Milano Moda 2010: escluse Elena Mirò e le sue taglie forti

Elena Mirò, la stilista delle donne vere, esclusa da Milano Moda 2010, perché le sue taglie forti non sono “in sintonia con i canoni della settimana della moda”.

 

miro'Da tempo Elena Mirò apriva la fashion week milanese, quest’anno la tradizione è stata interrotta. Il presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, ha deciso di eliminare lo show del Gruppo Miroglio in quanto poco coerente i toni della settimana della moda. Toni rappresentati da modelle magrissime, opposte alle figure curvilinee di Elena Mirò. Il marchio deve la sua fama soprattutto alla sua missione: creare moda per le donne “sane, solari e generose”. Sono le donne che indossano una taglia superiore alla 42, come l’oltre 30% della popolazione femminile italiana.

Era il 2005 quando il brand è entrato a far parte della kermesse milanese, portando con sé un aria di novità. La rivoluzionaria introduzione di modelle over 44, è stata inoltre un allarme per l’eccessiva magrezza dei mannequin. Le prime sfilate riscossero molto successo così da ottenere l’appoggio dell’allora Ministro per le Politiche e le Attività Sportive, Giovanna Melandri. Alla vigilia delle sfilate autunno-inverno 2008/09 nacque il Manifesto Nazionale di autoregolazione della moda italiana contro l’anoressia, con lo scopo di rivalutare “la bellezza sana”.

La campagna di sensibilizzazione fu accompagnata dalle foto shock di Oliviero Toscani, il quale ha ritratto la modella francese Isabelle Caro, “peso piuma” di trentun chilogrammi. Le immagini funzionarono come una vera e propria terapia d’urto, scandalizzando i benpensanti e facendo riflettere gli stilisti. Ma com’era prevedibile, nessuno ha mantenuto le promesse e i fashion show hanno continuato a pullulare di ragazze estremamente esili.

Un’iniziativa simile venne lanciata in Spagna nello stesso anno. Fu proibita la discesa in passerella di modelle con un indice di massa corporea inferiore ad un valore di 18,5.

In Italia, nonostante le direttive arrivassero direttamente dal governo, l’iniziativa cadde nell’oblio. A farsi notare, dunque, solo Elena Mirò, unico marchio ad aver seguito una linea coerente per l’affermazione della vera bellezza. Il suo successo è dovuto allo stretto rapporto instaurato con il mondo femminile ed è costantemente confermato dal fatturato dell’azienda, che cresce annualmente del 10%.

Nel 2007 Elena Miroglio viene premiata dal Presidente Napolitano con il titolo di Cavaliere della Repubblica. Il motivo? La volontà di “emancipare le donne da un concetto estetico costrittivo”.

Nonostante sia uno dei brand più amati dal mondo femminile, è stato escluso dai festeggiamenti di Milano Moda Donna 2010. Ciò non è bastato a smorzare l’entusiasmo della Miroglio che, oltre ad aver deciso di sfilare  comunque per la data prevista, ha organizzato un casting di modelle over 44.

Lo show è stato un omaggio agli anni Cinquanta, epoca in cui a farla da padrone erano le figure morbide e burrose. In particolar modo,  vi sono riferimenti all’atmosfera e ai colori che si vivevano nella Costiera Amalfitana del tempo. Un tripudio di classe ed eleganza. L’eccezionale bellezza di questi capi  però è stata snobbata dai più. Nessuno ha appoggiato seriamente la Miroglio, oltre ad una modesta parte della popolazione del web.

Boselli ha affermato l’inesistenza della polemica, data la proposta fatta a Elena Mirò di sfilare il 28 settembre, giorno di chiusura dell’evento. Il Presidente della Camera della Moda ha aggiunto: “Hanno rifiutato, è stato un errore. Spero che ci ripensino l’anno prossimo”. La Miroglio ha risposto dicendo che: “Con questa decisione, la Camera sindacale premia la moda al di sopra della donna e questo è un errore poiché la moda deve sempre essere al servizio della donna e non la donna al servizio della moda. Si commette una grande ingiustizia”.

Questo sconcertante avvenimento è la riprova del fatto che tutte le indignazioni di stilisti, editori  e organizzatori non sono altro che chiacchiere. Quella di  non guardare all’inconsistenza fisica dei modelli e di concentrarsi esclusivamente sugli indumenti è una scusa, perché altrimenti basterebbe mandare in passerella persone comuni. Nessuno si è indignato per il fatto che sia stata limitata una forma d’arte validissima qual è la moda. Ma soprattutto nessuno osa ribellarsi alle sbagliatissime equazioni secondo cui la bellezza equivale alla magrezza e la magrezza equivale all’anoressia. Finché ci sarà solamente una persona ad alzare la voce, in questo caso Elena Miroglio, le cose di certo non cambieranno.

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