Allarme Bankitalia, (anche) “il Catasto favorisce i ricchi”

In audizione al Senato, Banca d’Italia ha sottolineato come il divario tra i valori di catasto e quelli effettivi generino “fenomeni di iniquità”, ma per una riforma servirebbero 5 anni. Quanto all’imposta, può essere razionalizzato passando l’intero gettito alle amministrazioni locali.

 

allarme_bankitalia_anche_il_catasto_favorisce_i_ricchiIl divario tra i valori del catasto e gli effettivi valori di mercato degli immobili “possono generale fenomeni di iniquità”. E’ quanto afferma la Banca d’Italia in audizione al Senato. Questo scostamento – spiega – “tende a favorire i contribuenti più ricchi”. Una spedita revisione “avrebbe effetti positivi sul piano distributivo”. Anche se il completamento delle diverse fasi del processo di revisione del catasto potrebbe richiedere tempi abbastanza lunghi, “recentemente stimati nell’ordine del quinquennio”. Secondo Bankitalia “potrebbe essere opportuno trovare meccanismi che attenuino disparità di trattamento ingiustificate”.

La Banca centrale si è anche soffermata sull’Imu spiegando che “le interferenze tra la politica tributaria nazionale e la fiscalità locale rendono il prelievo opaco per il contribuente”. Secondo Palazzo Koch la riforma della tassazione può razionalizzare i poteri del prelievo “destinando ai comuni l’intero gettito Imu”.

“L’introduzione dell’Imu – continua Banca d’Italia – ha comportato per le imprese un forte aggravio fiscale a causa dell’incremento dei moltiplicatori”: il gettito derivante dagli immobili di proprietà delle imprese e da fabbricati, negozi e uffici posseduti da persone fisiche è aumento con il passaggio dall’Ici all’Imu e si stima abbia superato, nel complesso, i 10 miliardi. Questo senza considerare terreni ed aree edificabili.

Intanto Palazzo Koch prevede un nuovo calo dei prezzi delle case: “Si può stimare che nel biennio 2013-14 i prezzi delle case subirebbero un nuovo calo, in media nell’ordine di due punti percentuali all’anno in termini nominali”. I prezzi delle case sono comunque già calati: negli ultimi cinque anni, al netto dell’inflazione, la contrazione è stata del 13,7%.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Repubblica.it

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