“Clan of Xymox”, atmosfera darkwave e musica gothic anni ottanta

Clan of Xymox 1985. Album d’esordio con atmosfera darkwave, tipica della musica gothic anni ottanta.

di AA

Clan of Xymox 1985. Album d'esordio con atmosfera darkwave, tipica della musica gothic anni ottanta.Conosco poco la discografia dei Clan Of Xymox. Ho qualche album (tra cui, naturalmente quello di cui leggete la recensione), un live un singolo una raccolta, e mi bastano – anzi, mi avanzano. Perché recensire dunque il debutto di un gruppo che non si apprezza del tutto e a cui si è addirittura disaffezionati? Poiché quello di cui qui è questione costituisce una sorprendente (ed inattesa) tappa all’interno di un percorso musicale altrimenti relativamente anonimo e poco brillante.

I Clan Of Xymox nascono con questo insospettato (e purtroppo misconosciuto) debutto nel 1985, dal grembo della Magna Mater 4AD, in quegli anni nel pieno delle proprie talentuose energie discografiche. La loro carriera prosegue, sempre sottotono, calcando il successo della tarda e stanca darkwave ottantiana, trascinandosi a suon di plagi e citazioni fino agli albori del nuovo millennio (si ascolti, ad esempio, l’album “Creature“, vero tributo al “Sisters Of Mercy’s sound“) e conoscendo un’inattesa notorietà solo in quest’ultimo lustro, principalmente grazie ad un fortunato “best of“.

Per queste ragioni l’omonimo quest’album appare ancora di più un hapax.

Vediamo perché.

Sono otto i brani che compongono l’album “Clan of Xymox” (attenzione perché nell’ultima ristampa ne sono ben undici, due remix ed una “bonus track”), tutti caratterizzati da una palese marca electro-dark sperimentale, a volte decisamente avanguardistica, come nel primo episodio “A Day“, altre più derivata e depechemodiana, come nel caso di “Cry In The Wind“.

Risulta comunque ben assimilata la lezione dei Cure più sintetici e della New Wave meno elettrica (e qui si potrebbero fare paragoni e trovare similitudini con un centinaio di gruppi anglofoni dei primi eighties). Inedite ed interessantissime sono anche le contaminazioni neoclassiche – del resto marchio di fabbrica delle bands 4AD – ed orchestrali, soprattutto nei brani più epici, e la presenza costante di una chitarra acustica difficilmente riconoscibile tra le fitte trame tastieristiche (vi si presti attenzione).

Originale anche la struttura dei brani, mai banale e ripetitiva, a dispetto di tanta elettronica contemporanea, e la durata degli stessi, mediamente ben più lunga se paragonata a quella di esempi dello stesso genere negli stessi anni. Menzione a parte merita la quinta traccia, “Stranger”, vero masterpiece dell’album e matrice di tanta dark denzereccia che sarebbe venuta (pare sia ancora oggi una gettonata track da dj-set gotico); un lungo brano strutturato a mò di suite, con tre parti ben distinte ed indipendenti che alternano momenti di ritmo sfrenato a fosche cyber-atmosfere, a folli sperimentalismi vocali.

Strano gioiellino degli anni di plastica questo disco, consigliatissimo a chi ancora oggi è convinto che non bastasse avere i capelli cotonati ed il fondotinta per fare della buona musica negli anni ottanta (accorgimenti estetici comunque frequentati dagli stessi Xymox, ben inteso…).

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