AGENDA MONTI/ Tutte le promesse future del Professore tradite nei suoi 13 mesi di governo

Ormai non si sente altro che parlare di lei, la tanto famosa Agenda Monti. Ma cosa prevede questo vademecum stilato dal premier uscente? In realtà basta leggere i suoi punti programmatici per rendersi conto che siamo in presenza di un vero e proprio manifesto politico. E nulla più: gran parte dei propositi, infatti, avrebbero potuto trovare realizzazione anche in questa legislatura. Ma nulla (o poco) è stato fatto. Infiltrato.it ha analizzato, punto per punto, le promesse che fa oggi Monti e i motivi per cui si sarebbero potute mantenere anche ieri, se Monti e maggioranza non avessero girato lo sguardo dall’altra parte.

 

di Carmine Gazzanni

Insieme saliamo in politica”. Mario Monti ha deciso di affidarsi a twitter per rincarare la dose sul suo ormai certo impegno politico. E l’ha fatto il 25 sera, dopo una giornata passata tra panettoni e chiamate istituzionali d’auguri. Il punto, però, rimane sempre lo stesso: il Professore si è detto disposto ad accettare qualsiasi ruolo di responsabilità gli verrà richiesto, a patto che le forze convergano sulla necessità di seguire quanto prescritto sull’ormai famosa Agenda Monti. In altre parole, è come se Monti avesse detto: o si segue il mio Vangelo o niente. E, proprio come nella vicenda neotestamentaria, anche attorno al Professore subito si sono riuniti i sì dei discepoli: da Fini a Casini fino a Montezemolo. Tutti disposti e convinti della necessità di andare avanti con l’Agenda Monti.

Insomma, l’importante è che il punto d’accordo si trovi sui punti programmatici stilati dal Professore. Proprio come nel caso delle Tavole delle Legge. Agenda Monti o niente. Un aut-aut bello e buono. O così o niente. Come se fosse una linea di demarcazione, un bollo di certificazione: vuoi essere un vero montiano doc? Bene, accetta quanto prescritto nell’Agenda Monti.

Monti_bugiardo_buffoneA questo punto, però, la domanda sorge spontanea: ma cosa si dice nei punti programmatici del documento di fine legislatura? Non ci vuole molto per capire che le 25 pagine stilate, più che un resoconto di cosa sia stato fatto nei tredici mesi di governo tecnico (se ne parla soltanto sommariamente all’inizio), sono un vero e proprio manifesto politico per l’avventura del Monti politico: tante promesse (molte assolutamente condivisibili. Come sempre in questi casi) e tanti buoni propositi.

La domanda però è: c’è da fidarsi? Pare proprio di no. Le risposte infatti si possono avere tutte volgendo lo sguardo ai tredici mesi passati, a quello che è stato, a quello che è stato fatto. Le promesse che fa oggi Mario Monti, infatti, avrebbero potuto trovare facile e felice applicazione anche nei mesi passati. Peccato, però, che governo e maggioranza (gran parte della quale sostiene tutt’oggi il Professore nella sua corsa politica) abbiano girato lo sguardo dall’altra parte facendo finta di non vedere.


LA STERZATA ALLA CASTA – I cittadini – si legge nell’Agenda – devono essere “meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli”; sono “inaccettabili” i “recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache”. Ecco perché serve “una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi”. La domanda nasce spontanea: perché non è stato fatto nella legislatura in corso? In realtà gli annunci dei grandi leader, dopo gli ormai famosi episodi di Lusi, Belsito e Fiorito, erano stati chiari e forti: c’è bisogno di un forte taglio ai privilegi della classe politica. Nulla però è stato fatto: il numero degli onorevoli è rimasto sempre lo stesso (il testo che avrebbe dimezzato il loro numero è stato abbandonato in un cassetto), gli stipendi non sono stati minimamente toccati (il taglio di 700 euro dalla busta paga è stato conseguenza del passaggio dal retributivo al contributivo anche per gli onorevoli). Troppo poco è stato fatto anche riguardo ai rimborsi elettorali: sono stati sì tagliati, ma il meccanismo è stato interamente mantenuto. Ergo: continuiamo ad essere in presenza di un sistema che assicura veri e propri finanziamenti pubblici e non meri rimborsi.


LISTE PULITE –Va rivista – si legge ancora nell’Agenda – la riduzione dei termini di prescrizione per garantire in modo più adeguato l’azione di prevenzione e contrasto di diversi gravi reati”. Perché, invece di rivederla poi, non è stata concepita direttamente per assicurare che nessun pregiudicato entri in Parlamento? Così come scritto, infatti, il testo renderebbe incandidabili solo quattro deputati su venti pregiudicati (e oltre cento tra inquisiti, indagati e rinviati a giudizio) presenti tra Montecitorio e Palazzo Madama.


