Fare un discorso vincente, ecco le 6 regole d’oro da seguire

fare un discorso vincente ecco le 6 regole doro da seguire

Non siete né sarete mai degli attori premiati con l’ambita statuetta ma la vostra professione vi chiede comunque di saper parlare in pubblico in modo con/vincente. Come fare? Ecco sei dritte, come si legge sul Sole 24 Ore, formulate dal Financial Times, tutte da seguire per conquistare la platea, ovunque voi siate.

 

La sprezzatura ovvero essere naturalmente spontanei

È tutta italiana, quella particolare attitudine, ora la chiameremo nonchalance, che è la più adatta per chi parla in pubblico: la sprezzatura. La parola è stata coniata nel 1528 da Baldassare Castiglione nel trattato “Il Cortegiano” e indica “ciò che nasconda l’arte e dimostri di venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi… Da questo credo io che derivi assai la grazia: perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia. Però si po dire quella essere vera arte, che non pare essere arte; né più in altro si ha da poner studio che nella nasconderla: perché, se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l’omo poco estimato». Alla cerimonia degli Oscar piace di più chi con naturalezza riesce a fare il suo discorso con emozione ma senza intoppi come se la vittoria, che è spesso inaspettata, sia nell’ordine naturale delle cose.

Jared Leto e il climax coraggioso

L’attore vincitore come miglior attore non protagonista per il ruolo in “Dallas Buyers Club”, dopo i ringraziamenti di rito, ha dedicato la statuetta ai sognatori: in primis la madre, a single mum, con le parole “grazie per avermi insegnato a sognare”, e al fratello poi in un climax ha abbracciato idealmente “tutti i sognatori di tutto il mondo che ci stanno guardando da luoghi come Ucraina e Venezuela voglio dire noi siamo qui e stasera stiamo pensando a voi mentre lottate per far diventare i vostri sogni realtà”. Per chiudere il discorso un gran finale indirizzato ai “36 milioni di persone che hanno perso la battaglia per l’AIDS (tema del film) e per quelli che hanno subito ingiustizie a causa di chi sono o di chi amano”. Stasera sono qui in piedi di fronte al mondo per voi, e con voi. Rischioso, il suo discorso è stato tagliato dalla tv russa, ma di grande effetto.

Matthew McConaughey: la regola del tre

Dio, la mia famiglia e se stesso o meglio, il suo io ideale, l’eroe che in questi anni ha sempre inseguito “il mio eroe ero io, ma un me stesso due settimane più avanti, un anno più avanti, 10 anni più avanti. Da quando da ragazzino volevo essere il me stesso di 25 anni, poi di 35 anni, eccetera… Quindi non sono mai stato davvero io il mio eroe, non quello presente, ma quello futuro, per continuare a inseguirlo. Quindi a chiunque guardiate, chiunque stiate cercando di raggiungere, vi dico All right, all right, all right continuamo a vivere”. La parabola dell’io, lo stile ipnotico e l’accento texano, hanno commentato i giornalisti americani, hanno avuto un grande effetto sul pubblico: tentare di imitarlo alla vostra convention non nuoce ma bisogna prepararsi molto bene.

Cate Blanchett : la scaltra

Grazie al secondo Oscar per Blue Jasmine- il primo l’ha vinto nel 2005 come miglior attrice non protagonista per il film The Aviator- l’attrice australiana si è atteggiato sul palco come una professionista navigata, senza peli sulla lingua. Nel suo discorso ha prima invitato il Dolby Theatre a non farle la standing ovation: “Sedetevi, siete troppo vecchi per stare in piedi” , poi ha dedicato un pensiero scherzoso per ognuna delle sue rivali che aspiravano alla statuetta (a Julia Roberts ha dedicato l’hashtag gergale suck it). E nel finale si è permessa di criticare il business del cinema che non investe abbastanza nei ruoli femminili: “Forse quelli dell’industria cinematografica pensano ancora stupidamente che i film al femminile, quelli con donne al centro, sono prodotti di nicchia. Non è vero, il pubblico li vuole vedere. E fanno anche guadagnare soldi”. Se pensate di adottare questo stile alla prossimo meeting, dovete avere più di 40 anni, essere molto sicuri di voi stessi e essere nati in Australia. Insomma è un modello riservato a pochi.

Paolo Sorrentino: il prestigiatore

Il regista napoletano ha tirato fuori il coniglio dal cappello: Diego Armando Maradona. Il suo discorso sarà infatti ricordato per aver nominato le sue fonti di ispirazione. Ma se citare i grandi maestri del cinema che lo hanno ispirato, Federico Fellini e Martin Scorsese, appariva come un atto dovuto, e il suo amore per la musica dei Talking Heads scontata (il titolo film This must be the Place è un tributo alla canzone del gruppo di David Byrne che ha anche un cameo nel film) è solo con la citazione del campione di calcio argentino che ha conquistato platea e titoli dei giornali il giorno dopo, soprattutto in Italia. Nonostante il suo discorso sia durato solo 37 secondi e il regista -visibilmente emozionato- abbia sbagliato il tono (monocorde), lo sguardo (raramente rivolto alla platea), e il body language, l’effetto sorpresa è più che riuscito.

L’importanza del corpo

Qualunque cosa voi diciate, studi accreditati, hanno certificato che quando si parla in pubblico l’efficacia del messaggio segue una gerarchia precisa ognuna con il suo peso: 55% linguaggio non verbale, 38% tono della voce, 7% contenuto. Il cosa si dice, durante un intervento pubblico, ha un’incidenza più bassa sulla sua efficacia rispetto al come si dice. Sappiatelo con tutte le conseguenze, spesso nefaste, del caso.

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