MODA/ D&G, una truffa (poco) fashion

Si è chiusa da poco l’indagine sulla maxi evasione fiscale da un miliardo di euro che vedeva protagonisti gli stilisti Dolce e Gabbana, accusati di danni allo Stato e infedele dichiarazione dei redditi. Ciò che ha destato i primi sospetti è stato il repentino cambiamento di nazionalità della Dolce&Gabbana Industria S.p.A., fondata nel 1985 dai due designer, e a cui fanno capo i marchi del duo: Dolce&Gabbana e D&G.

di Francesca Di Iullo

dolcegabbanaCirca un anno fa il duo della moda internazionale composto da Domenico Dolce e Stefano Gabbana ha ricevuto una multa da quasi un miliardo di euro, da dividere a metà, a causa di alcune “irregolarità” relative al 2004 e al 2005, venute fuori solo nel 2007, durante un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Milano.

Ciò che ha destato i primi sospetti è stato il repentino cambiamento di nazionalità della Dolce&Gabbana Industria S.p.A., fondata nel 1985 dai due designer, e a cui fanno capo i marchi del duo: Dolce&Gabbana e D&G. Nel 2004, infatti, l’azienda si trasforma nella Dolce&Gabbana Luxemburg, gestita comunque dall’Italia, ma con il vantaggio di essere esentata dall’imposizione fiscale del Belpaese.

Ma non è solo il caso di “esterovestizione” a saltare fuori. Sembra che la neonata società controlli anche la GaDo S.r.l., holding dal nome vagamente familiare diretta, guarda caso, anche dal fratello e dalla sorella di Domenico Dolce, Alfonso e Dorotea.

Proprio a quest’ultima holding, nel marzo 2004, vengono ceduti i diritti di sfruttamento dei due marchi per 360 milioni di euro, cifra che equivale ad un terzo del valore effettivo di mercato. Così facendo la Dolce&Gabbana Luxemburg risparmia un qualcosa come 260 milioni di euro di imposte, pur continuando ad essere beneficiaria delle firme. Infatti, a causa di diversi sotterfugi, la Dolce&Gabbana S.r.l., capofila della distribuzione, si è trovata a possedere l’80% dell’azienda “estera”. Il tutto va avanti per tre anni, fino a quando, nel 2007, le società vengono riportate in patria.

Nell’ottobre 2010, gli stilisti, che tutt’ora si dichiarano innocenti, sono stati chiamati a rispondere alle accuse di danni allo stato e di infedele dichiarazione dei redditi dal magistrato milanese Laura Pedio, che aveva chiesto il rinvio a giudizio, ipotizzando il pagamento di circa 420 milioni di euro a testa da parte di Dolce e Gabbana, a cui si aggiungono altri 200 milioni di imponibile della società.

Nel frattempo la notizia si è diffusa ovunque, fuorché in Italia, dove il delicato argomento è stato trattato solo da pochi. Anche i fashion magazine hanno fatto finta di ignorare la vicenda, in quanto avrebbero perso numerosi investimenti legati alle inserzioni pubblicitarie. A prendersi la responsabilità di far girare la notizia è stato l‘International Herald Tribune, distribuito in 180 paesi, che il 23 marzo scorso ha pubblicato un articolo a riguardo. Le parole del quotidiano non potevano che essere dure: “L’Italia è un paese dove l’evasione è giudicata da molte persone, comprese alcune nel mondo della moda, come uno sport nazionale.”. Come dargli torto?

L’udienza definitiva per il rinvio a giudizio si è svolta il primo aprile e si è conclusa con l’assoluzione di tutti gli imputati, compresi gli amministratori e il consulente finanziario della GaDo, da parte del Gup Simone Luerti, il quale ha decretato che “il fatto non sussiste”. Intanto la Procura di Milano sta analizzando ulteriormente il caso prima di dare il via ai vari interrogatori.

Nonostante l’esito positivo dell’udienza, il futuro dei due stilisti si prospetta tutt’altro che sereno. Pare, infatti, che le voci di una possibile chiusura della linea casual D&G diventino sempre più attendibili. Secondo questi rumors, il duo vorrebbe “abbandonare” per un po’ il suddetto marchio per meglio concentrarsi sulla prima linea, Dolce&Gabbana. La ragione di tutto ciò sembra inspiegabile: D&G ha un fatturato annuo di circa 400 milioni di euro. Se la decisione verrà presa, dalla stagione primavera-estate 2012, la linea sarà solo una capsule collection provvisoria di streetwear e sportswear, che, eventualmente, a seconda dell’andamento degli affari, tornerà a far parte definitivamente del Gruppo Dolce&Gabbana.


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