Diventa un infiltrato

Ci sono casi nel mondo, e questo ne è un esempio, in cui spostare avanti l’asse della tecnologia equivale a spostare avanti la frontiera della libertà. E se vale come conquista generale, ciò è maggiormente apprezzabile in un mondo, quello del giornalismo, dove la libertà da greppie e guinzagli è condizione indispensabile per raccontare storie, documentare fatti, offrire spunti di riflessione, esprimere opinioni, contribuire alla creazione di nuove idee.

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Non un melting pot indefinito e buonista o, peggio, una pappa indistinta e indigesta buona a tacerle le storie, a nasconderli i fatti, a scansarle le riflessioni e a reprimerle le opinioni, ma un percorso originale che muova in direzione ostinata e contraria al conformismo imperante.

Il web journalism, il giornalismo “in rete”, ovvero la forma più vasta ed espansa dell’intera storia dell’informazione, agevola i percorsi della comunicazione non conforme e, principalmente, neutralizza la trappola del giornalismo incagliato “nella rete”. Quello stretto nelle maglie di lobby e camarille, piegato agli interessi delle conventicole economiche e piagato dalla cosca del pensiero unico.

L’Infiltrato, ad un anno esatto dall’inizio delle “trasmissioni”, oggi alza le vele e prende il mare verso altre latitudini. Una generazione nuova di giornalisti sta crescendo dalla periferia del Paese: indipendente, libera, coraggiosa. I tempi stanno cambiando, cantava molti anni fa Bob Dylan, e quella canzone, per tanti della mia generazione, suona ancora nella testa. Ma suona anche per molti che giovani lo sono oggi, come i ragazzi dell’Infiltrato, quelli che hanno voluto mettere il sottoscritto al timone della barca. Ragazzi che in un anno sono riusciti a spezzare il cerchio opprimente del provincialismo e ad accreditarsi con forza sul piano dell’informazione nazionale. Lo spazio ricevuto dalla popolare trasmissione Uno Mattina e dal principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera, stanno a testimoniare l’eccezionale lavoro svolto, come nel caso dei risvolti inediti legati alla scomparsa di Emanuela Orlandi, uno dei misteri più fitti d’Italia, e rivelati dall’Infiltrato. Un buon lavoro “certificato” anche dalla censura subita su Facebook ma non da Facebook, bensì per mano di qualche sparafucile in mano alla politica o di cottimisti per mammasantissima di periferia.

Ma come sarà il nuovo giornale? La formula è quella del settimanale di taglio nazionale, con temi che si alterneranno nel palinsesto secondo una scansione quotidiana. La struttura peculiare dell’Infiltrato, ovvero quella legata al giornalismo investigativo e d’inchiesta, verrà potenziata e perfezionata e ad essa, come seconda architrave, si affiancherà la sezione dedicata ai fatti di politica e attualità. Questo sino al giovedì. Il weekend sarà invece dedicato al buonvivere e alle storie: cibo, vino, viaggi, interviste e ritratti di personaggi, letture, sport, giochi, musiche e visioni, gusto e benessere chiuderanno la settimana. Poi le rubriche, Lorsignori e Controcorrente, amarcord dedicato a due penne eccelse del giornalismo italiano: Fortebraccio e Montanelli, amici e nemici di un tempo indimenticabile.

Da oggi, quindi, la navigazione è verso il mare aperto. L’unica nota negativa è che le penne dell’Infiltrato giovani lo saranno un po’ meno. A quelle esistenti, a partire da Andrea Succi che l’Infiltrato se l’è inventato (con la collaborazione di Carmine Gazzanni, Donato Giannini, Tiziana Pinto e Federico Succi), se ne aggiungono di più stagionate: la nostra, che arriva dopo la direzione dei quotidiani Nuovo Molise e La Voce, e quella dell’ottimo inchiestista Michele Mignogna, proveniente da Primonumero, a cui qualcuno ha già recapitato la testa mozzata di un capretto. Un tandem, Di Bello – Mignogna, direttore e condirettore dell’Infiltrato, che darà il torcibudella a molti di quei lorsignori che adesso, mentre ci stanno leggendo, sono già al lavoro per farcela pagare. Ma non ce ne curiamo. Solo “chi combatte può morire”, ci ricorda l’eroe di Scozia William Wallace. “Certo chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione di tornare qui sul campo di battaglia per urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la LIBERTA’!”. Questo il grido di Wallace, alias Braveheart.

Ecco, il senso di questa nuova avventura, almeno per quel che ci riguarda, sta in queste parole. Fra molti anni da adesso, in punta di penna, per noi sarà stata una battaglia di libertà da greppie e guinzagli, da lobby, camarille e cosche.

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