“ASCOLTA COME MI BATTE FORTE IL TUO CUORE”/ L’indimenticabile poesia di Wislawa Szymborska.

di Sara Barone

La disarmante semplicità nel porsi interrogativi esistenziali, attraverso un lessico mai aulico e ricercato. La capacità  di guardare con stupore tutto ciò che viene banalizzato dalla ridondanza del quotidiano. L’ironia, la lucidità e la forza incontenibile del suo Verso, figlio dell’immaginazione e dei dubbi. Wislawa Szymborska, poetessa polacca premio Nobel nel 1996, con “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore“, ci lascia un  inestimabile patrimonio umano e letterario , fonte d’ispirazione e riflessione.

okDice il suo traduttore italiano Pietro Marchesani: “giochi verbali e fonici, colloquialismi, neologismi, assonanze, scansioni metriche e ritmiche, semantizzazione della grammatica: l’effetto è quello di un continuo, imprevedibile scaturire di senso”. Pur non intenzionalmente, le sue parole sono dense di pura filosofia. L’Io poetico è contestualizzato in una ben precisa dimensione spazio-temporale, nella quale è facile perdere di vista il confine tra realtà e immaginazione e la spiccata autoreferenzialità le consente di colloquiare, non sempre serenamente, con se stessa.

Da 16 maggio 1973 (La fine e l’inizio):

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.
Scuoto la mia memoria –
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.
 

Perdersi per poi ritrovarsi, alla continua ricerca e scoperta della propria interiorità, ma senza chiudersi al mondo e agli altri. Spesso dai suoi versi si evince un gioco di contrasti e opposizioni: la memoria e la psiche non attraversano le stesse vicende del corpo e delle funzioni vitali e i luoghi dell’anima vogliono realizzarsi diversamente dallo spazio fisico delle stagioni che scandiscono il tempo.

Sin dal periodo dell’università, dove si laureò in Polonistica, si lega agli ambienti di sinistra e, come molti altri artisti e intellettuali polacchi, s’iscrisse al Partito Comunista nel 1952 riponendo fiducia negli ideali di uguaglianza e giustizia sociale del progetto comunista. Uscì dal partito nel 1966, quando la realtà storica  le aveva mostrato il volto dittatoriale e di censura del governo comunista, tanto da indurla a parlare di quel periodo come “la peggiore esperienza della sua vita”.

Nonostante ciò, la politica rimarrà sempre una prerogativa indiscutibile della sua poesia.

Da Siamo figli dell’epoca:

Siamo figli dell’epoca, l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne,
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.


Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.


Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.


Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
problema politico.

Non solo l’artista, l’intellettuale, il poeta non possono permettersi di creare un distacco tra la propria opera e la Storia, ma anche qualsiasi uomo che viva in società in veste di cittadino ha la responsabilità morale di porsi il problema della politica. Non c’è possibilità di scelta: l’avulsione dalla realtà e l’attivismo politico producono conseguenze dello stesso valore.

In occasione del conferimento del premio Nobel, le sue parole sulla condizione del poeta furono illuminanti: “Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto – nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta – quasi se ne vergognasse un po’. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo… In questionari o in conversazioni occasionali, quando il poeta deve necessariamente definire la propria occupazione, egli indica un genere “letterato” o nomina l’altro lavoro da lui svolto. La notizia di avere a che fare con un poeta viene accolta dagli impiegati o dai passeggeri che sono con lui sull’autobus con una leggera incredulità e inquietudine, Suppongo che anche un filosofo susciti un eguale imbarazzo. Egli si trova tuttavia in una situazione migliore, perché per lo più ha la possibilità di abbellire il proprio mestiere con un qualche titolo scientifico, Professore di filosofia – suona molto più serio.”

Sia sempre viva nella memoria collettiva, la sua Poesia dirompente e allo stesso tempo delicata, cinica ma propositiva, disillusa e colma d’amore.

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