ABBAZIA FLORENSE/ Per la Regione Calabria una patacca dal municipio. Oggi il Consiglio comunale

«Sarebbe un falso in atto pubblico». Lo dice Salvatore Lo Presti, dirigente del settore Controlli della Regione Calabria, elencando i passaggi amministrativi per l’accreditamento delle residenze socio-sanitarie. Il riferimento è al parere rilasciato da Gaetano Pignanelli nel settembre del 2006, allora dirigente legale del Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza). L’atto riguarda l’accreditamento della rsa gestita dalla San Vincenzo De’ Paoli srl in un’area dell’Abbazia florense.

di Redazione Infiltrato.it

Falso_3Salvatore Lo Presti è il dirigente del settore Controlli del Dipartimento regionale per la Tutela della Salute. Con competenza e precisione, ci illustra le fasi tipiche dell’accreditamento delle case per anziani. Infiltrato.it lo sente sulla vicenda della rsa nell’Abbazia florense, ubicata in locali – lo si scrive dopo aver consultato gli atti e i carabinieri del Nucleo di tutela del Patrimonio culturale – di proprietà del Comune di San Giovanni in Fiore.

Della vicenda ci siamo occupati ampiamente, fino a determinare, insieme al Comitato pro Abbazia florense, una discussione in consiglio comunale sul futuro dell’edificio religioso, su cui c’è una recente interrogazione del deputato Angela Napoli (Fli) al ministro per i Beni culturali. Il consiglio comunale, che si terrà nel pomeriggio di oggi, è stato chiesto dalla minoranza in municipio per sfiduciare il presidente Luigi Astorino (Pdl), contemporaneamente medico presso la casa per anziani. La maggioranza, invece, ha precisato il consigliere comunale Francesco Gallo (Pdl), ha proposto l’inserimento nell’ordine del giorno della discussione sul caso della rsa.

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Lo Presti – che precisa d’aver a suo tempo redatto i regolamenti di specie e di essere da poco rientrato nelle sue funzioni, in supporto di Luigi D’Elia, sub commissario per l’attuazione del Piano di rientro sanitario – si pronuncia su una fattispecie che ancora non conosce a fondo. Solo da una settimana è l’uomo chiave per risolvere questioni come quelle della San Vincenzo De’ Paoli. Il Dipartimento regionale per le Politiche sociali gli ha trasmesso una nota, subito dopo la segnalazione di Infiltrato al dirigente generale Bruno Calvetta circa l’accreditamento della rsa nell’Abbazia florense.

Nel decreto regionale di accreditamento, del 16 ottobre 2007, n. 15530, è richiamato il parere di Pignanelli, nel quale c’è scritto che la San Vincenzo De’ Paoli esercita l’attività dal 1946. In realtà, la società è nata nel 2006, contestualmente alla cessione dell’ex parroco a privati della vecchia opera pia; negli stessi locali condotta dalla parrocchia grazie a un comodato gratuito, con uso vincolato all’assistenza degli anziani, concesso dal municipio.

Il primo decreto del 2011 (5 gennaio) del presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (Pdl), in qualità di commissario straordinario per il Rientro, riguarda proprio l’accreditamento regionale definitivo delle strutture sanitarie private. Nell’allegato A, compare Villa Florensia, che è la casa protetta per anziani all’interno dell’Abbazia florense.

Lo Presti spiega che, in ogni caso, se oggi il Comune di San Giovanni in Fiore rappresenta alla Regione Calabria lo stato delle cose, questa può procedere ad una verifica dell’accreditamento in questione, tramite ispezione dell’Asp di Catanzaro, competente per territorio. Il punto, ci istruisce, riguarda proprio il parere di Pignanelli, seguito da un certificato di agibilità ad uso uffici rilasciato dall’allora dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Pasquale Tiano, in data 12 giugno 2006.

Facciamo luce, in modo che anche il consiglio comunale di oggi pomeriggio ne tragga giovamento.

Con lettera del 15 maggio 2006 (prot. 7385 del 17 maggio 2006), l’allora parroco don Franco Spadafora comunica al Comune il trasferimento della gestione a privati. La scrittura privata è del 3 maggio 2006, registrata il 23 maggio dello stesso anno. Nell’atto di citazione del Comune, invece, è scritto che «nell’aprile del 2006 tra la Parrocchia di S. Maria delle Grazie di San Giovanni in Fiore nella persona del Parroco Don Franco Spadafora, con il benestare della Curia Arcivescovile della Arcidiocesi di Cosenza e i sigg. Atteritano Giuseppe, Atteritano Nicola e Ferrarelli Domenico veniva siglato un contratto di cessione della gestione della Casa di Riposo».

