Perchè mangiamo? Rispondono Mary Douglas e Marvin Harris

Alimentazione: perchè mangiamo? Gli antropologi Mary Douglas e Marvin Harris raccontano di sushi, curry, vodka e india.

Alimentazione: perchè  mangiamo? Gli antropologi Mary Dougla e Marvin Harris raccontano di  sushi, curry, vodka e india.La risposta è fin troppo ovvia: mangiamo per nutrire il nostro corpo e rimanere in vita. Non si può in alcun modo dargli torto. Del resto la scienza afferma che le proteine vegetali e soprattutto quelle animali (carne, pesce, uova, latte e derivati) contengono amminoacidi essenziali indispensabili per la sintesi proteica. Gli alimenti sono quindi energia per il nostro organismo, ma non solo. Nel campo degli studi sociali tante sono le teorie e le riflessioni che hanno attribuito al cibo funzioni e significati ulteriori rispetto a quelli appena determinati.

Mary Douglas, antropologa sociale britannica, ha osservato che i’alimentazione non è solamente un mezzo per il nostro nutrimento ma, in quanto elemento vitale per l’essere umano, possiede una forte valenza socio-culturale. È un «medium» (Douglas, 1985) in quanto rappresenta un mezzo di comunicazione attraverso il quale l’individuo esprime se stesso e nel contempo si differenzia dagli altri, ovvero da chi non ha le sue stesse abitudini alimentari. Il cibo può costituirsi come un efficace marcatore identitario. Tutti hanno sentito, almeno una volta, identificare da uno europeo, spesso con intenti derisori, gli abitanti del bel paese con l’espressione “pizza, spaghetti e mandolino”.

Ricette tipiche e particolari ingredienti richiamano alla mente determinate culture: il sushi la millenaria metodologia culinaria giapponese; il curry la cucina indiana, aromatica e piccante; la vodka, famoso distillato ottenuto da cereali o tuberi, la Russia che ne produce grandi quantità; in ultimo le inquietanti, per alcuni, ma raffinate lumache, i cugini transalpini. Appare fin troppo evidente che ogni cultura seleziona determinate cose da mangiare escludendone altre, adottando così specifici comportamenti culinari. Se tutti in comportamenti alimentari passano attraverso un momento di scelta è possibile comprendere i meccanismi attraverso i quali la scelta si compie?

Secondo l’antropologo americano Marvin Harris alla base delle scelte alimentari della gente vi sono motivazioni di tipo pratico: benefici in termini nutritivi, ambientali e monetari fanno pendere la bilancia per una specifica opzione alimentare. Se produzione, reperibilità e ricchezza proteica del cibo x sono maggiori rispetto al cibo y abbiamo ottimi motivi per scegliere il cibo x. Seguendo tale logica Harris fornisce una rilettura estremamente interessante di una famosa prescrizione alimentare: la vacca sacra dell’India.

L’India è uno stato dell’Asia meridionale che comprende parte della regione himalayana e l’intera penisola indiana. La popolazione superiore a un miliardo è costituita da induisti (82%), mussulmani (12%), e poi in minime percentuali da cristiani, giainisti, buddisti e sikh. Secondo la religione induista la mucca è ritenuta sacra al punto che il ferimento o l’uccisione di un esemplare è considerato un crimine. L’induismo è la religione con il maggior numero di proseliti e la venerazione nonché la protezione delle vacche è parte integrante di tale culto: ‹‹Gli indù venerano le vacche, e i tori, come divinità, se li tengono vicino a casa, danno a ciascuno un nome, gli rivolgono la parola, le adornano con fiori e nastrini, riconoscono loro il diritto di precedenza nelle strade più affollate e si adoperano per collocarle in ricoveri per animali in caso di malattia o quando sono così vecchie da non poter più essere accudite a casa›› (Harris, 1990).

Le cure meticolose riservate a questo animale trovano la loro ragion d’essere nel quadro religioso induista. La sacralità della vacca è infatti strettamente connessa alla dottrina della trasmigrazione, cioè all’avanzamento delle anime nel percorso di avvicinamento al nirvana; occorrono ottantasei trasmigrazioni per passare da demone a vacca, tuttavia l’uccisione di una vacca avrebbe una gravissima conseguenza per il carnefice: il ritorno allo stadio più basso e l’angosciosa prospettiva di dover ricominciare tutto nuovamente. (to be continued)

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