“Prélude à..”: Claude Debussy rievoca le Bucoliche di Virgilio

Debussy 1893 claude

 

Claude Debussy, Prélude à….. Mise en musique del poema di  Stephane Mallarmé, che raccoglie l’eredità di Teocrito e delle Bucoliche di Virgilio.

 

Una nota a mo’ di preludio: questo mio commento concerne l’opera di Claude Debussy senza particolari riferimenti alle diverse interpretazioni (non sarebbe il luogo né il caso) o alle diverse edizioni discografiche, che per giunta tendono ad unire varie composizioni diverse le une dalle altre, a tutto discapito dell’unicità dell’opera d’arte, nell’epoca della “riproducibilità tecnica“.

Il “Prélude à l’après-midi d’un faune“, presentato da Debussy nel 1894, è una “mise en musique” del celebre poema di Stephane Mallarmé, apparso nel 1876 dopo una lunga gestazione letteraria. L’opera musicale, come quella poetica, raccoglie l’eredità di Teocrito e Virgilio, della sensibilità bucolica e campestre che tanta parte ha avuto nell’affermazione di alcuni canoni della cultura occidentale. Quanto l’arte di Debussy abbia contribuito alla sublimazione di tale specifica pietas artistica, lo dimostra lo scarto abissale che separa una composizione come il “Prélude” dalla maestosa sinfonia n.6 di Beethoven, detta “Pastorale” appunto, solo apparentemente affine e in realtà figlia di tutt’altri intenti estetici.

Con questo poema sinfonico nel 1894 Debussy inaugurava un nuovo, sublime linguaggio musicale che abitualmente viene definito Impressionismo, espressione mutuata dalla celebre definizione iconologica. Il preludio è breve: nove minuti di profonda introspezione musicale, dominati da satirici fiati e ninfee arpe, descritti da motivi cadenzati e fuggevoli, che nella parte finale, quando il fauno s’abbandona ad un molle sonno, divengono delicatissimi. La leggerezza compositiva si rispecchia poi nella scelta strumentale, dove flebili percussioni (triangoli), legni sommessi e violoncelli “pizzicati” ricreano magistralmente le atmosfere e le “impressioni” d’un torpido pomeriggio silvano.

In particolare il tema iniziale, riproposto in variazioni durante tutta la composizione, si mostra di una potenza immaginifica eccezionale, e quasi sembra di vederlo, il fauno, suonare ai piedi di un albero, tra foglie odorose. Il gioco melodico è divino, e culla delicatamente la fantasia dell’ascoltatore, fino a perderlo nelle luci crepuscolari di un antico bosco, percorso dal gorgoglio delle acque d’un fonte lontano, mentre la eco della syrinx del fauno si perde lontana.

Un manifesto artistico, un’opera immortale.

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