Rimettersi in gioco aumenta lo stress. Ecco come provare a ridurlo

ansia da lavoro ecco come combatterla

Fare sport e andare in palestra, ma anche scegliere un’alimentazione che ci permetta di stare bene, e ancora: imparare a concedersi dei momenti di relax. Sono piccole oasi dallo stress quotidiano, che come scrive il Sole 24 Ore, ci permettono di recuperare il benessere fisico e quello psichico.

 

Secondo lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del centro medico Sant’Agostino di Milano, «stiamo un po’ tutti imparando a reindirizzare la nostra vita verso stili più salutari, ed anzi possiamo dire che la cultura della nostra società si stia pian piano evolvendo, dal “bisogno di curare la malattia”, al desiderio più generale della promozione del benessere dell’individuo». Anche nella sfera che riguarda il nostro lavoro. «Oggi è sempre più forte anche l’attenzione che specificamente viene dedicata alla condizione di salute in ambito lavorativo», osserva lo specialista della struttura milanese che ha attivato un servizio dedicato al benessere sul lavoro. 

Oggi, in tempi di crisi economica, è sempre più facile essere ansiosi o stressati per motivi di lavoro. Magari perché dobbiamo rimetterci in gioco, cercando nuove sfide professionali e attività. Per molte persone, una delle principali fonti di stress e ansia è proprio il pensiero di dover affrontare una nuova situazione professionale, a partire dal colloquio di lavoro. «In generale lo stress è collegato a un senso di impossibilità percepita a gestire le richieste esterne, che vengono vissute come pressanti e frustranti – precisa lo psichiatra – . L’ansia è invece una reazione collegata a preoccupazioni, aspettative, difficoltà relazionali, incertezze». 
Come prepararci al meglio per un incontro di lavoro? Come superare l’ansia? Ecco i consigli dello specialista.

Come gestire l’attesa

Partiamo da come gestire l’attesa. Dobbiamo pensare che è una questione di punti di vista: se la guardiamo come la finale del mondiale è difficile stare calmi! Se invece vivessimo il colloquio di lavoro con l’amministratore delegato di un’importante multinazionale come fosse una chiacchierata che facciamo per fare un favore ad un nostro vecchio amico in difficoltà, ci sentiremmo molto meno preoccupati.

L’ansia è una risorsa

L’ansia ci prepara bene, ci mette nella prospettiva giusta, non dobbiamo temerla, anzi ci aiuta. Ci fa stare seduti dritti, ci fa reagire con prontezza agli stimoli, rende lucido il nostro sguardo. Essere in ansia non ci deve far vacillare, non ci deve far fare la riflessione “che quindi andrà male”. Perché dovrebbe andare male? Chi è la persona che ci sta seduta davanti per bocciarci? Fidiamoci della nostra pancia: l’ansia può essere un’amica, sarà nostra compagna e fedele supporto.

Riempiamo i giorni e le ore prima dell’incontro

Certo: avere troppo spazio mentale per rifletterci sopra non va bene. Riempiamoci i giorni e le ore prima dell’appuntamento di cose da fare, non rimaniamo in attesa con le mani in mano; vivere ogni istante intensamente ci distrae dall’ansia, avere sempre prospettive e aspettative sul domani ci condanna a subire l’ansia del giorno prima, cioe oggi.

Impariamo a relativizzare le conseguenze

Dobbiamo imparare a relativizzare le possibili conseguenze negative: non è una partita da o tutto o nulla! Pensare che sia fondamentale come andrà l’appuntamento e catastrofizzare le possibili conseguenze ci mette emotivamente con le spalle al muro: ci fa sentire come se avessimo tutto da perdere.

Sentiamoci liberi anche di sbagliare

Sentiamoci liberi eventualmente anche di sbagliare, ci stiamo mettendo in gioco ed è normale non essere perfetti. Non dobbiamo pensare che chi ci valuterà abbia l’aspettativa di trovare una persona perfettamente adeguata; emozionarci è anche un segno di attenzione e rispetto per la situazione, non di debolezza.

Non saremo perfetti, ma nel complesso abbiamo competenze, pregi e specifici punti di forza, perché dovrebbe andare male? A volte può non andare bene ma potrebbe non dipendere da noi: un insieme di fattori compongono la scelta finale, non ha senso metterci in discussione come se una bocciatura dovesse per forza indicare una nostra carenza.

Studiamo l’abbigliamento giusto

Pensiamo che affronteremo un contesto che richiede di mostrare professionalità, serietà, affidabilità. Cerchiamo di studiare un abbigliamento che ci aiuti in tal senso. Non per questo dobbiamo snaturare il nostro modo di essere: il nostro carattere deve comunque emergere e in parte il successo sarà anche legato alla capacità di saperci valorizzare in un luogo che ha regole ben precise. Non cerchiamo comunque di stupire o esagerare con una cravatta se non la portiamo mai o con modi che non ci sono familiari.

Anziché fare olpo e impressionare ci sentiremo vulnerabili, goffi, impacciati, quindi in ansia costantemente. Scegliamo dunque qualcosa che ci faccia sentire noi stessi, che rispecchi il nostro modo di esprimerci, adeguandolo alla situazione.

Trovare il modo di non essere fuori luogo è una forma di rispetto che premia durante i colloqui di lavoro.

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