ACCORPARE LE PROVINCE/ Bilanci in rosso e spese pazze. Ma a Montecitorio sono ben dieci i Deputati-Presidenti

Ieri la Bce ha parlato chiaro: l’Italia deve fare cassa, le province vanno accorpate. Il decreto Salva Italia, ad oggi, lo prevede, ma è lontano dall’essere esecutivo. Intanto i bilanci delle province parlano di imbarazzanti sprechi: dal pianoforte per 120 mila euro alla connessione internet a 20 mila euro; fino a un torneo di beach volley per 50 mila euro a Bolzano. E a Montecitorio tutto tace: sono ben dieci i deputati Presidenti di Provincia.

di Carmine Gazzanni

mario_draghi_bceLe province vanno accorpate. A rilanciare l’idea – solo prospettata dal governo Monti nel decreto Salva Italia, ma al momento non ancora esecutiva – è stata la Bce. Torna, dunque, d’attualità il tema dell’accorpamento delle province, spauracchio per 107 presidenti, 395 assessori e 1272 assessori (dati UPI, Unione Province Italiane). Senza contare, poi, i migliaia di consulenti che rimarrebbero senza lauti compensi per lavori e progetti, in molti casi, dal dubbio valore.

I dati, a ben vedere, non sono a favore delle province stesse. Non sarebbe sbagliato, in effetti, pensare alle province come l’emblema dell’Italia sprecona. Partiamo da un’osservazione: quanto ci costano? A seconda delle fonti, le stime vanno dai 12 ai 18 miliardi di euro. E di questi, solo una minima parte rientra sottoforma di servizi: circa il 27%. Il restante 73% serve al mantenimento delle province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu e, soprattutto, consulenze.

Ma non finisce qui. Anzi. In un articolo del 28 aprile scorso Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due giornalisti sempre attenti agli sprechi di denaro pubblico, hanno illustrato diverse curiose spese pazze di alcune amministrazioni provinciali. È il caso della Provincia di Reggio Calabria che, con una delibera del 23 dicembre 2011 (il giorno dopo la manovra ‘lacrime e sangue’), ha stanziato 120 mila euro per comprare un pianoforte da tenere per possibili concerti nel palazzo del potere. Ma il bello, come osservano i due giornalisti, è che la Provincia di Reggio è perfino meno sgangherata delle sorelle calabresi. A rivelarlo l’ultima classifica pubblicata da Il Sole 24 Ore sui buchi di bilancio: mentre i reggini hanno un debito pro-capite provinciale pari a 236,8 euro, ben più alto è quello dei crotonesi (493,7), dei vibonesi (564), dei catanzaresi (564,9) e dei cosentini, primi nella speciale classifica dei conti provinciali in rosso (le prime quattro province sono tutte calabresi) con 591,1 euro di debito a testa. Per quanto riguarda Vibo Valentia, addirittura, sono  state addirittura accertate dalla Corte dei Conti “gravi irregolarità contabili, pregiudizievoli o comunque sintomatiche di inefficienze e/o di criticità della gestione finanziaria dell’Ente”.

Spostandoci in altre regioni, però, la situazione non va certamente meglio. Anche qui gli sprechi non mancano. Andiamo, ad esempio, nella Provincia di Forlì-Cesena, dove il consigliere Giorgio Faedi (eletto nel Pd, ora nel gruppo misto) ha speso ben 19.849 euro di connessione internet nel periodo giugno 2010 – luglio 2011. Ma ben 16.260 euro (Iva compresa) sarebbero stati spesi in due mesi: ottobre e novembre 2010. E, se in Emilia Romagna il problema è internet, in Abruzzo è il telefono: la provincia di Pescara, infatti, ha speso in un anno ben 50 mila euro per le bollette dei telefoni dei politici.

Non va meglio a Como. Fine 2011, determina n.2168: “Fornitura di numero 4 iPad con accessori vari per lo svolgimento della normale attività del Gruppo”. Come dire: dateceli altrimenti non possiamo lavorare. E la consegna, chiaramente, è stata immediata: stanziamento dei soldi chiesto il 22 dicembre 2010, fondi stanziati il 23. Ma, d’altronde, la Provincia di Como non è nuova a tali spese: in un anno, dal 10 dicembre 2010 al 7 dicembre 2011, l’amministrazione provinciale ha consegnato ai gruppi politici ben 78.841 euro da spendere per attività di promozione o per l’acquisto di iPad, computer portatile, hard disk esterno, chiavette Usb. Né si fa mancare nulla il Presidente, il leghista Leonardo Carioni. Un leghista sui generis. Patriottico. Tanto che ha dato il via libera ad un investimento di 2 mila euro per comprare 200 cd “Fratelli d’Italia.

Non è tutto. A volte, infatti, si raggiunge l’indecenza più nera (semmai non si sia ancora raggiunta). È il caso, ad esempio, di Bolzano, dove l’amministrazione provinciale ha stanziato 62 mila euro. Per cosa? Un torneo di beach volley! A Trento, invece, si è deciso di finanziare, con soldi pubblici, un hotel privato di lusso, il Lido Palace. Trenta milioni di euro.

Insomma, soldi su soldi su soldi. Il tutto in un periodo in cui dovrebbe essere garantito maggior rigore. A cominciare proprio dalle amministrazione. Ma invece queste stesse continuano a spendere e spandere. Il motivo? Come si suol dire, hanno santi in Paradiso. I Presidenti di Provincia, infatti, hanno potentissimi sostenitori in Parlamento: loro stessi. Sono ben dieci, infatti, i Parlamentari–Presidenti di Provincia. Fa niente se la legge dica esplicitamente che non si potrebbe. Ci ha pensato due mesi fa la giunta per le elezioni di Montecitorio che ha stabilito che l’incarico di parlamentare non è incompatibile con quello di presidente di Provincia. Ed ecco i magnifici dieci: l’Onorevole Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli; Antonello Iannarilli, presidente a Frosinone; Daniele Molgora a Brescia, Maria Teresa Armosino ad Asti; Domenico Zinzi a Caserta; Edmondo Cirielli a Salerno; Antonio Pepe a Foggia; Roberto Simonetti a Biella. Tutti targati Pdl. Ma anche il Pd non si fa mancare l’Onorevole-Presidente: il senatore Daniele Bosone, presidente a Pavia.

Ed ora? Cosa accadrà, dopo tante chiacchiere, alle province “sprecone”? La questione rimane incerta. Il decreto Salva Italia, infatti, al contrario di come molti giornali abbiano scritto a suo tempo, non prevede hic et nunc l’abolizione delle province, ma rimanda ad un’altra norma (ancora da concepire) che renderà poi esecutiva l’indicazione del decreto. Non a caso il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha praticamente nominato commissari di stessi quei presidenti di Provincia in scadenza di mandato il 6 maggio. Un modo per prendere tempo. Ma speriamo non se ne prenda troppo.

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