BLOGOSFERA INFILTRATO/ Jaulleixe, l’ecodiario di Julie e Alexander

“In un momento storico in cui la responsabilizzazione umana nei confronti della Natura non è più ulteriormente procrastinabile, abbiamo deciso di condividere con voi alcuni momenti di vita quotidiana spesso “insospettabilmente” connessi con problematiche di ampio respiro come i diritti dell’uomo e degli animali, la tutela della salute, il contrasto all’inquinamento e allo spreco di risorse ecc…” Questa è solo la presentazione dell’ecodiario Jaulleixe. Sentiamo, invece, cosa hanno da raccontarci i due eco-amanti che curano questo blog

di Farnocchia

jaulleixeChi sono i Jaulleixe?

I Jaulleixe sono l’alter ego, anzi, l’alter eco degli “intrepidi” Julie e Alexander. Un alter eco unico, perché ci sentiamo una cosa sola.

Come mai questo blog? avete un progetto o è solo un modo per far conoscere agli altri la vostra passione per il bio?

Il nostro ecodiario nasce come condivisione di un cammino esistenziale verso uno stile di vita più sobrio, consapevole e responsabile nei confronti della Natura (e in ultima istanza nei confronti di noi stessi). Cambiare lo stile di vita, cioè modificare in maniera definitiva convinzioni e abitudini è molto impegnativo, specie se lo si vuol fare in maniera critica, cioè ponendosi il problema, ineludibile, dei propri limiti (di tempo, di spazio, di conoscenza… economici!) e della necessaria umiltà con cui bisogna ricordarsi di intraprendere le proprie scelte. Se non si accettano passivamente dei “si” e dei “no” (a prescindere da chi li stabilisca), ma si decide di scavare in profondità sui perché e i per come, ci si rende conto di quanto tutta l’esistenza (e non solo il modo in cui consumiamo) sia sintomo di maggiore o minore integrazione nell’ecosistema-mondo, e di quanto sia spesso difficile condurre una vita davvero coerente con i propri buoni propositi. Condividere piccoli successi, proposte d’azione e perplessità (anche verso ciò che è ritenuto green) ci è sembrato un modo per incontrare, lungo il cammino, altre persone che desiderano, come noi, provare a redimersi da un passato (se non un presente) di “distruttori” della Natura con cui farsi forza nei momenti di scoramento (capitano! Soprattutto quando si scopre che non basta tutta la proprio buona volontà!). Ma può anche diventare l’occasione, per chi non ha ancora avuto modo di riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte, di scoprire che con pochissime micromodifiche quotidiane del proprio comportamento si può contribuire in maniera significativa al contenimento dell’ingente danno inferto dall’Uomo alla Natura.

Nella seconda risposta parlate di “redenzione”.. anche voi avete un passato da consumatori ignoranti (nel senso più nobile della parola, cioè di coloro che ignoravano) od avete sempre sostenuto la Terra con piccole (ma significative azioni)?

Diciamo che eravamo degli attivisti ingenui, il che, nonostante le buone intenzioni, ha sicuramente prodotto anche degli esiti da, come dici giustamente tu, “consumatori ignoranti”. Oggi ci rendiamo conto di quanto tutto sia profondamente collegato: per esempio puoi fare la differenziata e comprare equosolidale, ma se non riduci drasticamente i consumi di proteine animali e ti fumi le canne bilanci in negativo il contenimento dell’inquinamento e la promozione della solidarietà internazionale…

Per quanto riguarda il web quanto appoggio/muri avete trovato con la creazione della vostra eco-agenda?

Mah, forse il principale problema è stato far capire che tipo di blog proponiamo. A volte non lo capiamo neppure noi

 3 parole per descrivere voi ed il vostro “diario”..

Amore + ecologia = felicità.

Se poteste consigliare un inesperto che BUONA ABITUDINE suggerireste? E cosa invece consigliereste di abolire immediatamente?

