ALLARME TUMORI/ Le lobby della telefonia e i rischi taciuti

La corsa all’iPhone 5, il cellulare è diventato indispensabile nelle nostre vite. L’industria della telefonia è ancora l’unica a non risentire della crisi, ma la sentenza della Cassazione a favore di un malato di cancro che usava il telefonino. A quanto pare – dopo le indagini dello IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – bisogna cominciare ad ammettere che c’è un nesso tra il crescente uso dei cellulari e l’aumento dei tumori al cervello. Tremano le lobby della telefonia che, in ogni caso, hanno provveduto già da tempo a tutelarsi. Compri un iPhone e nel manuale d’uso trovi una dicitura particolare: utilizzare ad almeno 1,5 centimetri di distanza da qualsiasi parte del corpo. Va peggio se hai un BlackBerry: l’uso è consigliato ad una distanza di almeno 2,5 centimetri. Da qui un dubbio: perché utilizzarlo a distanza dal corpo, ci sono dei rischi?

di Maria Cristina Giovannitti

    CellulareIn realtà una schiera di esperti e studiosi – annoverati come complottisti – da tempo denuncia i rischi dei telefoni cellulari e delle altre apparecchiature che emettono radiazioni elettromagnetiche – sotto inchiesta anche bluetooth, cordless e radio. Il timore è che le onde emesse dai cellulari possano surriscaldare i tessuti biologici e provocare carcinomi celebrali. La denuncia ha cominciato a concretizzarsi soprattutto quando si è riscontrato un evidente aumento dei tumori al cervello e la diffusione dei cellulari smart-phone.

    La conferma, non totale ma quasi, è giunta lo scorso luglio 2011 quando lo Iarc ha pubblicato sulla rivista The Lancelot Oncology i risultati di un incontro di ricerca svoltosi a Lione, in Francia. Non si ha ancora la certezza scientifica, gli studi in merito continuano a svolgersi ma è sicuro che per lo Iarc i campi elettromagnetici a radiofrequenzaper intenderci le onde emesse da cellulari, cordless, radiosono classificati nel gruppo 2B, ovvero come ‘possibili cancerogeni’. È un passo importante, che smentisce le teorie di scienziati che non riconoscono la malignità della radiazioni non ionizzanti.

    Scettici, nel 2010 Rodolfo Saracci (CNR Pisa) e Jonathan Samet (Università del Sud della California), dubitarono che il cellulare procurasse tumori al cervello, visto che l’incremento della patologia si è avuto tra il 2000 e il 2004 e la diffusione dei cellulari negli anni ’90. Insomma, per i due studiosi un periodo troppo breve per affermare che alcuni agenti sono cancerogeni.

    La scienza si pronuncia con cautela, come la prof.ssa Elisabeth Cardis, responsabile dello studio Interphone condotto nel 2010, che non creò allarmismo ma dichiarò che gli studi sarebbero continuati. La Creal (Centre for research in environmental epidemiology) ha indetto un progetto – Mobikids – finanziato dall’Unione Europea per indagare su una possibile connessione tra uso dei cellulari e tumori; soprattutto sui rischi nell’infanzia e nell’adolescenza. Nel dubbio, la Cardis già due anni fa invitò alla prudenza usando auricolari e vivavoce, limitando il tempo delle chiamate, magari sostituendole con sms soprattutto per ragazzi che hanno cellule celebrali ancora deboli e in fase di sviluppo.

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    La Francia bandisce da tempo le pubblicità di cellulari ai minori di 14 anni. Tanti sentori confermati da una sentenza tutta italiana: Innocente Marcolino, ex manager, ha vinto la sua battaglia legale e il tribunale ha riconosciuto la sua malattia – cancro al cervello – come risultato di ore ed ore passate al cellulare. È la prima volta in Italia che ufficialmente si riconosce una connessione tra uso di telefoni cellulari e carcinomi cerebrali. Seppur ufficiosamente, se ne parla da molto. Si stima un picco di tumori al cervello tra il 2020 e il 2030.

    • Perché non informare apertamente della possibile nocività dei cellulari?

    Le lobby delle industrie telefoniche ricavano molto, anche in un periodo di intensa crisi come adesso. Sono quasi 5 miliardisecondo un rapporto dell’Onu – i cellulari attivi, circa il 61 per cento della popolazione lo possiede e lo usa quotidianamente. In Italia ce ne sono oltre 44 milioni. Ancora è limpida l’immagine di code chilometriche di giovanissimi che per ore hanno aspettato per poter acquistare l’iPhone 5: un paradosso economico, se si considerano i prezzi (quasi mille euro) e se lo si bilancia alla crescente disoccupazione giovanile.

    Ancora più assurdo, se lo spauracchio dei danni alla salute recati dai cellulari diventa realtà. Però nel dubbio – o nella consapevolezza taciuta, chissà – si decide di inserire come precauzione d’uso degli avvertimenti che permetteranno alle industrie di tutelarsi così. Se negli anni sarà scientificamente provata la relazione tumori-cellulare, le industrie potranno dire “l’avevamo detto noi”, senza aver l’obbligo di risarcire nessuno. Sarebbe un conflitto ammettere che l’uso smodato dei cellulari aumenta il rischio dei tumori al cervello.

    • Chi tace sui rischi?

    Il primo silenzio è quello dei produttori di telefoni, il secondo è quello degli scienziati compiacenti. Nel volume Toglietevelo di testa, il giornalista Riccardo Stagliano sottolinea proprio i rischi taciuti volontariamente da scienziati e studiosi, per favoritismi. Nell’inchiesta giornalistica Stagliano annovera lo scienziato Anders Ahlbom come un «lobbista per conto dell’industria telefonica di Bruxelles» ed un compiacente con doppia carica: consulente esperto delle organizzazioni internazionali sulle radiazioni non ionizzanti – quelle prodotte di telefonini per intenderci – e al contempo membro della società di telefonia del fratello. Sarebbe questo, per Stagliano, uno dei tanti esempi di conflitto d’interesse e inquinamento delle informazioni.

    Abbiamo contattato Francesca Romana Orlando, vice Presidente di AMICA (Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale) e le abbiamo chiesto perché, secondo lei, si è ancora così restii a parlare della nocività dei telefoni cellulari. La sua risposta:

    «La resistenza sul tema nasce esclusivamente dagli interessi economici e dal conflitto di interessi presente nei media che trovano nell’industria telefonica i principali investitori nei loro spazi pubblicitari. Siamo in grande fermento di lavoro per il decreto sviluppo che sta per essere varato dal Governo».

    Il decreto Sviluppo del Governo Monti ha aumentato la soglia di tollerabilità delle radiazioni da radiofrequenza nelle città e nelle abitazioni (da 6 volt per metro rilevati in 6 minuti a 18/20 volt per metro), provocando, secondo gli  esperti, un aumento delle patologie. È per questo che Amica sta raccogliendo le firme per la revoca della norma. Le  presenterà in parlamento a metà novembre.

     

     

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