A 20 ANNI DA MANI PULITE/ Ecco i problemi italiani e le proposte

di Emiliano Morrone

Il 17 febbraio si ricorderà “Mani pulite” al Teatro Elfo di Milano, alle ore 17. Parleranno Marco Travaglio, Giuliano Pisapia, Leoluca Orlando, Gianni Barbacetto e Antonio Di Pietro, il protagonista dell’inchiesta. L’Infiltrato, che oggi vi dedica uno speciale approfondimento, trasmetterà la diretta web dell’evento. I più giovani non conoscono i fatti dell’epoca e le conseguenze a distanza.

20_anni_da_mani_puliteMolti di loro, però, partecipano alle discussioni in rete, che sempre più spesso riguardano la politica, intesa come casta autoreferenziale. Ogni giorno, su Internet si moltiplicano le informazioni, le opinioni e i contributi a riguardo; soprattutto alla notizia di scandali nei palazzi e nei partiti.  

“Mani pulite” può essere ritenuta l’inizio della trasformazione della coscienza collettiva, prima che lo spartiacque fra Prima e Seconda Repubblica. Le rivoluzioni, però, sono lente, e di questo bisogna averne piena consapevolezza. Oggi si dice che dagli arresti e dalle sentenze di allora è cambiato niente, che la politica è ancora più sporca e spregiudicata. L’opinione pubblica osserva che parlamentari, presidenti, sindaci, assessori e consiglieri badano solo ai propri affari: la condanna della politica come strumento per orientare, ordinare e migliorare la società è netta e inappellabile. Cancellare in questo senso la politica, significa perpetuare lo stato delle cose. Qui ci limitiamo a considerare alcuni punti del problema.

Primo: i magistrati, come ha ricordato in una recente intervista Piercamillo Davigo, ai tempi nel pool di “Mani pulite”, hanno il solo compito di scoprire i reati e rendere giustizia. Perché a nessuno è consentito ergersi al di sopra della legge.

Secondo: negli anni, grazie alla distrazione e all’opportunismo generale, ad accordi trasversali interessati e alla scomparsa dell’etica come fondamento della vita pubblica, le leggi sono state modificate ad uso e consumo di poteri finanziari, economici e in subordine politici. Lo ha significato in forma meno esplicita Gherardo Colombo, altro magistrato di “Mani pulite”. Basti rammentare, quale esempio, la depenalizzazione del falso in bilancio, opera della potenza mediatica e politica di Silvio Berlusconi, a cui la sinistra di Massimo D’Alema ha dato un aiuto eccezionale. Resta aperta la questione di come in Italia si possa fare impresa, al di là delle misure per la crescita e la semplificazione varate dal governo Monti. In proposito, non si può dimenticare il capitolo del terremoto in Abruzzo, con tutte le speculazioni delle cricche, in attesa di verdetto giudiziario. Ci chiediamo, cioè, se sia garantita davvero la libera concorrenza, posto che fu proprio “Mani pulite” a svelare il sistema degli appalti truccati e dei finanziamenti illeciti ai partiti. Sul piano evolutivo, come sintetizzato dall’amico filosofo Giacomo Marramao, ieri si rubava per i partiti, oggi si ruba per sé.

Terzo: se “Mani pulite” ha dato un duro colpo ai protagonisti della corruzione, e se ne è derivato uno sdegno collettivo per la gestione criminosa dell’amministrazione statale, i partiti hanno consolidato il loro predominio con la creazione di nuovi apparati pubblici, pagati dai contribuenti. L’importante battaglia contro i privilegi della “Casta” deve tenere conto, come evidenziato più volte dallo stesso Di Pietro, oggi deputato e leader dell’Italia dei Valori, anche degli organismi inutili o troppo costosi. In tema di Authority, si invitano i lettori a verificare come vengono nominati i loro presidenti e l’ammontare delle loro indennità. La lottizzazione della Rai, invece, era e rimane l’ennesima questione irrisolta di una Repubblica che, con l’avvento della tecnocrazia, vuole proporsi rinnovata agli alleati americani. Ancora, la sanità è gravemente compromessa dalla mano dei partiti, che decidono i vertici delle asl, degli ospedali e dei reparti. Da ultimo, non si può scordare tutto l’intreccio dei rapporti dentro le società a capitale pubblico, per cui si richiama il caso Finmeccanica o Equitalia. Nella fattispecie, le nomine dei dirigenti sono sempre espressione dei partiti e i primi non hanno limiti efficaci circa la cumulazione di cariche (spesso incompatibili), le assunzioni, le consulenze e la contrattazione con privati.

Quarto: oggi si discute, spesso in malafede, di responsabilità civile dei magistrati. Succede perché i nemici della legalità giocano sui sentimenti delle vittime degli errori. Nelle loro uscite televisive, onorevoli e senatori, in parlamento grazie al “Porcellum”, non parlano mai delle lacune intrinseche della giustizia. Sicché accusano genericamente le toghe, approfittando della situazione: un monologo senza contraddittorio, in cui i “nominati” a palazzo screditano il potere giudiziario, secondo una logica induttiva. L’intento malcelato è garantirsi spazi di manovra, finalizzata al portafogli e al consenso elettorale. Negli ultimi anni, sulla linea di “Mani pulite” ma in relazione ad altri contesti, sono state compiute altre inchieste sul potere. Fra tutte, si citano quella sulla P4, della Procura di Napoli, e quella sui comitati d’affari, della Procura di Catanzaro. La seconda, si precisa, ha portato alla condanna in appello dell’ex governatore della Calabria, Agazio Loiero; benché sia stata smembrata e compromessa da provvedimenti, equivoci e polemiche non chiari a molti italiani. Degli sviluppi delle indagini a Napoli, invece, si sa ormai poco. Come dichiarò il pm antimafia Pierpaolo Bruni, della Dda di Catanzaro, “i giudici seguono le leggi, insieme strumenti e paletti d’intervento”. Questo significa che le leggi le fanno e le votano i politici, che dunque possono scamparla o determinare un abbassamento del controllo sociale, attraverso le loro funzioni e risorse. 

Si tratta di comprendere, allora, che:

1) l’attualità di “Mani pulite” – e il caso del senatore Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, è l’ultima, clamorosa prova – dipende anche dal fatto che la società non vuole assumersi la propria responsabilità politica;

2) la criminalizzazione totale della politica non serve;

3) occorre una nuova legge elettorale, la quale permetta ai cittadini di scegliere e di essere rappresentati, evitando quella spartizione del parlamento cui puntano Pdl e Pd con le loro proposte in materia;

4) è necessario spingere la politica a riacquistare quel ruolo di guida che aveva in passato, atteso che, con Marramao, intervistato da Carmine Gazzanni, i partiti (storici) vi hanno dolosamente rinunciato;

5) è indispensabile concentrare su un terreno concreto la passione civile che viaggia in rete. Anche per alzare il livello della classe dirigente, che al momento è diretta emanazione delle segreterie di partito, a tutela di progetti particolari, lontanissimi dai loro oneri politici.

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