Abbazia florense: il documento col falso del Comune e le cazzatelle della politica, che tace sugli orrori

Rispetto all’intera vicenda che da mesi stiamo raccontando su Infiltrato, il Pd locale chiede le dimissioni del presidente del consiglio comunale, Luigi Astorino (Pdl), medico lì alla casa protetta. Astorino dice che non è incompatibile, ma “un professionista che agisce in scienza e coscienza”. Monica Spadafora, consigliere comunale dell’Udc, conserva il dubbio che la nostra inchiesta sul caso Abbazia florense non sia vera. Il sindaco Antonio Barile (Pdl) dichiara che Astorino dovrebbe dimettersi da una delle cariche e ci rimprovera di aver voluto fare lo scoop giornalistico con l’uscita di quel documento contenente il falso, che a suo avviso avremmo dovuto consegnare prima a lui.

 

di Emiliano Morrone

IlfalsocomunaleC’è un documento del Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza) che dichiara il falso (in foto, nda). Con questo, la casa di riposo nell’Abbazia florense è stata accreditata dalla Regione Calabria, pur operando senza contratto in locali del municipio. Gli immobili, del 1200, hanno l’agibilità per uffici. La gestione, la San Vincenzo De’ Paoli srl, all’interno ha realizzato lavori di adeguamento. Mancherebbe il parere delle soprintendenze. Ne parla Angelo Gentile, ex consigliere comunale dei Socialisti di Zavattieri, il solo a seguire scrupolosamente la vicenda, dopo l’accordo con cui l’allora parroco don Franco Spadafora, con l’avallo di monsignor Leonardo Bonanno per la Curia arcivescovile di Cosenza, cedette il vecchio ospizio alla San Vincenzo De’ Paoli srl.

Guarda caso, la srl si chiama come l’ospizio, che era un’opera pia, attiva a San Giovanni in Fiore dal 1946. “Una cosa che non potevano accettare gli organi di controllo, essendo vietata”, commenta l’avvocato Domenico Monteleone, del Comitato Pro Abbazia florense. Guarda caso, la scrittura privata tra le parti è dello stesso giorno dell’atto di costituzione, cioè del 3 maggio 2006. Una pratica concordata tra i soci, don Spadafora e anche la Curia, se è vero che, a un incontro tra l’attuale parroco don Germano Anastasio e il vescovo di Cosenza Salvatore Nunnari, c’erano anche Giuseppe Atteritano e Domenico Ferrarelli, tra i titolari della srl.

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Per come riferisce don Anastasio, il vescovo l’aveva convocato per la spinosa vicenda dell’Abbazia florense. Ma c’erano anche i due imprenditori all’appuntamento, durante il quale monsignor Nunnari spinse perché don Anastasio nominasse come legale della parrocchia l’avvocato Carlo D’Ippolito, già rappresentante della Curia nella causa civile avviata dal Comune di San Giovanni in Fiore per il rilascio degli immobili.

Gentile riferisce d’essere certo che le soprintendenze non abbiano autorizzato alcunché lì alla casa di riposo: sia perché non c’è traccia negli atti, sia perché non potevano, visto che i locali sono del Comune.

Riassumiamo. La Curia arcivescovile di Cosenza ignora che i locali in questione, ricevuti in comodato d’uso dal 1946 per l’opera pia San Vincenzo De’ Paoli, sono del municipio. A cedere l’ospizio è don Franco Spadafora, poi condannato per truffa e appropriazione indebita, su denuncia di don Germano Anastasio. Il vescovo Salvatore Nunnari e il poi ordinato vescovo (dallo stesso Nunnari) Leonardo Bonanno conoscono la disastrosa gestione della parrocchia da parte di don Spadafora, sanno dei debiti e di irregolarità pesanti riguardanti terreni parrocchiali i cui fitti aiutano l’ospizio, nel quale gli anziani vengono assistiti a titolo gratuito. Lo scrive padre Santo Canonico, predecessore di don Anastasio, in una lettera a monsignor Nunnari. Noi lo riportiamo nella nostra inchiesta sul caso, ma né il vescovo Nunnari né il vescovo Bonanno (all’epoca suo vicario), che annuncia azioni legali nei nostri confronti, smentiscono.

