MODA/ L’Unità d’Italia, Roma e la nascita della moda nazionale.

L’Unità italiana ha significato moltissimo per il paese da ogni punto di vista, ma uno dei settori che ne ha risentito di più è stato certamente quello della moda. Infatti, il 1861 ha dato il via ad una serie di processi che hanno condotto alla nascita del sistema moda italiano.

di Francesca Di Iullo

unitfontanaL’unificazione del paese e la conseguente proclamazione di Roma capitale hanno influito notevolmente sulla nascita della moda italiana perché è stato proprio questa la città in cui tutto è iniziato. Il 1870, anno della conquista dell’Urbe, ha comportato lo spostamento dell’asse politico italiano nella neo capitale e con esso il trasferimento dei membri della casa reale, del Parlamento e delle ambasciate. Ciò ha avuto come conseguenza l’immigrazione nella città di tutti i lavoratori impiegati nelle suddette istituzioni, nonché di tanti piccoli e medi imprenditori, di cui molti legati al settore artigianale e vestiario. Questi vedevano Roma come un luogo di opportunità per espandersi o avviare nuove attività. Le loro speranze non erano infondate: la Città eterna costituiva una vera e propria “vetrina internazionale”.

La fama non tardò ad arrivare, grazie ai borghesi appena arrivati in città e al loro nuovo interesse per la moda. Erano proprio questi ultimi i principali clienti delle botteghe romane. Essi fecero loro uno stile comodo e sobrio, adatto alle esigenze quotidiane, e non ci volle molto perché anche l’aristocrazia si appropriasse di questo modo di vestirsi. Addirittura le classi popolari furono attratte dalla nuova moda e non esitavano a ricreare gli stessi abiti in casa o ad acquistarli presso i mercati dell’usato e le cooperative di consumo.

Nonostante all’epoca fosse ancora incontrastata la supremazia di Parigi nel campo dell’alta moda, molti artigiani riuscirono ad ottenere successo nella capitale, costruendo un vero e proprio “impero” dell’artigianato, ancora oggi vanto del nostro paese. A questa schiera di artigiani appartenevano modiste, cappellai, guantai, ma soprattutto sarti provenienti da tutta Italia che speravano di vendere le proprie creazioni ai membri della corte reale. Sebbene fossero ancora molti gli “schiavi” del gusto francese, iniziarono a farsi strada nuovi creatori di moda dalle idee innovative, come Maria Monaci Gallenga. Ad incentivare il distacco dalla Francia vi furono gli sforzi di Margherita di Savoia di elevare la casa reale al livello delle altre corti europee, prima, e la politica autarchica del regime fascista, poi.

Roma era ormai diventata un nucleo artigianale che racchiudeva numerosi centri di elevata qualitàunitfontana2manifatturiera e non passò molto tempo perché iniziarono a fare la loro comparsa i primi atelier di alta moda, anche se per la loro diffusione bisognerà attendere il primo dopoguerra. Tra questi, i più famosi erano quelli di Giovanni Montorsi e di Domenico Caraceni.

E’ stata la straordinaria creatività sartoriale di questi soggetti, unita a quella degli altri artigiani della moda a permettere che Roma crescesse sempre di più e superasse la crisi del settore moda dovuta al secondo conflitto mondiale.

Fu proprio grazie alla loro volontà di una moda nazionale, che la capitale diventò un centro di alta moda verso la fine degli anni Quaranta. A giocare in suo favore fu soprattutto l’arrivo dei divi del cinema, che vivevano tra Cinecittà e Via Veneto. Erano gli anni della “Hollywood sul Tevere” e della “Dolce Vita”, in cui le grandi star si facevano incantare dalle creazioni di Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, Brioni, Roberto Capucci e delle Sorelle Fontana.

Nonostante Roma sarà privata del titolo di capitale della moda italiana da Firenze nel 1951, e poi da Milano, ormai capitale internazionale del prêt-à-porter, nel 1969, rappresenta comunque la “culla” del fashion system italiano grazie alla tradizione artigianale e sartoriale nata nella seconda metà dell’Ottocento, che tutt’ora la caratterizza, seppure in maniera inferiore rispetto al passato.


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