Alluvione di Messina: ricostruzione a Giampilieri? No, grazie

L’alluvione di Messina del 2009 aveva causato danni enormi, soprattutto a Giampilieri, la cui ricostruzione oggi, nel 2010, è ancora una chimera.

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In giro non si vede ancora nessun progetto per la messa in sicurezza a 365 giorni di distanza dalla tragedia. Il naturale suono delle onde, tipico di una città di mare, sembra sparito da un po’ di tempo a Messina, rimpiazzato da quello artificiale di metallo lavorato e terra rimossa; le ruspe e i martelli pneumatici, che si sentono e vedono per le strade della città peloritana, appartengono alle decine di cantieri che lavorano per il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto. Il capoluogo siciliano è un cantiere aperto nelle mani dell’immancabile e onnipresente Impregilo, che detiene il 45% dell’ATI Eurolink S.C.p.A.

Soltanto un anno fa morivano 37 persone nei comuni di Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore e Pezzolo, ma nonostante altri morti e i ripetuti allarmi di quest’anno (vedi i nubifragi di inizio settembre, che hanno flagellato Reggio Calabria e provincia) ancora non è arrivato nessun intervento strutturale per la messa in sicurezza del territorio.

Il laboratorio urbano partecipativo per i primi interventi venne organizzato soltanto a fine febbraio e come detto, ad oggi, la situazione rimane invariata: dei 140 milioni stanziati finora, ben 80 sono a carico della regione Sicilia e dei suoi abitanti. Ciò fa riflettere, se si pensa che è uno dei pochi casi in cui lo Stato – per danni causati da calamità naturali – spende meno soldi rispetto alla regione colpita.

Nel messinese ben il 75% delle abitazioni non è a regola, compresi uffici pubblici e scuole; inoltre sia la sponda calabra che quella siciliana sono a forte rischio idrologico e sismico e mai finora sono stati effettuati interventi risolutori e di sicurezza. Nel paese delle tragedie costruite a tavolino, delle crisi cotte e mangiate come in un qualsiasi fast food, dei morti sparati in prima per un paio di giorni prima di essere sostituiti da morti più freschi e accattivanti, nell’Italia con la memoria corta, il fiato grosso e un cuore grande così – non avete visto quanti sms di solidarietà vengono inviati ogni giorno?!? – ci si dimentica troppo spesso delle persone che quelle tragedie hanno vissuto, del loro futuro sbriciolato tra le macerie o affogato in un mare di fango.

Per fortuna a Messina continuano le proteste organizzate dai componenti del movimento NoPonte”, che dopo la manifestazione del 28 agosto hanno indetto un altra giornata di mobilitazione per il giorno 2 ottobre.

 

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