ASSANGE vs FACEBOOK/ L’intelligence usa Zuckerberg…

Facebook è uno dei principali strumenti a disposizione dell’intelligence americana per spiare i cittadini. E’ il più grande archivio di informazioni sulle persone, le loro relazioni, la loro posizione geografica, registrata scrupolosamente e a disposizione del governo degli Stati Uniti.

di Nicola Olla

foto_Assange_facebook_jpgIl guru di Wikileaks si catapulta nuovamente nel calderone, mirando ancora una volta MarkZuckerberg: durante l’intervista concessa ai microfoni di Russia Today alla domanda sul ruolo deisocial networks durante le rivolte in Medio Oriente, afferma: “Facebook è uno dei principalistrumenti a disposizione dell’intelligence americana per spiare i cittadini. E’ il più grande archivio diinformazioni sulle persone, le loro relazioni, la loro posizione geografica, registratascrupolosamente e a disposizione del governo degli Stati Uniti. Tutti devono capire che quandoaggiungono i loro amici su Facebook stanno lavorando gratis per le agenzie di intelligence degliStati Uniti”. Il giornalista non chiama in causa però solo Facebook, ma cita anche Yahoo e Google, sostenendo che anche quest’ultime possiedono un’interfaccia programmata appositamente per l’intelligence. Nonostante l’accusa, il giornalista australiano non allega alcun “cable” al suo intervento.

Il giornalista non chiama in causa però soloFacebook, ma cita anche Yahoo e Google,sostenendo che anche quest’ultime possiedono un’interfaccia programmata appositamente per l’intelligence. Nonostante l’accusa, il giornalista australiano non allega alcun “cable” al suo intervento.

Il social network non è rimasto di certo in silenzio: “Non facciamo nulla che non sia obbligatorio fare per legge. Sono i codici che decidono come e quando un’azienda può e deverilasciare informazioni riservate, e noi li rispettiamo” è la replica riferita tramite un’ intervista alla rivista di economia e finanza Forbes, affermando automaticamente che, su esplicita richiesta, l’azienda è obbligata ad inviare qualsiasi informazione alle autorità se legata ad un’indagine. Un portavoce ha aggiunto: “Non c’è stata un’occasione in cui le autorità hanno fatto pressioni su di noi per ottenere informazioni. E ogni volta che crediamo che il livello della richiesta sia insufficiente, respingiamo l’istanza”. “L’era della privacy è finito” disse però qualche mese fa Mark Zuckerberg. per Cia e Fbi, contemporaneamente Wikileaks, pur prendendo le sembianze del paladino della libertà d’informazione, vende le esclusive dei propri cables ai maggiori gruppi editoriali. A questo proposito, sebbene Assange scelse il Guardian come principale media partner inglese, ci son state delle recenti controversie: “C’è stato una sorta di abuso del materiale che gli abbiamo fornito. Il Guardian è il peggiore, ma lo abbiamo visto anche dal New York Times, il quale ha ridotto un cable di 62 pagine fino a due paragrafi.

Questo è completamente contro l’accordo che abbiamo originariamente istituito il 1° novembre 2010. Quando osserviamo l’atteggiamento del Guardian o del New York Times, notiamo un insieme di interessi corporativi e di Stato. Il Guardian si preoccupa prevalentemente di essere criticato da questi potenti interessi, sulle cause legali che questi oligarchi potrebbero causare loro, persone sufficientemente potenti da portare davanti alle corti un caso giudiziario”. Intanto, in attesa del giudizio della corte inglese in merito alla sua estradizione in Svezia, l’australiano ribadisce (giusto per alimentare il terrore, ormai appassito, dei governi) che i cables più importanti e imbarazzanti dovranno ancora esser pubblicati…


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