I vescovi sanno ma tacciono, o aspettano tempi migliori. Quella casa di riposo è evidentemente una bella patata bollente per la Curia, specie dopo la triste e inquietante vicenda dell’Istituto Papa Giovanni, di Serra d’Aiello (Cosenza). A gestire la casa di riposo è un sacerdote colto ma pieno di debolezze e forse anche ricattato, come ci ha già detto il deputato del luogo Franco Laratta (Pd). Intanto, lo stesso don Spadafora vende terreni e loculi cimiteriali della parrocchia. Abusivamente. E fa uscire opere sacre, che spariscono nel mercato nero. Alla parrocchia mancano valori per due milioni di euro, secondo don Anastasio. Il ricavato delle vendite illecite viene destinato all’ospizio, narra agli inquirenti don Spadafora, che poi lo cede per debiti. Si scoprirà che il prete non pagava da anni le bollette della casa canonica. Tutto normale o dietro c’è qualcosa di molto, molto grosso?

Per i carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale (Ntpc) è fortemente dubbio che la Chiesa potesse cedere quell’opera di carità, ed è assolutamente certo che i locali sono di proprietà del Comune di San Giovanni in Fiore.

A parte, sempre riguardo all’Abbazia florense, il restauro finanziato con fondi europei è attualmente sospeso. In corso c’è una causa civile tra il Comune di San Giovanni in Fiore e l’ex appaltatore, Ati Lufraco di Rende (Cosenza), che pretende oltre un milione di euro per i lavori effettuati e il lungo fermo dei ponteggi. I progettisti e direttori del restauro, Domenico Marra, Giovanni Belcastro e Salvatore Marazita, sono stati nominati irregolarmente con delibera di giunta municipale e in violazione della normativa sugli appalti, secondo l’Autorità di vigilanza sui Lavori pubblici. E attualmente sono sotto processo per lavori ordinati senza autorizzazione delle soprintendenze. Di fatto, a prescindere dagli aspetti penali, che la magistratura accerterà, da quel restauro sono emerse crepe e danni. Al punto che i carabinieri del Ntpc sostengono che con una minima scossa l’Abbazia florense potrebbe crollare.

Di là dalla questione penale, che ha il suo iter, i direttori dei lavori sono ancora Marra, Belcastro e Marazita, nonostante le conclusioni dell’Autorità di vigilanza. Ai tempi era sindaco il socialista Antonio Nicoletti, lo stesso che avviò la causa contro la San Vincenzo De’ Paoli srl e la Curia arcivescovile di Cosenza per il rilascio degli immobili, visto che la Curia aveva ceduto un ospizio di carità in locali comodati dal Comune, poi trasformato dai privati in casa protetta. Solo che l’amministrazione comunale, Nicoletti sindaco, rilasciò quel parere alla Regione Calabria di cui abbiamo scritto all’inizio. Un falso, visto che lì c’è scritto che la San Vincenzo De’ Paoli srl opera dal 1946. Da un lato, dunque, il Comune dà parere favorevole con un documento che dichiara il falso, dall’altro fa causa per riprendere gl’immobili.

Rispetto all’intera vicenda che da mesi stiamo raccontando su Infiltrato.it, il Pd locale chiede le dimissioni del presidente del consiglio comunale, Luigi Astorino (Pdl), medico lì alla casa protetta. Astorino, a noi che per primi ne abbiamo preteso le dimissioni, ha detto di non essere incompatibile, ma “un professionista che agisce in scienza e coscienza”. Monica Spadafora, consigliere comunale dell’Udc, conserva il dubbio che la nostra inchiesta sul caso Abbazia florense non sia vera. Il sindaco Antonio Barile (Pdl) dichiara che Astorino dovrebbe dimettersi da una delle cariche e ci rimprovera di aver voluto fare lo scoop giornalistico con l’uscita di quel documento contenente il falso, che a suo avviso avremmo dovuto consegnare prima a lui.

Nessuno, alla data odierna, si esprime con chiarezza e rigore sulle responsabilità politiche e amministrative del caso. Ciò dovrebbe essere fatto subito, in un consiglio comunale aperto, a prescindere dai colori politici. Inutile la difesa delle parti: se si vuole recuperare l’Abbazia florense, la Procura della Repubblica deve ripristinare la legalità e la politica tornare una volta per tutte alla responsabilità pubblica.

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