4 REFERENDUM/ Di Pietro non molla: presentati in Cassazione i quesiti anticasta e su articolo 18

Appena qualche ora fa Vendola, con un colpo di spugna, avrebbe cancellato tutto il comunismo che è in lui e avrebbe aperto all’intesa con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro, mollando Di Pietro. Ennesima bufala mediatica, smentita da Vendola sul suo profilo twitter. Nel frattempo Tonino da Montenero, che seduto a un tavolo da poker ci starebbe benissimo, rilancia e deposita in Cassazione 4 quesiti referendari, due anticasta e due sull’articolo 18.

Appena qualche ora fa Vendola, con un colpo di spugna, cancella tutto il comunismo che è in sé e apre all’intesa con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro. E non si capisce chi sia il diavolo e chi l’acqua santa, se il Presidente con l’orecchino o l’Udc. Ma Antonio Di Pietro, che su un tavolo da poker ci starebbe benissimo, rilancia e deposita in Cassazione 4 quesiti referendari, due anticasta e due sull’articolo 18.

di Antonio Acerbis

di_pietro_referendum_anticasta1Chi si guarda indietro è perduto, così come chi si guarda troppo intorno e non capisce mai da che parte stare. Problemi di altri, non certo di Antonio Di Pietro che a fare la mammoletta di turno proprio non ci sta. Oramai è salito sul ring della politica vera e non ha la minima intenzione di gettare la spugna, nonostante colpi bassi e arbitri corrotti, fino a quando questo Sistema marcio non calerà il sipario e lascerà spazio a movimenti, Cinque Stelle e a chi, da sempre – dai tempi di Tangentopoli – usa mazza e ramazza per togliere la polvere accumulata nei democristiani anni d’oro.

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Veniamo al dunque.

Stamane l’Italia dei Valori ha depositato in Cassazione 4 quesiti referendari, di cui due anticasta: uno per abolire ogni forma di finanziamento ai partiti e cancellare il sistema dei rimborsi elettorali; l’altro per tagliare definitivamente la diaria dei parlamentari.

Gli altri due, invece, si concentrano sulla riforma del mercato del lavoro e sono entrambi abrogativi: il primo sulla revisione dell’articolo 18, il secondo sull’articolo 8, che “distrugge i contratti collettivi nazionali“.

La raccolta firme partirà ai primi di ottobre, con l’obiettivo di raggiungere le 500 mila firme e presentarle a inizio 2013. “Ce la abbiamo fatta le altre volte” – scrive Di Pietro sulla sua pagina facebook – “a maggior ragione ce la faremo stavolta, quando in ballo ci sono i privilegi della Casta da un lato e il diritto dei lavoratori dall’altro. Servono 500mila firme. Ne vogliamo almeno il doppio.”

Non ti curar di loro e passa, sembra essere questo il diktat che Di Pietro si è imposto per uscire rafforzato da una bufera mediatico-politica che sta cercando in ogni modo di spazzarlo via dal Parlamento. Al di là dei suoi errori, ne abbiamo scritto diverse volte in passato, è fuori discussione che il leader Idv sia una spina nel fianco per il Governo Monti e uno spauracchio per i peones – Pd, Pdl, Udc e altri – che programmano la grosse koalition per andare a occupare le prossime poltrone governative.

L’alleanza vera si fa sui programmi – continua Di Pietro – e mi rifiuto di pensare che Nichi Vendola possa rinunciare alle nostre battaglie comuni sui diritti dei lavoratori. Bersani? Decida cosa vuole fare da grande.” 

Il programma Idv è chiaro e delineato da tempo: su lavoro e casta non si transige. L’uno va difeso a spada tratta, l’altra va attaccata senza pietà.

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Chiediamo ai cittadini – ha spiegato il leader dell’Idv – se ritengono giusto che ci siano dei diritti minimi dei lavoratori garantiti da contratti nazionali o se si vuole lasciare al singolo datore di lavoro di decidere, tornando così al colonialismo e ai lavoratori come schiavi. E se credono che il licenziamento illegittimo, una volta certificato come tale da un tribunale, non debba passare in gloria con una mancia ma debba essere revocato“. E ancora: “Cerchiamo che la politica, in un momento così difficile, dia il buon esempio, per questo chiediamo ai cittadini se non vogliono più i finanziamenti ai partiti, travestiti da rimborsi elettorali, in modo che l’attività politico-parlamentare torni a essere un servizio civile“. Ecco perché è necessario abolire la diaria, “un doppio stipendio mascherato“.

A questo punto la palla passa al popolo (cosiddetto) sovrano e staremo a vedere se gli italiani sono così assopiti e storditi da berlusconismo e montismo da aver tirato i remi in barca e smesso di lottare per i propri diritti o se, piuttosto, ci sarà – come altre volte nella storia del nostro Paese – uno scatto d’orgoglio. Ad maiora.

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