Abbazia florense: Infiltrato espone alla procura l’atto con il falso del Comune di S. Giovanni in Fiore

Infiltrato.it continua la sua battaglia. Nonostante le minacce di querele. E, dopo il convegno di ieri, il direttore Emiliano Morrone ha inviato un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti. Intanto si fanno sempre più pesanti le ombre, oltreché sulla Curia, anche sull’operato del Comune: avrebbe taciuto su alcune irregolarità giuridiche e avrebbe detto il falso in un documento grazie al quale la casa protetta San Vincenzo De’Paoli srl ha ricevuto poi l’accreditamento da parte della Regione. Intanto Infiltrato.it, nella persona del nostro direttore Emiliano Morrone, ha chiesto pubblicamente le dimissione del presidente del Consiglio comunale Luigi Astorino (Pdl) che lì, alla casa di riposo, ci lavora.

 

di Carmine Gazzanni

Esposto_terLa verità fa male. Ci si sente minacciati quando non si ha la coscienza apposto. Tanto se si è un cittadino, tanto se si ricopre una carica pubblica. Finanche se si è Sua Eccellenza. Ecco perché Leonardo Bonanno, vescovo della diocesi di San Marco Argentano-Scalea (Cosenza), ha deciso di querelarci: nell’inchiesta – parole del suo legale – ci sarebbero “affermazioni del tutto gratuite e palesemente in veritiere”, che “offendono l’onore e il decoro personale nonché la reputazione pubblica, privata e ministeriale dell’Ordinario Diocesano”. Peccato che dalla nostra ci siano documenti che provano quanto abbiamo scritto.

Ecco perché non abbiamo paura. La verità non ha che una voce. Dovrebbe saperlo l’alto prelato. Ed ecco perché questa battaglia Infiltrato.it non vuole mollarla. È una questione morale, oltreché giornalistica.

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La storia, infatti, non finisce qui. Secondo ulteriori documenti di cui siamo venuti in possesso, si addenserebbero pesanti ombre anche sull’operato del Comune di San Giovanni in Fiore nell’iter amministrativo relativo alla casa di riposo: l’allora dirigente Gaetano Pignanelli diede parere favorevole per l’accreditamento della Regione tacendo, però, su evidenti illeciti giuridici (come riferitoci dall’avvocato Domenico Monteleone) e, non contento, avrebbe scritto anche il falso.

Ma andiamo con ordine. Era il 17 luglio. Il direttore di Infiltrato.it Emiliano Morrone svelava in un’inchiesta  particolari inquietanti di una vicenda dai contorni tutt’oggi poco chiari: trame di potere che praticamente investono tutti. Dai privati, fino alle istituzioni, politiche e religiose. È la storia dell’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore (Cosenza). L’edificio storico è del XIII secolo, di raro valore. All’interno la Chiesa vi ha gestito per decenni un’opera pia, assistendo e curando anziani bisognosi. Ecco il passaggio importante: dal 1946 i locali, del Comune di San Giovanni in Fiore, sono dati in comodato d’uso alla parrocchia. Nel 2006, per debiti d’importo fin qui sconosciuto, la parrocchia cede l’attività a privati, che ovviamente la riorganizzano per lucro.

Ed è proprio su questo passaggio che si addensano dubbi decisamente inquietanti. E non solo sull’Eminenza Bonanno (è proprio lui, infatti, che ha firmato l’atto di cessione), ma anche – come emerge dagli ulteriori documenti di cui disponiamo – sul comune di San Giovanni in Fiore.

SAN GIOVANNI IN FIORE. UN’AMMINISTRAZIONE DISTRATTARicordiamolo: i locali dell’Abbazia erano (e sono tuttora) del comune di San Giovanni. Come detto, infatti, questi erano assegnati dal Comune in uso gratuito alla parrocchia. Quando però c’è stata la cessione al privato, nessuno dall’amministrazione ha alzato la voce o si è ricordato che quelle stesse strutture fossero (e siano) proprietà del Comune. Salvo il consigliere comunale dei socialisti di Zavettieri, Angelo Gentile, l’unico ad aver interrogato l’allora sindaco  il solo ad aver denunciato le anomalie. Nei fatti, dunque, la privata San Vincenzo De’Paoli srl è rimasta per anni nei locali dell’Abbazia. Gratis. Senza versare un solo soldo ai proprietari, cioè al Comune. Ovvero, a ben vedere, ai cittadini.