LAVORO E GIOVANI – Per quanto riguarda il fronte lavoro è eloquente che sia proprio Monti a dire che bisogna “spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva”. Proprio Mario Monti che, a detta di tutti, ha aperto la sua campagna elettorale a Melfi in presenza e con il placet di Sergio Marchionne, uno che – Pomigliano e Mirafiori docent – non è molto avvezzo alle “contrattazioni collettive”. Non solo. Scrive ancora Monti: “I giovani sono stati al centro di molte misure adottate dal governo”. Un dato su tutti: secondo l’ultima rivelazione ISTAT (30 novembre 2012) il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni è pari al 36,5%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese passato e di 5,8 punti su ottobre 2011. Si tratta del livello più alto sia dall’inizio delle serie mensili (gennaio 2004), sia dall’inizio delle serie trimestrali (IV trimestre 1992). Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 639 mila. Domanda: quali sono state le “misure adottate dal governo” se questi sono i numeri?


LA QUALITÀ DELL’ISTRUZIONE – Per quanto riguarda l’istruzione invece ”c’è bisogno di invertire la rotta”. L’Agenda Monti si prefigge di “rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati. Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità”. In tredici mesi nulla di tutto questo è stato fatto: i tagli sono stati plurimi, nessuna voce è stata ascoltata dall’esecutivo, tutti gli appelli di studenti e insegnanti sono rimasti inascoltati. Prendiamo solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che hanno colpito la qualità dell’istruzione pubblica: nella legge di stabilità non è stata prevista alcuna dote aggiuntiva al Fondo di Finanziamento Ordinario (solo 100 milioni di euro invece dei 400 previsti). Il risultato è che, per la prima volta nella storia, l’anno prossimo il Fondo sarà inferiore alle spese fisse di personale complessive registrate negli ultimi consultivi. I dati più recenti, infatti, dicono che gli atenei spendono per le buste paga di docenti e amministratori 6,62 miliardi di euro, mentre il finanziamento statale per le università per il 2013 si fermerà – tra fondo iniziale e dote aggiuntiva – a 6,6 miliardi di euro. Ergo: non ci saranno soldi per innovazione, ricerca e – probabilmente – nemmeno per assicurare borse di studio per reddito o merito.


L’EQUITÀ DELLA LOTTA ALL’EVASIONE –In questo anno – si legge ancora – è stata fatta una lotta all’evasione fiscale profonda, che ha raccolto 13 miliardi di maggiori entrate. È una questione di finanza pubblica. È una questione di legalità. È una questione di equità”. Bisogna anche qui precisare alcune cose. Quanto fatto dall’esecutivo sull’evasione, sebbene condivisibile, sebbene senz’altro di più rispetto al niente del governo Berlusconi, è ancora troppo poco. Prendiamo il caso dello scudo fiscale. Nel dicembre 2011 Monti ha introdotto una minitassa sui capitali regolarizzati (appunto con lo scudo introdotto da Tremonti) che può arrivare fino all’1,35%. Sono poche briciole. Scrive Gianni Dragoni in Banchieri e Compari: “se l’Italia applicasse un’imposta del 25 per cento come quella concordata da Germania e Gran Bretagna potrebbe incassare, basandosi sulla stima più prudente, almeno una quarantina di miliardi”. Molto di più del monte di tredici miliardi rientrati dalla lotta all’evasione, molto di più di tutto l’importo previsto da tutta la manovra di Monti con il decreto salva-Italia che è di 30 miliardi.


TASSE – Infine il capitolo tasse. Con l’avanzo primario raggiunto – si legge nell’agenda Monti – “il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile”. Colpiscono le parole “diventa possibile”: stando alla realtà sociale odierna non si può parlare di mera possibilità, ma di drammatica necessità. Secondo gli ultimi dati ISTAT, infatti, sono oltre tre milioni le famiglie (circa otto milioni di persone) che non hanno nemmeno la cifra ritenuta oggi indispensabile per la sopravvivenza (1011 euro al mese). Non solo. A questi bisogna aggiungere i poverissimi: un milione e 400 mila famiglie (circa tre milioni di persone) che non arrivano nemmeno a mille euro e, alcuni, nemmeno a 500. La miseria nera.

Con quanto fatto (e non fatto) da Monti in tredici mesi, come prestare fiducia ai buoni propositi del Vangelo Monti?

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