AUDREY HEPBURN/ Tra moda e cinema, Roma celebra il lato più intimo dell’attrice

di Francesca Di Iullo

Per celebrare i cinquant’anni di “Colazione da Tiffany” e per dare il via al Roma Film Fest, il Museo dell’Ara Pacis ospita un’esclusiva retrospettiva su una delle più celebri donne del cinema e della moda: Audrey Hepburn. L’esposizione raccoglie scatti inediti, oggetti e abiti che raccontano i quasi vent’anni passati dall’attrice nella Capitale.

Audrey_HepburnHa aperto i battenti il 26 ottobre la mostra “Audrey a Roma. Esterno giorno.” che svela il lato più intimo dell’attrice, in relazione al suo profondo legame con la Città Eterna, dove ha vissuto per quasi vent’anni. L’installazione è stata fortemente voluta dai figli della Hepburn, Sean, avuto dal primo marito Mel Ferrer, e Luca, nato dal secondo matrimonio con Andrea Dotti, psichiatra romano. Proprio Luca, uno dei curatori della mostra insieme a Ludovica Damiani, Sciascia Gambaccini, Guido Torlonia e Sava Bisazza Terracini, afferma che la mostra racconti come “La vera Audrey sia un’altra: una signora che ama fare lunghe passeggiate con i suoi cani e portare a scuola i suoi figli”.  

Tutto ha inizio nel 1953, quando Audrey Hepburn si recò per la prima volta a Roma per le riprese di “Vacanze Romane”, grande successo che segnò la svolta della sua carriera, portandola sotto i riflettori di tutto il mondo. In seguito, sempre nella Capitale, vennero girati “Guerra e Pace”“Storia di una Monaca”, rispettivamente nel ’56 e nel ’59. Fu proprio in quegli anni dominati dalle bellezze prosperose della “Dolce Vita” che la Hepburn emerse a livello internazionale come nuovo modello di femminilità, nonché di un’eleganza raffinata e composta.

A testimoniare la sua lunga “vacanza romana” sono centocinquanta scatti inediti, insieme ad un intimo filmato in superotto e otto teche di accessori, scarpe e abiti che l’attrice era solita indossare. Le fotografie mostrano un’Audrey perfettamente integrata nella vita romana, che compie le più comuni azioni quotidiane come fare la spesa, comprare il giornale, dei fiori o dei pasticcini. Così come è stata subito ben accetta nel circuito mondano: tanti gli scatti che la ritraggono in compagnia di grandi personalità dell’epoca come Alberto Sordi, Monica Vitti, Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.

audrey1Per quanto riguarda i capi d’abbigliamento, troviamo le inimitabili calzature di René Mancini e le magnifiche creazioni del suo caro amico Hubert de Givenchy, che creò per lei il celebre “Little Black Dress” con fiocco per “Colazione da Tiffany”, ma anche l’abito rosa in mohair di cachemire che indossò per il suo matrimonio con Dotti. Esposti anche alcuni capi realizzati da Valentino, lo stilista prediletto da Audrey durante il suo soggiorno a Roma. Tra questi troviamo lo splendido abito di seta a balze plissettate color malva, dalla linea Seventies e dall’aria un po’ hippy-couture.

Presenti lungo le teche alcune didascalie della stylist Sciascia Gambaccini. Secondo il principio per cui “Tutto quello che Audrey indossa diventa culto”, sulle pareti sono scritte le descrizioni degli accessori “feticcio” dell’attrice, che ormai sono delle vere e proprie icone di stile. C’è la basket-bag, il cestino di paglia che lei portava con tanta sofisticatezza, sia che fosse un modello di Givenchy, che fosse realizzato dai bambini della “sua” Africa o che si trattasse di raccogliere rose nella sua residenza in Svizzera. Tocca poi agli immancabili occhiali da sole. Enormi e scuri, dietro cui era solita nascondersi. Ma con essi accentuava i suoi occhi grandi e intensi, frutto, secondo quanto lei stessa confessò all’amica Doris Brynner, di un sapiente make up realizzato da Alberto De Rossi. Soprattutto verso gli anni Settanta, quando “poco a poco si allontana dai riflettori”, fa suo un casual look fatto di bluse, maxi-cardigan, pantaloni di flanella e penny loafers, mocassini che riusciva a rendere estremamente femminili. Ne possedeva tantissimi, oltre alle altrettante innumerevoli ballerine colorate, tra cui anche modelli firmati Gucci e Ferragamo. Infine non possono mancare i foulard, “uno dei pochi vizi” della Hepburn, la quale era solita indossarli per proteggere la sua privacy e per non danneggiare i capelli, sottoposti a vincoli contrattuali per i film.

Ad accompagnare la mostra è l’omonimo volume “Audrey a Roma”, una raccolta di quasi duecento fotografie in 192 pagine che mostrano la graduale trasformazione dell’attrice da diva hollywoodiana a donna italiana. Edito da Mondadori Electa e curato da Ludovica Damiani, Luca Dotti e con i testi di Sciascia Gambaccini, è acquistabile presso la mostra, oltre che nelle migliori librerie, al prezzo di 24,90 euro.

La retrospettiva offre dunque un ritratto inedito di una donna che non ha mai perso la sua classe innata, neppure quando si è trasferita in Italia per fare quello che lei stessa amava definire il suo “ruolo preferito”, quello di madre, o quando intraprese la sua “terza carriera”, quella di Ambasciatrice dell’UNICEF nel 1987. A quest’ultimo impegno la mostra dedica un piccolissimo angolo in cui sono esposti il suo passaporto delle Nazioni Unite e degli spezzoni tratti dai suoi viaggi in Bangladesh,  Vietnam, Somalia, Etiopia, Sudan e America Latina.  Nonostante la sua prematura scomparsa nel 1993, il suo impegno continua ad essere esemplare ed attivo tutt’ora, grazie alla fondazione Audrey Hepburn Children’s Fund, a cui, insieme all’UNICEF, andrà il ricavato della mostra.

Quando: dal 26 ottobre al 4 dicembre 2011, visitabile tutti i giorni (lunedì escluso) dalle 9 alle 19.

Dove: Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta.


LEGGI ANCHE

MODA e CINEMA/ “Il vestito del Cinema dalle sorelle Fontana…”

MODA e TEATRO/ Roma celebra la Moda nell’arte

Sofia Coppola: dal cinema alla moda

 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.