SOLDI DALLA REGIONE? PER IL COMUNE NESSUN PROBLEMA – L’amministrazione comunale non solo ha taciuto, ma è stata anche sin troppo accomodante nei confronti della società privata. Capiamo perché: la srl, venuta in possesso dei locali per la Casa di riposo, aveva chiesto l’accreditamento alla Regione, la quale, per concederlo, aveva a sua volta chiesto parere al Comune. Che, pur avendo citato la De’ Paoli in giudizio per il rilascio degli immobili, ha espresso parere positivo. Dimenticandosi, come detto, che la società già operava in assoluta gratuità in locali non suoi. Ed è proprio in questo documento, peraltro, che emergono altri due incredibili illeciti.

LA SRL “OPERA DAL 1946”. ANCHE SE È NATA NEL 2006 – L’amministrazione comunale ha detto il falso. Nel documento tramite cui l’amministrazione comunale “esprime parere favorevole” affinché la srl venga “inserita tra le aziende esercenti il servizio di assistenza e cura agli anziani”, si dice il falso. È infatti scritto che la “Casa di Riposo San Giovanni De’ Paoli srl” esercita “l’attività ricettiva di assistenza agli anziani fin dal 1946”. Falso. È l’opera pia della chiesa che esercita da quella data. Pur volendo, infatti, sarebbe impossibile dato che la società non è stata fondata che nel maggio del 2006.

Domanda: perché quest’incredibile errore? A non voler essere maliziosi tutto sembrerebbe dovuto ad una confusione di nomi, dato che anche l’opera pia si chiamava appunto “San Vincenzo De’Paoli”. La società privata, in altre parole, ne ha ripreso pari pari il nome. Unica differenza: la prima era senza scopo di lucro, la seconda sì. Eccome.

UN MERO DISGUIDO? NO: “UNA COSA ILLEGITTIMA” – Un mero disguido? No, molto di più. “È una cosa illegittima”, ci conferma infatti l’avvocato Domenico Monteleone che si è occupato della questione. “Basta prendere un manuale di diritto commerciale per verificare. Se si vanno a vedere i nomi che sono appropriabili per le società, si può facilmente osservare che ci sono delle irregolarità”.

I nomi di origine geografica e storica – continua infatti l’avvocato – non sono appropriabili. Lei non troverà mai per esempio una società che si chiama Taurianova srl. Oppure non troverà mai una società che si chiama San Francesco D’Assisi srl. I nomi di origine storica, geografica, religiosa, che rappresentano comunque un sentimento popolare non sono appropriabili. Anche perché creerebbero confusione”. Proprio come nel caso dell’Abbazia Florense, dunque. Anzi, qui la situazione è ancora più ingarbugliata dato che la “confusione” non è derivante soltanto da un “nome storico”, ma dal fatto che si è copiato pari pari il nome della precedente gestione: “indicare la società col medesimo nome dell’opera pia non mi pare dubbio che crei una pesante confusione”.

Un illecito, dunque, su cui l’amministrazione comunale di Antonio Nicoletti (centrosinistra) ha preferito tacere e che ha portato la stessa a dire il falso, dato che, come scritto, ha riferito alla regione che la srl lavorava dal 1946. Sessant’anni prima della sua stessa fondazione.

EVITIAMO POSSIBILI CONFLITTI. DIMISSIONI PER ASTORINO – Ecco perché, dunque, Infiltrato.it, nella persone del direttore Emiliano Morrone, ha presentato un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti affinché si faccia chiarezza sulla vicenda ed emergano le reali responsabilità, anche per lavori all’interno di quei locali eseguiti, secondo Gentile, senza autorizzazione delle Soprintendenze. Intanto, però, l’amministrazione di San Giovanni in Fiore avrebbe modo di rifarsi. Pubblicamente Morrone ha chiesto al sindaco Antonio Barile le dimissionI del Presidente del consiglio comunale Luigi Astorino dato che questi lavora proprio presso la casa protetta. Unico modo per evitare il dubbio (pesante) di conflitto d’interessi. Unico modo per l’ente Comune di recuperare (in parte) la credibilità perduta. Anche per Barile Astorino dovrebbe dimettersi. Verificheremo la coerenza del sindaco. Alle parole devono seguire sempre i fatti.

 

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