Abbazia florense: l’ex sindaco Nicoletti scarica Pignanelli, che firmò quel parere che dice il falso

Si, io mi ero accorto delle irregolarità contenute nel documento firmato dall’avvocato Gaetano Pignanelli per l’accreditamento della rsa dalla Regione Calabria. Ho scritto diverse lettere a riguardo, non una. Ma non mi è arrivata mai risposta”. Con queste parole comincia la lunga conversazione con l’ex sindaco di San Giovanni in Fiore Antonio Nicoletti, il quale, dopo aver riconosciuto importanti responsabilità alla Curia, conclude: “Io sono il primo che spera venga fatta chiarezza. Vi consegnerò tutti i documenti in mio possesso”. E poi lancia una bordata all’attuale amministrazione: “Reperite anche tutti i verbali comunali a tal proposito. Non si sa mai dovessero sparire”.

di Carmine Gazzanni

Nicoletti_2È sera tardi quando sentiamo telefonicamente l’ex sindaco socialista di San Giovanni in Fiore, Antonio Nicoletti (in foto, ndr). “Ho amministrato la cosa pubblica – ci dice – come fosse stata la mia famiglia. Probabilmente non sarò stato il migliore sindaco del mondo, ma nessuno può dire che io con la politica mi sia arricchito o che abbia commesso delle irregolarità”. È proprio per questo che l’ex sindaco della cittadina calabrese, dopo il nostro articolo di ieri sulla vicenda dell’Abbazia florense, vuole chiarire la sua posizione sulla casa di riposo San Vincenzo De’ Paoli srl, di cui Infiltrato.it si sta occupando. Una discussione, quella con Nicoletti, serrata. Anche se rispettosa. È un fiume in piena: chiarisce i dettagli della questione, per poi concludere: “Io sono il primo che spera venga fatta chiarezza. Vi consegnerò tutti i documenti in mio possesso, compreso il verbale della Finanza. Lì c’è scritto tutto”. E non manca di lanciare una bordata anche all’attuale amministrazione: “E reperite anche tutti quelli comunali a tal proposito. Non si sa mai dovessero sparire”. Un dubbio palese, dato che la vicenda dell’Abbazia Florense – dopo la nostra inchiesta e l’interessamento nazionale – sta diventando una patata bollente che tutti vogliono evitare di avere in mano.

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Con Nicoletti partiamo proprio da dove ci eravamo fermati. Nell’articolo di ieri, infatti, scrivevamo che, secondo quanto Infiltrato.it era riuscito a ricostruire, l’attuale sindaco Antonio Barile avrebbe inviato due lettere per chiedere spiegazioni sul parere positivo all’accreditamento, da parte del municipio, inviato alla Regione. Una lettera all’avvocato Gaetano Pignanelli, allora dirigente dell’Ufficio legale del Comune, firmatario di quel parere – dell’otto settembre 2006 – tramite cui la Regione Calabria, come detto, ha proceduto all’accreditamento della casa di riposo; l’altra lettera proprio all’ex sindaco Antonio Nicoletti il quale, secondo quanto appreso da Infiltrato.it, avrebbe inviato a suo tempo una lettera con richiesta di spiegazioni a Pignanelli. Ma nessuna risposta sarebbe mai arrivata. “Sì, è vero – conferma Nicoletti –, ho scritto all’avvocato Gaetano Pignanelli perché mi accorsi di alcune irregolarità nel documento da lui firmato”. Non solo, aggiunge: “Ma mica ho scritto solo una lettera. Ne ho inviate tante a Pignanelli, alcune anche con ricevuta di ritorno. Nessuno può dire che non sia così: è tutto conservato nella mia documentazione”.

A questo punto, allora, rivolgiamo la stessa domanda che ci eravamo posti ieri direttamente a Nicoletti: perché, una volta che l’ex amministrazione ha riconosciuto le irregolarità di Pignanelli, nessuno ha avvisato la Regione che quel documento era un pacco (presentando, come ricostruito da Infiltrato.it, addirittura un falso)? Tre volte poniamo questa domanda all’ex sindaco. La risposta che ci arriva è sempre la stessa: “Io faccio il sindaco, non lo sceriffo. Vede, bisogna tenere in mente una cosa: nel contempo la Guardia di Finanza aveva aperto un fascicolo sulla vicenda e, quindi, aveva acquisito tutta la documentazione. Sono sempre stato convinto che sia necessario che ognuno faccia il proprio lavoro: certamente io non potevo sostituirmi alla Finanza”.

Insistiamo. Ma non era possibile, per così dire, un intervento istituzionale per bloccare l’accreditamento della Regione alla srl, fondato su un documento – quello del Pignanelli – contenente il falso? “No, non era possibile. Le ripeto: tutta la documentazione era stata acquisita. Bisognava necessariamente aspettare i risultati delle indagini della Finanza. Io ho sempre fatto il sindaco, non lo sceriffo”.

Ma allora che cosa è stato fatto dal 2007? “In quattro anni – ci racconta Nicoletti – ho mandato una miriade di lettere – molte delle quali non hanno mai ricevuto risposta – ora a Pignanelli, ora direttamente alla Curia. Non c’è mai stato in quattro anni un periodo di vacatio tra una lettera e l’altra di un mese. Basti consultare i fascicoli comunali per vedere se dico il falso”.

