ALEXANDER MCQUEEN/ “Savage Beauty”, il MET celebra la moda selvaggia

Si apre il 4 maggio al Metropolitan Museum of Art di New York la retrospettiva che celebra lo stilista inglese morto poco più di un anno fa, che con la sua visione del mondo e della moda ha rivoluzionato il fashion system. “Savage Beauty” è il nome della mostra interamente dedicata all'hooligan della moda Alexander McQueen, morto l'11 febbraio 2010. Nessun altro titolo potrebbe essere più appropriato. Sì, perchè quella dell'arte di McQueen è una bellezza unica, dirompente, selvaggia appunto.

di Francesca Di Iullo

mcqueenL'inaugurazione si è tenuta il 2 maggio con il ballo organizzato dal Costume Institute al MET, appuntamento irrinunciabile per i grandi protagonisti della moda e non, che per l'occasione hanno omaggiato lo stilista sfoggiando alcune delle sue creazioni più iconiche.  Proprio al Costume Insitute appartengono i curatori della mostra, Andrew Bolton e Harold Koda, i quali hanno collaborato a stretto contatto con le “menti” degli show di McQueen, Sam Gainsbury e Joseph Bennet.

L'introspettiva, che avrà luogo fino al 31 luglio 2011, ripercorre l'intera e breve, ma intensa, carriera del designer britannico dai suoi inizi come allievo della Central Saint Martins College of Art and Design di Londra fino all'ultima collezione, presentata poco dopo la sua morte.

Ad essere esposti sono più di 100 completi e 70 accessori storici della maison, tra cui la redingote “origami” presentata con la sua collezione di laurea, “Jack the Ripper Stalks His Victims”, e i pantaloni “bumster”, a vita bassissima, della sua prima linea. I pezzi provengono dagli archivi del marchio e di Givenchy, per cui lo stilista ha lavorato per cinque anni, fino al 2001, quando sentì di essere limitato artisticamente dalle direttive della maison. Inoltre sono esposti anche i capi appartenuti ad Isabella Blow, sua grande amica e scopritrice, ora di proprietà di Daphne Guinness.

Alexander “Lee” McQueen aveva una personalità romantica, capace di farsi ispirare da tutto ciò che lo circondava, ma soprattutto dalla natura e dalla storia. Lo stesso Bolton, in un'intervista rilasciata a Vogue afferma: “McQueen è  stato un vero romantico nel senso byroniano del termine. Ha saputo interpretare il sublime, quel vortice di bellezza e orrore squadernato soprattutto durante i suoi teatralissimi show, in cui l'audience veniva provocata da una ridda di emozioni forti e contrastanti: paura, stupore, repulsione”. E proprio perché “la sua creatività è intimamente connessa anche con altri aspetti del romanticismo” continua il curatore “come l'individualismo, il gotico, l'esotismo, il naturalismo, il primitivismo, lo storicismo” la mostra è stata suddivisa secondo un ordine tematico, non cronologico, in sei sezioni, ognuna delle quali accompagnata da scatti delle sfilate e frasi rappresentative di “Lee”.

La prima è “The Romantic Mind”, che ripercorre le prime fasi della carriera del brillante designer. Fasi che hanno segnato profondamente tutto i suoi futuri lavori, in quanto è qui che McQueen crea i  suoi capi-simbolo. Segue “Romantic Gothic and Cabinet of Curiosities” che descrive il periodo segnato dall'ispirazione gotico-vittoriana, rappresentato dagli accessori dall'aria fetish creati in colleborazione con Philip Treacy e Shaun Leane. “Romantic Nationalism” è un tributo alla Scozia, a cui appartengono le sue origini, e alla sua cultura fortemente legata alla tradizione. Ciò si evince soprattutto nella collezione “Highland Rape”, che segna l'ingresso del tartan nello “stile McQueen”.

Il tema dell'esotismo di “Romantic Exoticism” è stato uno dei più cari allo stilista, che spesso si è fatto incantare dalle atmosfere della Cina, dell'India, dell'Africa e soprattutto del Giappone, di cui è prova l'amore per i kimono. Adorava mischiare diversi elementi, come nel caso di “It's Only a Game” in cui ripropone , sulla scia di Harry Potter, una sfida a scacchi tra Oriente e Occidente.  “Romantic Primitivism” racconta un ritorno ad un ipotetico stato di natura, in cui le silhouette sono portate al massimo per riportare l'uomo alla sua essenza primitiva. Infine vi è “Romantic Naturalism” che esprime l'esplosiva passione che McQueen nutriva per la natura. E' stata proprio quest'ultima la protagonista della sua ultima collezione sospesa tra il romantico e il postmoderno, “Plato's Atlantis”, ispirata da “L'origine delle specie” di Charles Darwin.

Nonostante le sue concezioni spesso fuori dagli schemi, Alexander McQueen ha saputo sempre fondere la sua estetica assolutamente innovatrice ad un'impeccabile sartorialità e definizione delle linee e delle forme, secondo quello che era il suo credo: “Devi conoscere le regole per non rispettarle. Io sono qui per questo, per demolire le regole, mantenendo però la tradizione”.

 

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