VINI MOLISANI/ Grande qualità, scarsa comunicazione

 Si è concluso da poco il Vinitaly, la prima fiera al mondo per il settore del vino. Presente alla manifestazione, con una delegazione dell’Ais Molise, uno stand molisano. Se da un lato i nostri vini hanno riscosso un notevole successo, dall’altro, quello della comunicazione,  il risultato è la mancanza di una strategia di comunicazione e di marketing che non consente al nostro prodotto di ritagliarsi uno spazio importante nei vini che contano. Un nostro infiltrato ci spiega il come e il perché di questa situazione.

di Pio Giannini

vinitaly-2011Con grande orgoglio ho lavorato presso lo stand della Regione Molise come sommelier e comunicatore del vino, in occasione della fiera enoica più famosa d’Italia e forse del mondo, Vinitaly.

Operatori del settore e semplici appassionati hanno goduto le eccellenze enologiche in degustazione, proposte dalle numerose aziende partecipanti.

In molti hanno scelto un excursus nel Molise alla scoperta dei vini nostrani. Grande qualità e buon prezzo: questo è stato il giudizio popolare manifestato quasi all’unanimità. Purtroppo agli apprezzamenti hanno fatto da contrappunto ridondanti affermazioni  di stupore: “Così buono e non ne ho mai sentito parlare!”, in questi termini si esprimeva il visitatore da Padova; “Non posso venderlo ad Hong Kong perché nessuno sa che cos’è la Tintilia..”, così mi rispondeva il buyer cinese.

È evidente che c’è qualcosa che non va. Il problema a mio avviso sta nella scarsa attenzione che le istituzioni rivolgono all’ambito del marketing territoriale e della comunicazione. La qualità intrinseca del vino infatti non è condizione sufficiente per avere successo nel mercato, per giunta sempre più competitivo: il prodotto  deve  ritagliarsi uno spazio adeguato e strategico nella mente del consumatore. Tutto ciò di cui ha bisogno il “nostro” vino è di rafforzare il patrimonio di marca ossia ciò che nel mondo del marketing è definito come brand equity. Per spiegare questo concetto pongo al lettore un quesito: se il meticoloso sommelier di un ristorante di Londra proponesse al cliente la scelta tra due grandi vini rossi dello stesso prezzo, Tintilia del Molise o Chianti Classico, per quale dei due egli opterebbe? Sono convinto, e forse voi converrete con me, che la scelta ricadrebbe sul vino toscano. Perché?

La motivazione ha ragioni psicologiche: il cliente attribuisce riconoscibilità ed affidabilità al Chianti Classico più cheTINTILIABIG alla Tintilia del Molise. In questo sottile meccanismo trova ragion d’essere la mia critica alle istituzioni. Penso infatti che ogni sforzo di promozione del vino sia vano se insieme ad esso non si progetta un piano deciso di promozione turistica nel suo insieme. Il Chianti ha raggiunto una tale notorietà proprio perché la Toscana è in grado di “fare turismo”; cioè di accogliere visitatori da tutti il mondo e deliziarli anche delle specialità enogastronomiche. Si potrebbe obbiettare sostenendo che la Toscana ha un patrimonio artistico-culturale  più “ricco” di quello molisano; non posso ovviamente sostenere il contrario ma nel contempo è profondamente vero che la manifesta ruralità, l’ambiente naturale e l’autenticità dei borghi costituiscano delle potenzialità evidenti per veicolare persone e far nascere nuovi business anche nella nostra regione.  


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