Video virali: trucchi e segreti dei filmati più visti

Come nascono quei video dei gattini che tutti guardiamo? Cosa c’è dietro le visualizzazioni record di Gangnam Style o dei commercial come quelli del Super Bowl? Ecco i trucchi e segreti per rendere un video virale.

 

La domanda potrebbe sembrare banale. Ma non lo è. Perché dietro quei micini, girano milioni di euro. E il virale già da tempo è diventato il motore della pubblicità.

 Tra il 2011 e il 2012, YouTube ha registrato più di un trilione di visualizzazioni, pari a quasi 140 view per ogni persona sulla Terra. Ma non solo.

viral-videoSi stima che gli investimenti su internet raggiungeranno 10 miliardi di dollari.

A spiegare le sette regole d’oro per rendere un video virale sono Dario Caiazzo, Andrea Febbraio, Umberto Lisiero, autori di Viral Video (Fausto Lupetti), tre giovani manager e startupper che del virale hanno fatto il loro mestiere.

Dalla scelta del contenuto, al canale di distribuzione, dai tempi giusti di engagement per raggiungere pubblici diversi fino alle confidenziali “Tecniche Jedi” e agli ingredienti del “Mojito Mix”, gli autori spiegano i loro suggerimenti per rendere ottimale la distribuzione video e per raggiungere quel tipping point oltre il quale si può parlare di viral-hit e d’interazione tra brand, messaggi e pubblico online e offline.

Qualche segreto? YouTube ha elaborato un algoritmo che cerca di prevedere la popolarità di un video. Secondo gli autori questa formula si basa sulle visualizzazione nelle prime 24 ore di vita del video.

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Ma il numero di clic non basta a garantirne la popolarità. E’ indispensabile che tutti lo guardino fino alla fine per renderlo un contenuto virale. Attenzione poi va fatta anche al posizionamento del video in pagina e alla resa per lo schermo del mobile. Ma non solo. A emergere è anche il ruolo centrale dei social network come piattaforma di diffusione del video virale. Già, perché per diffondersi a macchia d’olio qualunque contenuto ormai deve passare da Facebook o da Twitter.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE Corriere.it

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