla salute.

In quella stessa riunione Laura Piana di Rifiuti Zero Torino aveva sottolineato che il mancato rischio epidemiologico “era una grandissima frottola prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso”.

A detta degli ambientalisti che organizzarono la riunione le risposte di Bruno Torresin sull’argomento furono evasive. Dopo qualche giorno proprio quest’ultimo inviò una nota stringata in cui diceva che “la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore”.

Ancora una dimostrazione della totale indifferenza nei confronti delle malattie che si possono generare dai fumi degli inceneritori.

 

LA LETTERA DI PROTESTA DOPO LA NOTIZIA DELLA COMETA

Un Natale organizzato da Chiesa e Amministrazione Comunale di Torino che ha detto si alla Cometa sull’inceneritore ha provocato la protesta dei cittadini che hanno inviato molte lettere agli attivisti del Comitato No Inceneritore. Noi abbiamo pubblicato una delle più significative.

“Dopo aver letto il Vostro comunicato sulla Stella Cometa che svetta sul “camino” che avete costruito, sia come credente, che come cittadino che abita nei pressi di tale “scempio architettonico”, sono davvero disgustato del vostro cinismo. Non avete alcun rispetto dei cittadini che, quotidianamente, quando si svegliano la mattina, e aprono la finestra della loro camera da letto, sono costretti a guardare una “mortale” ciminiera. Per voi è solo business. Per noi ne va della salute dei nostri cari figli. Non avete alcun rispetto nemmeno dei due morti che qualche mese fa ci sono stati nello stesso cantiere. Credo che ci sia un limite a tutto. Ditelo, per cortesia, a chi ha “pensato” questa ennesima provocazione nei confronti della popolazione limitrofa al camino”.

Una domanda che probabilmente, e ancora una volta, non avrà alcuna risposta.

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