SENZA PENSIONI/ Tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi

di Chiarelettere

“L’avevamo detto e scritto nel libro “Senza Pensioni“: la colpa è stata il silenzio e la rimozione, fin a partire dal gennaio 1996, data nella quale è entrata in vigore la riforma delle pensioni e l’avvento del metodo contributivo. Ora tutto è discussione e in affanno”. Lo affermano gli autori del libro, Walter Passerini e Ignazio Marino, che intervengono nel dibattito in corso sulle pensioni.

senza_pensioniLa bomba previdenziale coinvolge lavoratori pubblici e privati, atipici e precari, liberi professionisti, artigiani e commercianti. I giovani (per esempio chi è nato nel 1980) naturalmente sono i più penalizzati, andranno infatti in pensione con il 50 per cento del loro ultimo salario.

Una generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima. Il paradosso è enorme: sono loro, i 4 milioni di atipici e gli immigrati (insieme versano allo Stato italiano quasi 10 miliardi all’anno), cioè i più deboli, a sostenere le casse previdenziali (1,4 miliardi di attivo) e a pagare le pensioni di chi ha avuto un impiego sicuro e ben pagato.

Tutto da rifare: prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale, bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro, ed eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di lavoratori autonomi che questo libro denuncia.

“Tutto è in discussione e regna la confusione. Anche la linea Maginot dei 40 anni di contributi sta per crollare, costringendo chi ha cominciato a lavorare sin dalla giovane età a restare al lavoro fino al compimento della nuova eta’ minima (62-63) anni. A farne le spese saranno soprattutto operai e artigiani che cominciano presto a lavorare e svolgono lavori pesanti.”

“È necessario introdurre una forchetta tra i 60 e i 68 anni, in cui una persona può decidere a che età andare in pensione, attraverso dei meccanismi di incentivi e disincentivi. Chi vuole andare in pensione prima, a 61-62 anni, per esempio, avrà una leggera penalizzazione, chi andrà più tardi avrà una pensione più elevata”.

“È urgente introdurre nel nostro ordinamento la cosiddetta busta arancione, sempre promessa ma mai inviata, cioè l’estratto conto individuale dei contributi versati e la proiezione del calcolo della pensione futura, in modo che i cittadini sappiamo a quanto ammonterà il loro assegno e possano fin d’ora prendere le contromisure necessarie”.

Non si può fare cassa con le pensioni. I benefici e i risparmi ottenuti aumentando l’età pensionabile e trattenendo le persone più a lungo sul luogo di lavoro vanno utilizzati per favorire l’ingresso di giovani e donne nel mercato del lavoro. Altrimenti lo sbilancio entrate e uscite si ripresenterà quanto prima. Solo così si potrà evitare il conflitto generazionale e di genere”.

PRETESTI

“Siamo alla vigilia dello scoppio della bomba previdenziale e nessuno fa niente. Questo è il problema.”

Tagli ai costi della politica. Ci piacerebbe sapere come andrà a finire per quei 1813 deputati pensionati, e i rispettivi 484 familiari che godono della reversibilità, che percepiscono un vitalizio in media di 6350 euro al mese.”

“Appare quanto mai demagogico e intollerabile il dibattito sulle cosiddette pensioni d’oro. Il risultato è che dall’agosto 2011 al 31 dicembre del 2014 scatta un taglio del 5 per cento per le pensioni superiori ai 90.000 e fino ai 150.000 euro annui, che diventa del 10 per cento per gli importi superiori ai 150.000. Una limatura che riguarderà circa 50.000 cittadini, e chiamarla ‘tassa di solidarietà’ più che sorridere fa di nuovo indignare.”

“Lo scippo sulle pensioni delle donne: i 4 miliardi di risparmio da qui ai prossimi 10 anni, in seguito all’innalzamento dell’età pensionabile delle dipendenti pubbliche a 65 anni, sarebbe dovuto servire per finanziare politiche a favore del lavoro delle donne, degli asili nido, della maternità. Ma così non è stato.”

I giovani che non versano i contributi avranno solo l’assegno sociale (poco più di 300 euro mensili al raggiungimento dei 65 anni di età). Il che equivale a passare la seconda parte della vita a fare i conti con la povertà.”

“Il dato sorprendente è la quota versata dagli immigrati: nel 2008 ammontava a 7,5 miliardi (pari al 4 per cento del totale annuo di incassi dell’Inps). Le entrate contributive degli immigrati sono elevate, molto basse risultano le uscite… Gli stranieri diventano così dei benefattori del nostro sistema pensionistico.”

“I dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato parlano chiaro: i tassi di sostituzione (ovvero il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito) sono destinati a dimezzarsi.”

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