ALITALIA/ Flop by flop, la storia della compagnia di bandiera e il vicino fallimento

Ritorna la nuova crisi fallimentare per l’Alitalia, già in bilico nel 2007: stavolta il bilancio 2012 chiude con una perdita di 169 milioni di euro. In più a gennaio 2013 sono scadute le ‘lock up’ che vincolavano gli azionisti a non vendere e così si fanno avanti gli acquirenti: tra questi AirFrance e  la russa Aeroflot. Tanti i flop incassati da Alitalia: la compagnia ha avviato accordi in ‘code sharing’ con la China Eastern; ha firmato i ‘wet lease’ – ovvero degli affitti di veivoli e personale – con la Carpatair rumena e invece manda a casa 700 dei suoi dipendenti, solo nel 2011. Intanto i finanziamenti a pioggia – circa 300 milioni sottratti alle casse di Telethon per evitare la bancarotta – sono serviti a ben poco visto il vicino tracollo. Ai flop si aggiunge il dramma dell’amianto e quelle bonifiche mai arrivate.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Questa è la classica storia ‘made in Italy’, fatta di stranezze e paradossi, di soldi investiti inutilmente e di lavoratori lasciati a casa per assumerne altri di compagnie straniere. Un elenco di flop dell’Alitalia che porta la compagnia di bandiera di nuovo sul precipizio del fallimento – come già accaduto nel 2007 – ma stavolta senza nessuna speranza.

 

IL FLOP ECONOMICO E I SOLDI PRESI DAI FONDI TELETHON – Alitalia è sull’orlo della rovina. Sono i conti in rosso a parlare: il bilancio 2012 si chiude in negativo di ben 169 milioni di euro rispetto al 2011 e l’azienda si sarebbe indebitata per un totale di 862 milioni di euro. In tutto questo con le manovre di recupero anti-fallimento attivate all’indomani del 2007, gli azionisti dell’Alitalia sono stati vincolati alla ‘lock up’ una clausola che impediva ali imprenditori di vendere le proprie azioni e che è scaduta il 13 gennaio 2013. Ora si aprono le porte ai possibili interessati: in pull position AirFranceche ha la priorità su tutti perché gode, fino ad ottobre, del diritto di prelazione sulle azioni degli altri azionisti e spunta anche la russa Aeroflot. La compagnia di Putin – azionista del 51% – già nel 2007 era interessata all’acquisto della compagnia italiana ma non aveva le stesse risorse che, invece, ha oggi: Aeroflot, che fa parte del gruppo Sky Team,  ha chiuso il bilancio 2012 con 585 milioni di euro, ha comprato centinai di velivoli ed ha acquistato numerosi airbus. A quanto pare sembrerebbe molto interessata ad ampliare le sue rotte occidentali.

Il governo Berlusconi ha fatto di tutto per evitare la vendita a compagnie straniere dell’Alitalia e tanti sono stati i soldi ‘sacrificati’ ad altri settori ed investiti nella compagnia aerea. Nel 2008 Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze aveva stanziato 300 milioni di euro per evitare il fallimento dell’Alitalia e, per arrivare al budget totale, una parte del denaro è stata presa dai fondi di beneficenza della Telethon destinati alla Ricerca, con la promessa che sarebbero stati restituiti entro dicembre dello stesso anno. Una promessa non mantenuta a quanto pare poiché l’Unione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia: i soldi ancora non sono stati restituiti e così quello che doveva essere un credito a breve termine, si è trasformato a fondo perduto violando così le regole della concorrenza.

alitalia-crollo-fallimentoMa i soldi italiani, investiti nell’Alitalia, non finiscono qui. Secondo la parlamentare del Pd, Farina Cascioni, sembra che il Ministro delle Finanze abbia preso anche una parte dei fondi destinati al Comitato delle Biotecnologie per ‘Sulle scienze di vita’ – il progetto di ricerca che fa parte di un ciclo di 5 che si dovranno concludere nel 2015 – per soccorrere alla situazione precaria della compagnia.