La buona abitudine da acquisire: semplicemente RIDURRE. Acquisti, rifiuti, perdite di tempo… va benissimo esordire anche con un impegno limitato come ambito e/o entità (p. es. d’ora in poi nella lavatrice metto l’aceto bianco al posto dell’ammorbidente), e poco alla volta allargarsi ad altri settori: spesso sono i cambiamenti graduali a diventare, forse perché più meditati, maggiormente efficaci e duraturi. Questo, ovviamente, senza dimenticarsi MAI gli errori passati, anche involuti, e quanto sia difficile avere una “fedina ecologica” impeccabile. Altrimenti rischiereste di diventare dei fastidiosissimi eco-snob!

La cattiva abitudine da abolire prima possibile, invece, è la tv. E’ tutto l’opposto dell’assimilazione critica dei contenuti: non puoi negoziare, discutere, argomentare ciò che vedi, e lo zapping ti fornisce delle finte alternative tra quanto altri hanno preselezionato per te (nel loro interesse, ovviamente). Per dirlo con le parole di Giulietto Chiesa, è un’arma di distrazione di massa. Guardatevene attentamente.

 Prendendo spunto dalla vostra 6 risposta, che ne pensate del boom della moda eco-frindly e delle celebrità che portano avanti questo nuovo stile id vita? (vd. Jessica Alba che veste la figlia solo di abiti fatti in modo ecosolidale o marche emergenti che usano il bamboo)

Allora: per noi che la buona azione sia compiuta da Jessica Alba o dalla vicina di casa cambia poco. E’ vero che la primagreen_avatar_jaulleixe ha maggiori probabilità di fare proselitismo, ma suscitando che riflessione critica? Non si corre il rischio di alimentare, se e finché il pubblico ne avrà voglia, l’ennesima moda passeggera, banalizzando così un problema grave? Oltretutto, sul piano strettamente ecologico, riusare l’esistente finché è in grado di essere utilizzato (anche modificandone la funzione originaria) è molto più efficace che non produrre, seppur “eticamente”, nuovi beni di consumo. Allora perché Jessica Alba non fa incetta di abiti usati, che non avrebbe certo problemi a far riadattare dalla sarta, continuando comunque a distinguersi con abiti su misura dalle comuni mortali? Il sospetto che le eco VIP diventino veicolo di una pura speculazione (magari anche loro malgrado, se sono mosse da quell’ingenuità di cui poco sopra) ci pare fondato. Per carità, nell’ottica dei piccoli passi va benissimo anche cominciare come fa la Alba; ma ricordiamoci che a furia di fashionizzare l’ecologico anche i più banali acquisti quotidiani, dal sapone per i piatti biodegradabile alla frutta e verdura biologici, hanno spesso subìto una lievitazione di prezzi, diciamolo, ingiustificata (gli eco-truffatori sono sempre in agguato!) e insostenibile ai più (specie negli attuali tempi di crisi), se non riconducendoli alla dimensione della compera occasionale, dello sfizio. Se non, peggio: del lusso, da esibire spocchiosamente perché fa figo, e cose simili. Stando così le cose, se proprio dobbiamo prendere una posizione, tanto di cappello alla più anonima delle casalinghe che fa sacrifici per riuscire a compiere una sola, costante “buona azione”, ma intimamente motivata.

 E del riciclaggio/situazione rifiuti in Italia? rispetteremo gli impegni europei presi riguardo le fonti rinnovabili?

