MODA/ L’arte di Hermès, l’essenza del cuoio

di Francesca Di Iullo

Hermès raddoppia a Roma, con l’apertura di una nuova boutique in Via di Campo Marzio. Per l’occasione e solo fino al 2 ottobre, presso il Chiostro del Bramante, sarà possibile ammirare gratuitamente l’incredibile universo delle pelli di Hermès raccontato attraverso un percorso poetico fatto di oggetti iconici, didascalie e dimostrazioni. 

 

“L’essenza del cuoio”. Questo il titolo della mostra allestita in anteprima europea per dare il benvenuto al secondo029 negozio della Capitale, inaugurato il 20 settembre scorso. L’installazione è  un omaggio alla vera essenza del marchio, il cuoio, la “prima materia addomesticata da Hermès, la sua più bella conquista”, secondo le parole di Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico nonché membro della sesta generazione della famiglia Hermès.

“Mi capita di immaginare gli occhi brillanti del mio antenato mentre annusa e tasta le pelli nell’atelier di selle e finimenti che aveva aperto a Parigi, nel fatidico anni 1837”, continua Dumas facendo capire come la mostra voglia far rivivere quelle stesse emozioni, quella stessa passione con cui Thierry Hermès toccava e lavorava le pelli trasformandole in opere d’arte.

A fare dello storico marchio un’icona intramontabile del lusso e dello stile hanno concorso soprattutto le prerogative dei creativi: “l’attaccamento alla qualità, la ricerca della perfezione celata nel minimo dettaglio, il rispetto del tempo uniti al gusto creativo”.

Il bellissimo percorso espositivo è stato pensato e progettato dall’architetto-scenografa Alexandra Plat, la quale ha pensato di collocare i pezzi storici della maison in ambienti moderni, in cui l’illuminazione, spesso scarsa e soffusa, è stata studiata per focalizzare l’attenzione solo sulle creazioni. Altra chicca sono i vani contenenti i pannelli illustrativi dei vari oggetti esposti, che nell’insieme formano una borsa Kelly molto minimalista.

Il percorso si apre con “La biblioteca delle pelli”, ovvero un piccolo stralcio di quella che è la réserve à cuir della maison, in cui ogni anno vengono accolti più di seicentomila tipi di pellami. Qui è possibile ammirare l’incredibile varietà dei materiali, disponibili in tantissimi colori e varietà: dal vitello allo struzzo, fino al coccodrillo e alla lucertola.

Proseguendo si giunge all’ “Atelier dell’artigiano”, dove “nulla è irrilevante e nulla accade meccanicamente”. Si può ammirare il lavoro di un’artigiana francese impegnata nella realizzazione di alcune borse, che non esita a condividere il suo sapere con i visitatori. Come recita una didascalia: “L’artigiano ama il suo lavoro fino ad identificarsi con esso”. In un angolo sono state poste le famose “boite orange”, le celebri confezioni arancioni della maison. Appesi ad un muro ed incorniciati come quadri sono i vari loghi e gli hardware, le note chiusure delle borse.

La terza sezione è “Question of size”, dove subito ci si ritrova di fronte all’interrogativo: “Borsa gigante o scarpe in miniatura?”. La risposta è che ci sono 19 paia di mini-scarpe in una Birkin grande quasi il doppio delle sue dimensioni reali.

“Spirito nomade” è un omaggio al viaggio, al “vivere intensamente”, a “partire accompagnati dal proprio bagaglio”. Protagonisti di questa sezione sono i classici reintepretati come bagagli: troviamo la Kelly Pic Nic in vimini o tanti modelli della Bolide, ambita borsa con la zip, nata subito dopo la rivoluzionaria invenzione di Elias Howe.

A seguire “I fermagli segni di bellezza”, interamente dedicata ai “fermoire” che abbelliscono agende, cartelle,e portafogli con il loro design originale, come nel caso del chiavistello usato per la clutch Verrau Elàn.

“Tu vivrai perché hai dei progetti annotati a mano in questa agenda che ha i tuoi colori.”, queste le parole che accompagnano “Un tempo eccellente”, scandito dalle foto di Eadweard Muybridge, dove continua l’esposizione delle agende.

La settima sezione celebra due dei valori portanti del marchio, “Discrezione e semplicità”, perché è grazie a queste due caratteristiche che le creazioni Hermès si accordano perfettamente con i movimenti di chi le porta.

Nella stanza successiva si viene subito rapiti dall’installazione luminosa rappresentante una gigantesca Kelly contenente originalissimi modelli delle due borse più celebri della maison. “Variazioni sulla Kelly e sulla Birkin”, sempre “uniche e molteplici”.

“Quando i sogni diventano realtà” continua sulla scia della personalizzazione dell’oggetto con l’esposizione di quelli che sono stati alcuni degli ordini speciali commissionati agli artigiani Hermès, come una sella alata e un portamela, tra i tanti.

La penultima parte della mostra, “La patina del tempo”, rivela quella che è la qualità più pregevole del cuoio, ossia la sua resistenza all’inesorabile scorrere del tempo. Infatti, col passare degli anni, questo materiale non invecchia, bensì si nobilita diventando “centenario come un saggio”.

Infine, “Il cavallo il primo cliente” è stata dedicata a quella che secondo Georges-Louis Leclerc è “la più nobile conquista dell’uomo”, il primo vero acquirente delle opere di Thierry, che iniziò la sua carriera come sellaio. E’ proprio in questa sezione che la Plat ha dato forse il suo miglior contributo realizzando steccati da gara su della vera sabbia e facendo gareggiare fantini fantasma.

Questo è solo un piccolo assaggio della mostra che rivela in maniera magistrale quello che secondo Dumas è “l’incontro tra Hermès e il cuoio”, incontro infinito “il cui epilogo non è stato scritto” soprattutto grazie all’opera degli artigiani che “si impegnano ad inventare per il cuoio nuovi impieghi, nuove prodezze ed eleganze, adatte ai movimenti del mondo contemporaneo”.


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