ALCOA/ Nessuna risposta dal ministero. La Glencore vuole sconti sull’energia. E domenica chiude Alcoa

Niente di positivo dopo l’incontro sull’Alcoa al ministero dello Sviluppo Economico. Dopo un’ora di colloquio tra Regione, Provincia, governo e i vertici della Glencore – la multinazionale svizzera interessata a rilevare lo stabilimento di Portovesme – è arrivato un comunicato cautamente ottimista. La risposta della multinazionale è attesa tra una settimana. Ma intanto i veri problemi restano: in attesa di una soluzione, infatti, già domenica lo stabilimento potrebbe chiudere e le macchine smettere di funzionare. “L’Alcoa già ha chiamato i tecnici per domani mattina per sospendere i lavori”.

di Carmine Gazzanni ed Emiliano Morrone

Alcoa_3Cauto ottimismo. Nulla di più. Questo è quanto si evince leggendo il comunicato emanato dal ministero dello Sviluppo Economico a termine dell’incontro tra governo, Regione, Provincia e la Glencore (la società svizzera interessata a rilevare lo stabilimento di Portovesme, CI). Al tavolo erano infatti presenti il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, il viceministro al Welfare Michel Martone, il governatore sardo Ugo Cappellacci e il presidente della provincia del Sulcis-Iglesiente Salvatore Cherchi. Un “incontro costruttivo”, si legge nel comunicato.

In realtà non c’è stato altro se non una fumata grigia. L’ennesima. Stamani ci eravamo occupati dell’appuntamento, riportando la preoccupazione di Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi, dell’Italia dei Valori.

{module Inchieste integrato adsense}

Si conferma infatti l’interesse “a discutere della questione Alcoa” da parte della Glencore. La quale, però, ha chiesto chiarimenti in merito alle “condizioni di contesto”. Tra queste “condizioni” spicca il costo dell’energia. Particolare non da poco, dato che l’Alcoa è rimasta in Italia proprio finchè il nostro Paese, sotto ricatto, ha assicurato inconcepibili sconti sul costo dell’elettricità fino a quando non si è giunti ad una pesante condanna da parte dell’Unione Europea (295 miliardi di euro, in pratica il totale dei soldi pubblici di cui la multinazionale americana, in tredici anni, ha goduto). Insomma, il rischio è che si rinnovi il ricatto. Cambiano i protagonisti – al colosso americano si sostituisce quello svizzero – ma sembrerebbe che il gioco sia lo stesso: se non mi agevoli (e per bene), io non rilevo un bel nulla. Questo spiegherebbe, dunque, anche il perché la Glencore “si è riservata di fornire le proprie valutazioni entro una settimana”.

Nulla di fatto, dunque. Anzi, sembrerebbe concretizzarsi l’ipotesi che il ricatto economico a cui l’Italia è sottostata per quindici anni con l’Alcoa possa rinnovarsi. Ma c’è di più. L’incontro, com’è noto, si è svolto senza le parti sociali. Nessun sindacato era presente al tavolo, dato che l’incontro con questi è previsto per mercoledì 5 settembre. Un particolare non irrilevante. Nessuno dei problemi reali – quelli relativi direttamente ai lavoratori – è stato infatti affrontato. Niente si legge, ad esempio, riguardo all’annosa questione dei lavoratori interinali che rimarranno senza il benché minimo lavoro (per protesta molti di loro si sono arrampicati sul cancello del MiSE e alcuni hanno avvertito dei malori).

Niente, soprattutto, si legge sulla possibilità che lo stabilimento, nell’attesa di una risposta della Glencore, possa comunque chiudere. Come rivelato a Infiltrato.it, infatti, l’Alcoa non avrebbe avuto il benché minimo scrupolo. La multinazionale, in altre parole, sarebbe pronta a chiudere i cancelli. “Hanno già chiamato i tecnici per domani mattina per sospendere i lavori e interrompere il funzionamento delle macchine”.

Secondo quanto Infiltrato.it è riuscito ad apprendere, sarebbe peraltro previsto per domani un incontro con le RSU, proprio per pianificare con esattezza la chiusura della fabbrica. Cosa che potrebbe avvenire tra domenica e lunedì.

Insomma, se dal ministero non è arrivata alcuna (reale) risposta, ne è arrivata un’altra, forte e decisa, dall’Alcoa: i lavoratori a giorni rischiano di essere sbattuti fuori.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.