Ad ogni modo, il 12 giugno del 2006 Tiano rilascia per la casa di riposo un’agibilità ad uso uffici. L’otto settembre 2006, invece, Pignanelli, dirigente dell’Ufficio legale del municipio, rilascia il ricordato parere favorevole.

Secondo Lo Presti, si tratta di una contraddizione: il municipio dà un’agibilità per uffici, che è altro dall’uso sanitario, e poi esprime parere favorevole per l’accreditamento. Il dirigente regionale ci spiega che il parere del municipio, oggi non più necessario, poteva basarsi su due aspetti: la rispondenza con la programmazione regionale, relativa ai posti utili nel territorio, e la conformità con l’urbanistica. Il Comune non poteva intervenire su altro.

Intanto, secondo Lo Presti, era necessario che il Comune sapesse dalla Regione Calabria quale fosse la programmazione per San Giovanni in Fiore. Pignanelli doveva richiamare nel parere questo specifico aspetto, sottolinea Lo Presti. Il che nell’atto, che peraltro risponde a una richiesta del 2000, manca del tutto.

Poi, ci riferisce Lo Presti, il Comune non poteva non considerare il fatto che vi fosse un’agibilità solo per uso uffici. Per questo, conclude Lo Presti, quel parere di Pignanelli «sarebbe un falso in atto pubblico, a meno che non sia stato sanato da una verifica dell’Azienda sanitaria». In quanto a questa verifica, nel decreto di accreditamento è richiamato un parere dell’Azienda sanitaria Provinciale di Crotone che, «con delibera 153, del 21.05.2007, regolarmente in atti, ha espresso parere favorevole per il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento della Casa Protetta per anziani “Villa Florenzia” (è “Florensia”, in realtà, ndr)». Ovviamente, il problema dell’agibilità per uso uffici c’era e rimane: si può presumere che l’Asp non lo abbia rilevato e che il Comune non l’abbia segnalato all’Azienda sanitaria.

In particolare, in un’interrogazione del 10 maggio 2007 all’allora sindaco Antonio Nicoletti (Socialisti di Nencini) del consigliere comunale dell’epoca Angelo Gentile (Socialisti di Zavattieri), si legge che lo stesso «chiede di conoscere quali provvedimenti siano stati presi dopo che la S.r.l., subentrata all’Ente Morale “Casa di Riposo San Vincenzo de’ Paoli” nei locali ubicati nel vecchio monastero florense, ha chiesto al Comune, legittimo proprietario dell’immobile, un certificato di agibilità dello stesso e dopo che l’Ufficio Tecnico Comunale ha rilasciato un’agibilità solo “ad uso ufficio”». Più avanti, nella stessa interrogazione, è scritto che Gentile «chiede di sapere per quali fini da parte della suddetta S.r.l. sia stata chiesta all’Asl n. 5 la visita di una commissione di verifica e controllo, se questa commissione ha compiuto la sua verifica, a quali determinazioni sia pervenuta e se dagli uffici competenti sia stata informata che il Comune è il legale proprietario della struttura e che non esistono a tutt’oggi atti di concessione della stessa alla S.r.l. prima citata».

Nella risposta di Nicoletti, dell’undici giugno 2007, si legge che il sindaco «ha provveduto a richiedere il rilascio degli immobili di proprietà comunale» e «per ciò che attiene a una supposta verifica dell’Assl n° 5 di Crotone, la stessa non è stata richiesta da questo Ente, pertanto non si hanno notizie in merito».

Facciamo un passo indietro e torniamo al certificato comunale di agibilità per uso uffici, rilasciato da Tiano il 12 giugno del 2006. Il 24 aprile 2006 il parroco don Spadafora chiede l’agibilità al municipio. Si noti bene, la richiesta precede di qualche giorno la cessione del vecchio ospizio, avvenuta il 3 maggio 2006. L’istruttore amministrativo Francesco Madia risponde a don Spadafora a stretto giro (la data di protocollo è illeggibile nell’atto in nostro possesso, ndr): la richiesta non può essere accolta poiché si tratta di «un immobile di proprietà comunale» e comunque la medesima deve essere inoltrata al sindaco, allegando il documento relativo al «tipo di concessione sottoscritta con il Comune di San Giovanni in Fiore». Sembra che Madia sia informato della cessione a privati, che lo stesso parroco ha comunicato al municipio con lettera del 15 maggio 2006 (protocollo del 17 maggio, ndr).

Il 25 maggio 2006, a cessione avvenuta (il 3 maggio 2006, ndr) e registrata (il 23 maggio 2006, ndr) è il responsabile dell’Ufficio del Piano, Nicola De Luca, che a don Spadafora scrive che la richiesta non può essere evasa, in quanto dalla verifica della documentazione a corredo «la stessa risulta carente della licenza di esercizio dell’impianto ascensore». Il 12 giugno 2006, Tiano, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, rilascia l’agibilità per uso uffici. Si badi, non al parroco ma ai nuovi gestori, uno dei quali molto vicino al Pd, l’altro con relazioni politiche a destra e a sinistra. Nessuno contesterà, salvo, come ricordato, il consigliere comunale Gentile.

