Cig in deroga, i fondi non bastano. Discriminazioni tra Nord e Sud: finanziamenti record in Lombardia

i fondi non bastano cig in deroga

Il tanto atteso sospiro di sollievo per le aziende in crisi e per i cassintegrati di tutta Italia è arrivato. Non basta, però, a staccare dalla bombola ad ossigeno nemmeno quelle Regioni che hanno ottenuto più soldi. Grave, poi, lo squilibrio tra le regioni del Nord e quelle del Sud Italia.

 

LOMBARDIA RECORD – Andiamo ora a vedere Regione per regione quanto denaro è stato assegnato dal Governo. La cifra più alta è toccata alla Lombardia con 94. 542.993,7 euro. Al secondo posto la Puglia con 50.219.990.5 euro. Una scelta singolare perché la prima è quella dove ha sede legale l’Ilva e la seconda è quella dove si sono creati i problemi allo stabilimento di Taranto con 6500 cassintegrati.  Terzo posto al Veneto con 47. 344. 242,99 euro.

Quarto al Lazio con 43.994.784 euro, quinto all’Emilia Romagna con 41.963,205,78 euro e sesto il Piemonte con 40.775.960,57 euro.

Peggio va alla Campania (terra dei lavoratori Fiat di Pomigliano) che ottiene soltanto 35.099 347,35 euro, alla Sardegna (terra dei cassintegrati della miniera del Sulcis) che ottiene soltanto 26.791.430,88 euro.  In Toscana arrivano invece 36.044.024,43 euro mentre in Sicilia 26.225.932,68 euro. Poco meno alla Calabria con 26.006.684,31 euro.

Tra quelle che hanno ottenuto meno spicca l’Abruzzo con 18.426.136,69 euro, la Liguria 11.443.458,87 euro, le Marche con 16.490.146,27 euro. Alle piccole regioni come la Basilicata e il Molise sono toccati rispettivamente 6.396.445,71 e 4.265.532,35. L’Umbria ottiene 10.669.343,84 euro.

LE REGIONI PENALIZZATE – Per le imprese in crisi della Valle D’Aosta sono stati stanziati 715.553,96 euro. Alle province autonome di Bolzano e Trento 1,972.510 euro e 2.825.235,40. Al Friuli Venezia Giulia invece . 7.787.038,26.Soldi che messi insieme non raggiungono nemmeno quelli del già ancora una volta penalizzato Abruzzo terremotato e ammontano a 13.330.338 euro.

Alle già ricche regioni del Nord a Statuto ordinario la fetta di torta più grande. Alle cinque regioni del settentrione rimaste sono andati 206.070.340 euro, il 40% dei fondi. Con un 5% a quelle a statuto speciale si arriva a un 45% soltanto nella parte più alta dello Stivale.

Con il resto della torta da spartirsi, tra centro, sud e isole. Che tutte insieme non superano di poco i 300 milioni di euro.

LACRIME DI COCCODRILLO IN PIEMONTE E VENETO – Claudia Porchietto, assessore regionale della Giunta Cota in Piemonte, si era lamentata preventivamente. Quando pensava che i fondi stanziati sarebbero stati circa un milione di euro.

Si tratta di una situazione critica – ha sostenuto– questa cifra, quando mai verrà ripartita tra le regioni, ci permetterà di autorizzare fino a luglio. Queste porche risorse peraltro non sono neppure a nostra disposizione: sono molto preoccupata visto che solitamente sono necessari dai 4 ai 6 mesi per il nuovo decreto. Vorrei ribadire che i lavoratori che non percepiscono da oltre cinque mesi l’indennità in Piemonte sono più di 18mila. Qui c’è gente che non mangia e che rischia di vedersi portare via dalla banca la propria casa: credo che non ci sia contezza del Paese reale”.

Stessa cosa per la Cisl del Veneto che si attendeva uno stanziamento di circa cento milioni di euro e già in quella occasione il segretario Giulio Fortuni disse che si potevano coprire  tutte le spese di cassa integrazione. Ora invece ci copriranno soltanto il 50%.

Al Veneto dovrebbe essere infatti assegnata una parte consistente – dichiarò Fortuni-  100 milioni che, in aggiunta ai 60 che già sono disponibili, dovrebbero coprire il fabbisogno stimato per il 2013 tra Cig e mobilità in deroga. Ora però si tratta di rendere operativi gli altri strumenti di integrazione del reddito, come i fondi bilaterali che in Veneto hanno funzionato molto bene nel settore dell’artigianato grazie all’Ebav e che ora, dopo la riforma Fornero del mercato del lavoro, vanno riorganizzati ed estesi”. Ora che i fondi sono dimezzati anche nelle regioni più bagnate dal denaro del Ministero possiamo solo concludere dicendo che questa non sarà altro che una cura palliativa per un cancro che non verrà realmente estirpato: la crisi e la povertà. 

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