Dal 1° Ottobre il Web è più libero: ancora per quanto?

Cassazione, sentenza n° 35511: i direttori di testate online (e blogger) non sono responsabili per la pubblicazione di contenuti ritenuti diffamatori.

 

internet_la_reteDa più parti si cerca di mettere il bavaglio alla rete, perché pericolosa, sovversiva, addirittura causa – secondo l’arguto Ministro Maroni – dell’attentato a Belpietro.

Il web è un luogo bizzarro, costruito ad arte per essere spazio e luogo allo stesso tempo, per essere il massimo della libertà e il massimo del controllo: nulla sfugge ai motori di ricerca, si chiamino essi Google, Yahoo, Bing o Altavista (ce ne sono altri ma questi coprono quasi la totalità del mercato), che in base alle ricerche effettuate dall’utente hanno un profilo pressocchè completo sulle abitudini del navigatore, anche su quelle più recondite, che nella vita reale restano in un limbo mentre sul web possono darsi non solo delle arie ma chiaramente sfogarsi.

Le parole più cercate riguardano il sesso, il fenomeno del cyber bullismo è in crescita esponenziale, i tradimenti via facebook sono all’ordine del giorno, parrebbe un troiaio il Web 2.0, eppure le buone notizie non mancano mai.

Il 1° ottobre la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, ha pubblicato le motivazioni della sentenza n° 35511, in cui ribalta la condanna inflitta – sia in primo grado che in appello – al Direttore di Merate Online per “omesso controllo” di contenuti ritenuti diffamatori. Motivazione? Semplice: “il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

Del resto, come si può controllare quello che – al Direttore – non risulta essere stato pubblicato?

L’articolo 57 del codice penale, che prevede la responsabilità del direttore per reati commessi a mezzo stampa, si applica e vale “specificamente alle informazioni diffuse tramite carta stampata”, quindi non applicabile al web, che riceve – a buon diritto – diverso trattamento per “l’assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media sinora conosciuti”. Infatti, “sul piano pratico, poi, non va trascurato che la c.d. interattività [ …] renderebbe, probabilmente, vano – o comunque estremamente gravoso – il compito di controllo del direttore di un giornale online”.

Ma sapete qual è la notizia ancora più bella? Che la sentenza varrà tanto per le testate telematiche registrate quanto per i blogger! Come dire: venghino, signori venghino, è aperto il luna park della diffamazione.

Questo solo in teoria, perché in ogni caso l’autore dell’articolo è perseguibile e – a certe condizioni – anche il direttore o il responsabile. Il che è cosa buona e giusta, per citare un signore che si dà vanto di essere “IL” signore.

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