Abbiamo svolto questa lunga – e forse noiosa – disamina per completezza di informazione; per smentire dichiarazioni anche pericolose, come quella del consigliere comunale Salvatore Lopez (Socialisti di Nencini), il quale ha pubblicamente parlato di una pseudolegalità che può indurre all’emigrazione dei lavoratori della casa di riposo.

L’inchiesta di Infiltrato.it sull’Abbazia florense è arrivata anche a Bruxelles: la parlamentare Sonia Alfano, presidente della commissione europea Antimafia, è intervenuta sul caso, in una nota sul suo sito ufficiale.

Oggi, indipendentemente dai colori di partito, i consiglieri comunali di San Giovanni in Fiore devono dimostrare quanto conta per loro il bene comune e il rispetto delle regole. In proposito si legga anche l’articolo La politica non ha più alibi.

 

QUEI CONTATTI CON LA COSCA DI ‘NDRANGHETA IONA


Domenico Ferrarelli, uno dei titolari della casa di riposo gestita dalla San Vincenzo De’ Paoli, ebbe senz’altro dei contatti con la cosca di ‘ndrangheta Iona. Infiltrato lo ha appreso da fonte certa.

Diciamo subito, però, che Ferrarelli è stato assolto, processato con rito abbreviato, dalle accuse per la vicenda, compresa nell’operazione antimafia Ciclone-bis. I fatti risalgono al 2002. L’assoluzione  di Ferrarelli è avvenuta per mancanza di prove: la pubblica accusa non dimostrò il suo ruolo nell’estorsione ai danni di un fotografo, compiuta da un sodalizio di ‘ndrangheta. E non appellò la sentenza di assoluzione.

I contatti tra il Ferrarelli e uomini del sodalizio ci furono, però. Questo, ovviamente, non significa affatto che Ferrarelli sia un mafioso. Vuol dire, però, che ebbe contatti con uomini di mafia.

Dopo l’arresto del boss Guirino Iona, oggi in carcere al 41-bis, partì l’inchiesta Ciclone da intercettazioni dello ‘ndranghetista Ettore Ierardi, poi ucciso. Secondo le risultanze delle indagini, la società edile di Ferrarelli, distinta dalla San Vincenzo De’ Paoli srl, avrebbe dovuto rivecere un intervento del boss Giuseppe Pizzuto (reggente della cosca Iona in seguito all’arresto del boss Guirino) per cacciare un fotografo da locali in un palazzo acquistato dalla srl. Secondo l’accusa, Pizzuto, poi condannato col rito ordinario, avrebbe dovuto avere 40.000.000 di lire. In cambio avrebbe agito con suoi uomini, fra cui Ierardi, per mandare via il fotografo.

I primi contatti con Ierardi sono del socio della società edile di Ferrarelli. Ferrarelli, secondo quanto appreso da Infiltrato, entra in scena nel luglio 2002, quando il fotografo lascia i locali alla società. In questa vicenda a un certo punto la società di Ferrarelli diventa vittima del sodalizio criminale e subisce l’incendio di un mezzo meccanico.

Nell’agosto 2002, il Comune di San Giovanni in Fiore concede alla società di edificare un nuovo palazzo. Dal maggio del 2003 ci sono tentativi di chiamata del Pizzuto a Ferrarelli. I due, per quanto appreso da Infiltrato, parlano al telefono e si danno un appuntamento.

 

UN ESTRATTO DI ATTO GIUDIZIARIO CHE PROVA I CONTATTI

 

«Alle successive ore 18,28 dello stesso 31 maggio 2003, il PIZZUTO Giuseppe raggiunge telefonicamente l’utenza nr. ***** intestata ed in uso a FERRARELLI Domenico e concorda con questi un incontro davanti al bar “La Piovra”, ubicato in San Giovanni in Fiore. (conversazione n. 1891 31 maggio 2003; rit. 121/03).

Sul luogo concordato per l’appuntamento, il FERRARELLI arriva anzitempo e contatta il PIZZUTO per dargli conferma di essere già sul posto.

Giuseppe PIZZUTO chiama Mimmo e dice che ha bisogno di parlare con lui e lo aspetta vicino il bar “La Piovra” di San Giovanni. Mimmo conferma che lo raggiunge.

Mimmo chiama Giuseppe PIZZUTO e dice che è davanti “la piovra” (bar). Giuseppe dice che è di fronte che sta parlando con un amico e che lo vede».

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