Amato al Quirinale? A premere sono soprattutto Deutsche Bank, Usa, massoneria e Vaticano

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Proprio all’indomani dell’esito delle Quirinarie col nome di Milena Gabanelli quello prescelto dal Movimento 5 Stelle, sembra che sia Giuliano Amato quello che però potrebbe ricevere più facili consensi già nelle prime tre votazioni con maggioranza qualificata (due terzi: 672 voti). Il “dottor Sottile”, infatti, potrebbe ricevere consenso da parte del Pd, del Pdl e anche di Scelta Civica. Ma la forza di Amato sta soprattutto nell’appoggio di poteri sovranazionali e trasversali: dalla Chiesa alla massoneria, dai legami col mondo bancario tedesco e statunitense fino a quello con i cosiddetti poteri forti.

 

La partita del Quirinale non si giocherà soltanto tra le forze parlamentari. Non saranno, probabilmente, solo i partiti a decidere chi deterrà le redini della Costituzione e della nostra Repubblica per i prossimi sette anni. Basti d’altronde guardare ai nomi dei papabili che si sono sentiti ripetere in questi giorni per farsi un’idea: da Romano Prodi a Gianni Letta, da Emma Bonino a Massimo D’Alema passando per Luciano Violante. Tutti legati a doppio filo a poteri forti, nazionali e sovranazionali, come l’Aspen Institute o il Bilderberg.

Ed è paradossale a tratti: proprio nel giorno in cui il Movimento 5 Stelle ha trovato il suo candidato in Milena Gabanelli, proprio nel giorno in cui Beppe Grillo ha aperto a Pier Luigi Bersani parlando di una possibile “collaborazione” nel caso in cui ci sia convergenza sulla scelta del prossimo Presidente della Repubblica, appare ormai certo che il segretario Dem abbia trovato un accordo con il Pdl per una scelta che sia largamente condivisa. L’obiettivo inconfessato di Bersani, infatti, è quello di giungere all’elezione del Presidente della Repubblica prima della quarta votazione, quando la maggioranza qualificata richiesta nelle prime tre tornate verrà sostituita da una maggioranza assoluta.

Un po’ di numeri per capirci. Fino alla terza votazione, come detto, occorrerà una maggioranza di due terzi: 672 voti. Dalla quarta tornata basterà una maggioranza assoluta, 504. Pd, Pd e Lega Nord insieme arrivano a 777, con Monti la quota sale a 838. Bersani da solo, contando anche i vari delegati delle Regioni, arriva a quota 498. Quindi, dalla quarta votazione il Pd potrà di fatto eleggere il presidente quasi in autonomia, strappando appena 6 voti nel resto del Parlamento. Una strada, questa, che però non aggrada lo stesso Bersani il quale vorrebbe giungere, come detto, ad un’elezione il più possibile condivisa.

Ecco perché, a meno che il Pd non abbia ripensamenti dell’ultima ora soprattutto sui nomi avanzati da Grillo (su tutti, quello di Stefano Rodotà che tanto piace a Sel, giovani turchi e l’ala che fa capo a Civati), l’accordo col Pdl dovrebbe essere trovato già nel giro di questa giornata. A poche ora dall’inizio delle votazioni, dunque.

Il nome che potrebbe raccogliere vasto consenso sarebbe quello di Giuliano Amato. Il “dottor Sottile”, infatti, potrebbe essere digerito da larga parte del Pd, da Berlusconi (soprattutto nel caso in cui riuscisse ad avere garanzia di un governo di larghe intese), dalla Lega (che sicuramente preferirebbe Amato a D’Alema) e da Mario Monti. Un nome, quello di Amato, che accontenterebbe anche i poteri sovranazionali. Anzi: non è da escludere che siano stati proprio questi, in qualche modo, a suggerire, avanzare e rafforzare il nome di Amato.

Che l’ex Presidente del Consiglio abbia contatti forti a destra e a manca, infatti, non è un mistero. A cominciare dalla presidenza onoraria nell’Aspen Institute, l’associazione privata finanziata dalle grandi multinazionali che, come ci ha confessato la responsabile comunicazioni dell’Aspen, la dottoressa Stefania Sallustri, dà “linee direttive” ai grandi leader europei e non. Amato, però, spunta ad esempio anche nel comitato della Fondazione Lelio e Lisli Basso insieme a Luciano Violante ed all’ex ministro Fabrizio Barca. Con Violante, Amato condivide anche la poltrona nel comitato di Italianieuropei, congiuntamente, tra gli altri, anche ad altri due candidati al Quirinale come Massimo D’Alema e Franco Marini.

Ma non è finita qui. Secondo Gioele Magaldi, infatti, il nome di Amato sarebbe legato a doppio filo anche alla massoneria. Al GOI certamente. Ma anche a logge sovranazionali. In una passata intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Magaldi dichiarò che Amato “gode di ottime relazioni e amicizie tanto nel mondo massonico anglosassone che in determinati ambienti massonici sovranazionali collegati alla finanza e al mondo bancario tedesco”.

Tesi che, peraltro, trova conferma negli stretti rapporti tra Amato e la Deutsche Bank, di cui il “dottor Sottile” già da qualche anno è senior advisor per l’Italia. Un particolare, questo, non da poco dato che, come si sa, l’istituto di credito tedesco è presente in tutti i gangli economico-finanziari del nostro Paese. Innanzitutto è nella lista dei 20 specialisti dei titoli di Stato, ossia quelle banche che provvedono a organizzare le aste dei nostri Btp e ne garantiscono corpose percentuali di acquisto. Non solo. La Deutsche Bank è stata coinvolta in diverse operazioni di punta nel quadro economico nostrano in qualità di advisor: dalla vendita di Ansaldo Energia da parte di Finmeccanica all’aumento di capitale di Bpm, dalla fusione tra Atlantia e Gemina, al polo autostradale-aeroportuale della famiglia Benetton.

Non va, ancora, dimenticato lo stretto rapporto con gli Usa. Prima che diventasse per tutti “dottor Sottile”, infatti, negli anni ’60 Amato conseguì un dottorato alla Law School della Columbia University, dove successivamente è tornato più volte a tenere corsi. Ebbene, Amato è dal 2002 anche presidente del Centro studi americani. Senza dimenticare la già accennata presidenza onoraria nell’Aspen, l’associazione che si è sviluppata anche in Italia ma che trova le sue origini nella sponda liberal degli Stati Uniti.

Infine, il Vaticano. Che Amato sia da sempre uomo gradito in Santa Sede è cosa risaputa: in Italia, d’altronde, è difficile immaginare un politico per venti anni sulla cresta dell’onda se fosse inviso al potere porporato. Ma c’è dell’altro. Nell’ultimo periodo si sono susseguite le dichiarazioni da parte del Vaticano sulla necessità che il Parlamento assicuri un governo stabile all’Italia.

Le ultime parole sono state quelle di Angelo Bagnasco pronunciate ieri a Genova: “il Paese ha bisogno di un governo. Lo stallo è inaccettabile”.

La stabilità del governo, però, non può che passare dall’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. E l’unico nome, al momento, che potrebbe garantire stabilità – in forza di un accordo su larghe intese – è quello di Giuliano Amato.

Che, per inciso, è anche colui che nel lontano 1992 decise per il prelievo forzoso dai conti degli italiani. È bene ricordarselo nel caso dovesse diventare il nostro prossimo garante della Costituzione.

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