Nemmeno dalla Curia, dunque, sarebbe arrivata risposta alle richieste di chiarimenti da parte dell’ex sindaco. Un atteggiamento che confermerebbe quanto Infiltrato.it ha già più volte detto: la diocesi non sarebbe affatto scevra da responsabilità nella vicenda, dato che ha ceduto ad una società privata locali di proprietà del Comune. Della stessa opinione anche Nicoletti: “A prescindere dall’intento, che probabilmente sarà stato anche encomiabile, il fatto resta: la Curia ha ceduto locali di proprietà del Comune senza che l’amministrazione ne sapesse niente. Senza che nessuno venisse contattato”. Tutto si giocherebbe, dunque, intorno a Comune e Curia. E la società privata?Anche a loro – ci dice Nicoletti – ho inviato lettere, ma nessuno ha mai risposto”.

Eppure, una risposta noi l’abbiamo trovata. È del 29 maggio 2007, firmata da Giuseppe Atteritano e Domenico Ferrarelli, soci della San Vincenzo De’ Paoli srl. Nella lettera i due rappresentavano al sindaco Nicoletti la loro convinzione di detenere legittimamente i locali della casa di riposo, allegandovi, però, un verbale di sopralluogo della giunta comunale di San Giovanni in Fiore, del 18 maggio 1993, nel quale si legge a chiare lettere: “I locali della Casa di riposo San Vincenco De’ Paoli (allora opera di carità della parrocchia, non società a responsabilità limitata con lo stesso nome, ndr) ed il cortile interno, anch’essi di proprietà comunale restano alla Curia arcivescovile con uso vincolato al soggiorno degli anziani ospitati dalla Casa di riposo”.

A questa, fece seguito una replica del sindaco Nicoletti, del 6 giugno 2007, nella quale si legge: “Dal verbale allegato, emerge, come peraltro già a conoscenza di questo Ente, che la struttura di proprietà comunale, è stata concessa alla Curia Arcivescovile, perché la destinasse a Casa di Riposo. Va chiarito che dal punto di vista giuridico nessuna norma prevede la possibilità di sub-comodato (dal momento che, prima della cessione della parrocchia a privati, avallata dalla Curia, i locali erano dati in comodato gratuito alla Curia stessa, ndr), pur tenendo conto del tipo di attività svolta, peraltro svolta da società commerciale che per natura e definizione ha scopo di lucro. Pertanto, resta ferma la nostra convinzione che la legittimazione da voi vantata, non può essere riconosciuta da questo Ente, cha ha l’obbligo di definire i titoli di detenzione dei propri immobili nelle categorie stabilite dalla legge”. Segue precisazione circa la necessità di definire il “tipo di rapporto da instaurare” con la srl e “i tempi necessari alla stessa per rilasciare l’immobile”, già avvenuto l’appalto per la rifunzionalizzazzione del complesso badiale.

Stando a quanto riferitoci dall’ex sindaco, sarebbe nato uno scontro istituzionale e di proprietà tra Curia e Comune, di cui la srl avrebbe poi approfittato per continuare a godere dei benefici derivanti dall’accreditamento e per continuare a restare gratuitamente in locali di proprietà pubblica.

Tutto questo, a partire da un documento – quello dell’avvocato Gaetano Pignanelli – dalle palesi falsità, come d’altronde confermatoci anche da Nicoletti, che lo ha scaricato. Va detto che Pignanelli in quel periodo si trasferì alla Provincia di Cosenza come dirigente.

È da sei anni che questa brutta storia va avanti. Ora, dopo le inchieste di Infiltrato e del suo direttore, Emiliano Morrone, che ha perfino inviato un esposto alla Procura di Cosenza e alla Corte dei conti, poi consegnando personalmente il parere di Pignanelli a Bruno Calvetta, dirigente del Dipartimento 10 della Regione Calabria (il quale dipartimento nel 2007 concesse l’accreditamento alla srl, ndr), non è più possibile che istituzioni locali, giornalisti e politici dicano di non sapere o non abbiano chiaro il quadro. E non è ammissibile il tentativo di screditare il direttore, tentando di isolarlo pericolosamente, addirittura attribuendogli la volontà di nuocere ai lavoratori e agli anziani della casa di riposo o un gioco al massacro.

Di massacro scrive Saverio Basile, direttore del Corriere della Sila, nel numero di questo settembre: in un corsivo sembra riferirsi proprio al direttore Morrone, col rimprovero di essersi occupato del ruolo di monsignor Leonardo Bonanno nella vicenda, benché vescovo di nuova nomina, originario proprio di San Giovanni in Fiore. Mentre Pietro Bellantoni, di Ossigeno per l’Informazione, racconta tutt’altra storia sul comportamento del nostro direttore che, a testa alta,  benché lasciato da solo in Calabria, non si è piegato alle pressioni del potere.

Per fortuna in Italia e oltre tutta questa vicenda inquietante si sta diffondendo grazie al web. E ora è arrivata pure al ministro della Giustizia Paola Severino, con l’interrogazione parlamentare presentata dal deputato IdV Francesco Barbato.

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