 

NONOSTANTE LA CRISI ECONOMICA, ALITALIA MANDA A CASA I SUOI DIPENDENTI E POI FIRMA CONTRATTI CON COMPAGNIE STRANIERE – Questo è il vero paradosso che ha fatto infervorare anche i sindacati. Invece di tutelare i propri dipendenti, anziché far fruttare il denaro preso dalle casse italiane, l’Alitalia ha preferito ‘migliorare’ la sua situazione prendendo accordi con le altre compagnie straniere. La compagnia manda a casa, solo nel 2011, ben 700 mila dipendenti di volo e di terra e poi per ampliare le rotte e incrementare il lavoro che fa? Decide di prendere accordi in ‘code- saring’ con la compagnia cinese la China Eastern. L’altro accordo stipulato all’ombra dei passeggeri inconsapevoli e su questo sta indagando la Procura di Civitavecchia per possibile reato di frode in commercio – è stato il ‘wet lease’, ovvero ‘affitto bagnato’, con la rumena Carpatair.

 

ALITALIA–CARPATAIR – La compagnia aerea rumena si trova a Timisoara e si muove dalla Romania, Moldavia ed Ucraina verso l’Italia, la Germania e la Grecia. L’Alitalia le ha dato l’appalto per alcune rotte nazionali come la Roma-Ancona e la Roma-Pisa – anche se fonti esterne dicono che la compagnia lavorerebbe anche per altre tratte come Alghero, Parma, Bolzano , tutto questo all’oscuro dei passeggeri che non sanno di questo ‘code sharing’ nazionale. La denuncia, però, è della USB – Unione sindacale di basecontro l’Alitalia che ha preferito dar lavoro a dipendenti stranieri anziché favorire i 4.500 piloti italiani in cassa integrazione. Anche l’AVIAAssistenti di Volo Italiani esprime i suoi dissensi, condannando un sistema che concede aiuti economici a carico dello Stato e sostituisce i lavoratori italiani, con stranieri ‘low cost’. Intanto ad ottobre 2012 molti comandanti, hostess e stewart dell’Alitalia, dopo 4 anni di cassa integrazione, sono andati in mobilità.

 

ALTRO FLOP ALITALIA, A DISCAPITO DELLA SALUTE DEI LAVORATORI E DEI PASSEGGERI, E’ LA NON BONIFICA DELL’AMIANTO – L’inchiesta è partita da L’Espresso il 12 marzo 2012 quando si è dimostrato come ben 15 velivoli della compagnia Alitalia – Linee Aeree Italiane (LAI) – stazionavano sul piazzale dell’aeroporto di Fiumicino di Roma per essere smembrati per la vendita o la rottamazione. Durante lo smontaggio sono stati trovate consistenti quantità di amianto nella struttura e, nonostante tutto, gli MD80 sono rimasti lì senza pensare ad una bonifica.

Considerando che l’amianto è stato bandito dal 1992, sono trascorsi ben 20 anni senza fare nulla e mettendo a rischio la salute dei lavoratori. Infatti secondo alcuni dati sanitari ci sono stati diversi casi di mesotelioma pleuricoil tumore tipico dell’amiantotra i dipendenti Alitalia e, dalle analisi di routine, sarebbero emersi tassi di mesotelina nei lavoratori, sopra il livello massimo.

Per tutta risposta l’ENAC – Ente nazionale per l’aviazione civile – ha smentito tutto specificando che, seppur ci sono state quantità di amianto nei meccanismi aerei, erano innocue per passeggeri e lavoratori perché erano in parti meccaniche non a contatto con le persone.

Fatto sta che le case produttrici hanno segnalato la presenza di amianto e nonostante tutto l’Alitalia, anziché bonificare, ha provveduto a far scadere i termini della manutenzione e poi sostituire le parti. In questi mesi si deciderà del destino compagnia italiana e di tutti i cassaintegrati dirottati verso la disoccupazione.

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