Interpol: esce “Interpol”, l’omonimo e nuovo album del 2010

Dopo una lunga attesa durata 3 anni, gli Interpol escono con un nuovo album dal titolo “Interpol”.

di Gilbumm

Interpol_2010L’attesa per l’ultimo album degli Interpol era davvero molta, non solo per la voglia di ascoltare il loro lavoro più recente, ma anche per svelare l’enigma che tutti i loro fans si portavano avanti dall’uscita di “Our Love To Admire”(2007):  gli Interpol sono un bluff oppure no?

La risposta non è cosa semplice. Il gruppo newyorkese è stato in prima linea tra quelle band della nuova ondata di New Wave che aveva coinvolto gruppi come Franz Ferdinand, Editors e Strokes, ma gli Interpol, a differenza di tutti gli altri, sembravano gli unici in grado di poter aggiungere qualcosa a quel capitolo di storia della musica che si era chiuso con la morte di Ian Curtis.

Il loro primo disco, “Turn On The Bright Lights”(2002), è considerato un capolavoro.  Nonostante l’inevitabile confronto con i Joy Division, gli Interpol  sono riusciti ad ottenere un sound fresco e originale, dimostrando molta personalità. La fama è arrivato dalla notte al giorno e mentre sono in tour, gli Interpol iniziano a scrivere “Antics” (2004), il loro secondo disco. L’album riscuote molto successo, trainato soprattutto dai singoli “Evil” e “Slow Hand”. Rispetto a “Turn On The Bright Lights” la band è più diretta e la costruzione delle canzoni risulta più semplice, le chitarre non sono incastrate alla perfezione come nel primo disco, ma nel complesso si può considerare un lavoro ottimo.

Un calo dal punto di vista artistico arriva con il loro terzo album, “Our Love To Admire”. Per gli Interpol questo è il primo lavoro con una major, la Capitol Records, e anche se ci sono diversi brani ascoltabili, come “The Scale”, “No I in Threesome” o “Heinrich Maneuver“,  il disco non riesce ad entusiasmare.

Durante i tre anni che separano l’uscita di “Our Love To Admire” a quella di “Interpol”(2010), all’interno del gruppo sono accadute molte cose. Sam Fogarino ha partecipato ad un progetto parallelo con i “Magnetic Morning”, Paul Banks è stato impegnato con l’uscita di un disco da solista (Julian Plenti …Is Skycraper),  gli Interpol sono tornati all’etichetta indipendente che gli ha lanciati nel 2002, la “Matador”, ma soprattutto, il loro bassista Carlos Dengler, dopo le registrazioni dell’ultimo disco ha lasciato la band per seguire progetti personali.

Il quarto e ultimo album degli Interpol  è più sicuro e più coerente rispetto a“Our Love To Admire” , ma è anche un disco che deve essere assimilato bene dall’ascoltatore per essere compreso. La costruzione delle canzoni è più ricca, i riff sono meno orecchiabili e  la sezione ritmica è sicuramente molto più curata, grazie anche al lavoro svolto dal produttore Alan Moulder. Questo è il disco più cupo della band e ruota intorno a un racconto diviso in due parti. Nella prima metà dell’album si parla di un uomo di speranza,  una persona che riesce a vivere la propria vita serenamente, anche se non è fatta di successi (“Success”, “Memory Serves”,  “Summer Well” e “Lights”).

Nella seconda metà  invece la speranza svanisce e l’uomo inizia a perdere il contatto con la realtà, creando un mondo tutto suo, fatto di confusione e solitudine (“Always Malaise (The Man I Am)” ,  “Safe Without”,  ”Try It On”, ”All Of The Ways” e si chiude con “The Undoing”). 

Al centro del racconto troviamo “Barricade”, secondo singolo del disco, un po’ fuori dalla storia e legata soprattutto ad un aspetto commerciale dell’album : è la classica canzone che i fans si aspetterebbero dagli Interpol. Anche dal punto di vista musicale “Interpol” deve essere diviso in due, con la sola voce di Paul Banks a fare da collante, riuscendo ad esprimere con il suo timbro vocale il sentimento giusto in ogni occasione, dolente nel caso di “Success” o “Always Malaise (The Man I Am)”, spensierato in “Barricade”, rassegnato in “The Undoing”.  Musicalmente la storia non è costruita in modo brillante, specialmente nella seconda parte, dove gli Interpol hanno cercato uno stile più spoglio, tra il dream pop e il dark e che, in alcuni casi, può annoiare (“Safe Without”  e ”Try It On”). 

Nelle prime cinque canzoni invece lo stile è riconducibile a quelle sonorità che hanno reso famoso il gruppo di New York. Il basso torna ad essere fondamentale nella costruzione delle canzoni, probabilmente se al basso non ci fosse stato Carlos D il disco sarebbe stato diverso. I suoni delle chitarre sono molto curati, specialmente nella prima parte, con uno stile che ricorda lo shoegaze.

All’interno di “Interpol” non troviamo canzoni che potrebbero diventare dei classici come “Obstacle 1” o “PDA” , ma ci sono dei brani che stupiscono per la loro intensità come “Memory Serves”,  “Summer Well” o “Always Malaise (The Man I Am)”, e che saranno apprezzate soprattutto dai vecchi fans.

Il problema degli Interpol è che con questo disco hanno cercato di ottenere qualcosa di simile a “Turn On The Bright Lights” quando però il concetto di base Interpol è crollato con “Our Love To Admire”. Anche se il disco musicalmente potrebbe essere superiore ad “Antics”, la loro scelta stilistica riesce ad eclissare la loro musica o addirittura renderla inutile. Gli Interpol probabilmente non sono un bluff, sono una buona band, ma dovrebbero avere il coraggio di allontanarsi da loro stessi.

GUARDA IL VIDEO DI BARRICADE, TRATTO DA “INTERPOL”

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.