Le città intelligenti? Solo se a decidere sono i bambini: e spunta l’assessore al gioco

Le proposte: assessori al gioco e vigili che sappiano parlare con i piccoli. I casi-modello di Pesaro e Malnate (Varese).

 

«Assessori al gioco», «parchi con tettucci apribili, da usare anche in inverno», vigili urbani che «quando parlano con noi siano più infantili», «cartelli con scritto “diritto al gioco” in tutti i condomini», e «congegni sotto terra, per illuminare le strisce pedonali e fermare le macchine». Se gli amministratori ascoltassero i suggerimenti dei bambini, avrebbero qualche chiave in più per progettare le città del futuro. Megalopoli che, secondo le Nazioni Unite, nel 2050, raccoglieranno il 70% della popolazione mondiale.

SMART CITIES – Se le città saranno in grado di soddisfare i bisogni dei bambini, dicono gli studiosi, risponderanno meglio anche alle esigenze degli adulti: «Nessuna città può dirsi “smart”, intelligente, se non si dimostra attenta e rispettosa dei cittadini più piccoli», dice Mauro del Corpo, project leader di una ricerca del Cnr presentata all’Università Bicocca di Milano, in occasione del convegno «La Smart city dei bambini».

IL CONSIGLIO DEI BAMBINI – Smart, intelligente, è il comune di Pesaro, all’avanguardia nell’organizzazione dei modi e dei tempi di lavoro e di vita della città, anche grazie a piste ciclabili, percorsi protetti, accorgimenti per favorire la mobilità pedonale. O Malnate (Varese), che da un paio d’anni promuove la partecipazione dei bambini al governo della città. In municipio, in un grande salvadanaio rosso, i piccoli cittadini lasciano missive e proposte per il sindaco: «Ricevo 150 lettere all’anno, incontro i bambini a scuola», spiega Samuele Astuti, primo cittadino del comune lombardo. Che ha messo in atto un vero e proprio cambio di paradigma gestionale della macchina comunale.

cittabambinismartcities«Abbiamo istituito un Consiglio dei bambini, un organo consultivo e partecipativo in seno alla Giunta, legato strettamente al mandato del Sindaco, in cui i cittadini piccoli elaborano proposte e suggerimenti per migliorare la città – spiega Astuti -. Una quindicina di parlamentari in erba, tra i 6 e gli 11 anni, sorteggiati tra le scuole della città, si incontrano ogni 15 giorni. Si occupano di viabilità e spazi verdi, fanno proposte, convocano la giunta quando hanno proposte da discutere, elaborano schizzi per la sistemazione di parchi o marciapiedi.

Portano al sindaco la voce della loro categoria sulle questioni della città». Facilitati e supportati da architetti, contribuiscono alla progettazione dei loro spazi, vengono coinvolti nelle scelte. Si scopre così, per esempio, che nei parchi non vogliono solo scivoli e altalene, ma alberi e collinette per giocare a nascondino e barriere anti rumore.

POCA AUTONOMIA – Invece, «automobili, mura domestiche e scarsa libertà di scelta (sono i genitori a strutturare la loro vita quotidiana, a scegliere per loro e ad accreditarsi come “i principali compagni di gioco”) caratterizzano l’infanzia in città», dice Antonella Prisco, ricercatrice dell’Istc (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione), del Cnr.

Nei giorni scorsi, l’Istituto ha presentato i dati elaborati dal Policy Studies Institute di Londra, che hanno evidenziato quanto poco autonomi siano i bambini italiani, rispetto ai coetanei di altri 15 Paesi del mondo (quasi tutti vanno a scuola accompagnati da un adulto – 68,2% con l’automobile e 26% a piedi o con i mezzi pubblici – e solo 8 su 100 tornano a casa da soli, a fronte del 25% degli inglesi e del 76% dei tedeschi).

Il laboratorio promuove da anni l’iniziativa «A scuola ci andiamo da soli» nell’ambito del progetto internazionale «La città dei bambini», nato nel 91 per diffondere una nuova filosofia di governo della città, che ha raccolto l’adesione di 250 città del mondo. Le esperienze sul sito www.lacittadeibambini.org .

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Corriere.it

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