Testamento digitale: che succede ai nostri dati dopo la morte? Spunta il Google Death Manager

Se un diamante è per sempre, quanto accade in rete è per l’eternità: dati, foto, articoli, relazioni, commenti. La vita virtuale è un update continuo, un lascito su cui non si ha potere decisionale. Almeno fino all’altro ieri, quando Big G. ha annunciato la nascita di un servizio post mortem che permette agli utenti di stabilire il proprio testamento digitale e valutare se cestinare o meno ogni traccia lasciata in anni e anni di navigazione. 

 

google_death_managerCosa succederà ai nostri dati digitali quando non ci saremo più? Il problema, non piacevole da affrontare ma non per questo meno importante, riguarda non solo gli utenti ma anche i gestori delle piattaforme online, a cui questi dati di fatto restano.

Google ha approntato un servizio, annunciato sul blog ufficiale, per permettere agli utenti di decidere del futuro post-mortem della nostra vita digitale.

 GOOGLE DEATH – Si chiama Inactive account manager ma è già stato ribattezzato Google Death Manager e fornisce ai detentori dei dati archiviati sui server di Google due possibilità: cancellare tutto oppure permettere a parenti e amici di accedere ai propri contenuti.

Per quanto riguarda la prima opzione viene data la possibilità di scegliere l’arco temporale entro cui i dati dovranno essere eliminati. Per la seconda c’è invece la possibilità di indicare fino a dieci persone fidate a cui Google invierà via e-mail le credenziali per accedere all’account del dipartito.

Il sistema non attende il certificato di morte e si attiva automaticamente dopo un certo periodo di inattività di tutti i servizi che fanno capo a un account Google. Prima che questo avvenga, all’utente viene recapitato un sms per accertarsi che non si tratti di un’assenza dovuta a motivi meno definitivi.


testamento_digitale_gTESTAMENTO – Il testamento digitale, al di là delle facili ironie, è uno strumento di cui obiettivamente si sente la necessità. Le leggi che riguardano la successione dei beni digitali non ci sono e in più di un’occasione i famigliari di un defunto non sono riusciti ad accedere al suo account Facebook, ostacolati dall’applicazione pedissequa della legge sulla privacy del deceduto.

Sempre più dati personali, ricordi e testimonianze della nostra vita restano conservate esclusivamente in forma di bit e spesso rimangono per sempre celate dietro a password imperscrutabili e protette a volte da legislazioni che non hanno ancora contemplato il problema dell’eredità digitale.

FINE DELLA MUSICA – Curiosamente tra tutto quel che di digitale si può lasciare ai nostri cari dopo la nostra dipartita ci sono email, foto, post pubblicati sul social network Plus, i contenuti del blog personale e i video su YouTube. Restano però esclusi dal lascito la musica e i film acquistati sul negozio Google Play, a cui i successori non potranno accedere in alcun caso. Il motivo?

Semplice: i file musicali e video non sono di proprietà dell’utente perché questi ne ha acquisito solo la licenza d’uso. «I diritti di licenza scadono con la morte dell’utente che li ha acquistati e non c’è modo di assegnarli agli eredi», ha spiegato un portavoce di Google. Se quindi si vuole lasciare ai posteri la propria collezione audio-video conviene farne un po’ di copie su cd o chiavetta.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Gabriele De Palma su Corriere.it 

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