Sarebbe un discorso molto più articolato di come lo presentiamo adesso, però diciamo che, per la situazione specifica italiana (e non solo in relazione agli obiettivi europei che citi tu) qualunque cambio di rotta significativo in materia non ha a nostro avviso un realistico margine di realizzazione se non si prendono di petto le eco-mafie. Il paradosso della situazione è che il contrasto al fenomeno, che nell’immaginario collettivo tende a essere demandato esclusivamente alle istituzioni, non ha senso se ciascun cittadino non si attiva personalmente nei confronti dell’eco-mafioso che agisce al suo fianco. Questo perché oggigiorno i clan  malavitosi, comunemente (ed erroneamente) ritenuti gli unici attori del panorama mafioso (inter)nazionale,  senza la collaborazione spontanea (!) di insospettabili piccoli e medi imprenditori, dipendenti pubblici, colletti bianchi ecc… equamente distribuiti lungo tutto lo stivale potrebbero fare ben poco. Per disincentivare o sradicare tali “collaborazioni”, quindi, bisognerebbe, da un lato, introdurre delle nuove fattispecie criminose ad hoc e, dall’altro, far sparire, fondamentalmente, la deprecabile Italietta delle conoscenze, dei nepotismi, delle raccomandazioni. Sarebbe un cambio di mentalità radicale. Non é facile.

 Qual’è stta la vostra avventura più bizzarra?

Forse dovrebbe risponderti qualcuno che ci è abbastanza vicino per conoscere la nostra vita quotidiana, ma anche sufficientemente “esterno” per valutarne la bizzarria: un amico per esempio. Per noi tutto quello che facciamo è normale , specialmente se si tratta di azioni che vorrebbero essere responsabili nei confronti dell’ambiente J Comunque, lo ammettiamo, qualche situazione è stata un po’ particolare… una volta ad esempio eravamo fermi a un semaforo, a Berlino, consultando alla disperata una mappa sperando che non scattasse il verde (e non capivamo ancora una parola di tedesco, all’epoca). Un centauro locale old style – anche in senso anagrafico – ci bussò al finestrino, facendoci segno di passargli la cartina, prima, e di  “comunicargli” la nostra meta, poi. In Germania i semafori passano per qualche secondo dall’arancione prima di tornare verdi, e noi abbiamo avuto giusto quel lasso di tempo per recuperare il post it con l’indirizzo finale e…dirgli di sì. Seguimmo in lungo e in largo (interrogandoci sull’avvedutezza della nostra decisione) questo signore che con la sua Harley andava sparato (e faceva pure gli scherzetti, nel senso che ogni tanto spariva e ce lo trovavamo dietro…). Per farla breve, alla via esatta non ci avrebbe mai potuto portare perché, l’abbiamo scoperto poi, era una zona pedonale. Però era comunque riuscito in qualche modo a centrare il bersaglio, visto che ci fece parcheggiare proprio davanti a un mercatino dell’usato all’aperto, dove comprammo una lampada a cuore che abbiamo tutt’ora e che simpaticamente ci ricorda di lui.

Il post di cui andate più fieri? E quanto impiegate a creare un articolo?

Potendo dedicare al blog solo un tempo residuale (studio e lavoro innanzitutto) i nostri tempi sono molto dilatati. L’Ecodiario comunque ruota intorno alle nostre attività di “documentazione”, che avviamo per dirimere le nostre problematiche etiche o pratiche quotidiane. Il passaggio dalla vita al blog avviene di solito come ottimizzazione (o tentativo di ottimizzazione) di questo sforzo conoscitivo, trascrivendone in sostanza i passaggi salienti (il che raramente richiede meno di un mese di tempo, se va bene, e intasa la cartella delle bozze). Altre volte incappiamo, per puro caso, in qualcosa di veramente curioso, e lì, sì, ci scappa qualcosa di più leggero,  per sdrammatizzare (a parte tutto, condire la propria esistenza con un po’ di sana autoironia è fondamentale). E quando riusciamo a produrre qualcosa di abbastanza eclettico, come Sardegna naturalistica, ci riteniamo piuttosto soddisfatti.

Se potesse trasformare UN desiderio in realtà..?

Avere la capacità di tornare indietro nel tempo per sistemare alcune cosette (tra cui far evolvere l’homo sapiens in qualcosa diverso dal cancro che è diventato per la Terra e per la stessa umanità).

Per concludere, date ai lettori 3 buoni motivi per passare nel vostro blog a prendere appunti!!

Perché ci fa piacere, perché potrebbero scoprire che è piacevole anche per loro, ma soprattutto: perché no?

 

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