MIA SORELLA EMANUELA/ Il libro di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi

La scomparsa di Emanuela Orlandi raccontata con lo sguardo e le sensazioni di chi si è ritrovato costretto a subire questa ingiustizia e che, ventotto anni dopo, impegna tutto se stesso nella ricerca di una risposta a una vicenda che costituisce uno dei misteri più intricati della storia d’Italia.

di Tommaso Nelli

mia-sorella-emanuelaUscito nello scorso mese di maggio ed edito dalla EdizioniAnordest, Mia sorella Emanuela è l’opera scritta a quattro mani dal giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci e da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, in un primo momento titubante all’idea, ma poi convinto a scrivere di sua sorella dopo aver toccato con mano l’attenzione e la partecipazione del mondo giovanile sulle sorti di questa ragazza, della quale se ne son perdute le tracce tra le 19:10 e le 19:20 del 22 giugno 1983 in piazza sant’Apollinare, nel pieno centro di Roma.

Dai racconti di Pietro emerge la figura semplice di Emanuela, una quindicenne sobria con una vita divisa tra la famiglia, la scuola, gli amici e la passione per il canto. Un profilo umano normale che aumenta l’incomprensibilità della sua scomparsa che nel libro, prendendo spunto anche da quanto disse Karol Wojtyla alla stessa famiglia Orlandi nel dicembre 1983 – viene attribuita al fatto che fosse una cittadina vaticana.

La tesi del ricatto internazionale apre l’anima investigativa del libro che, grazie alla consultazione in tandem tra Pietro Orlandi e Fabrizio Peronaci degli atti dell’inchiesta relativi alla sua prima archiviazione del 1997, ha portato alla luce elementi interessanti e inediti sulla vicenda.

Emerge, a esempio, come dietro Phoenix – una delle molteplici sigle misteriose rivendicative il prelevamento della ragazza – ci fossero i servizi segreti come ammise un loro funzionario a Pietro in quei giorni del 1983.

«Pietro, guarda! Quelli siamo noi…».

E lo 007 fece l’occhiolino.

[…]

Quella frase la pronunciò Giulio Gangi, l’agente del Sisde diventato quasi un amico degli Orlandi, anche se Pietro è persuaso che dietro la sua disponibilità ad aiutarli ci fosse l’interesse dei servizi segreti a tener d’occhio la famiglia e a carpire eventuali informazioni . […]

«[…] Gangi mi stava dicendo d’istinto, quasi in amicizia, che Phoenix era il Sisde, i servizi segreti. Non so se lui ha mai partecipato direttamente alla stesura, ma da come parlava mi ha dato l’idea di essere perfettamente al corrente».

Ancora servizi segreti, ancora una novità. Lasciata scivolare in secondo piano in questi anni: la pista di Bolzano. Pietro Orlandi racconta come, attraverso un particolare che era solita indossare (un girocollo di tessuto giallo-rosso), nell’agosto del 1983 Emanuela fu vista a Terlano, piccolo paese dell’Alto Adige, in compagnia di un personaggio, Rudolf di Teuffenbach, che gli accertamenti degli inquirenti proveranno essere funzionario del Sismi a Monaco di Baviera.

Nella parte finale, spazio al colloquio tra Pietro Orlandi e Ali Agca nel gennaio 2010. L’ex terrorista turco avrebbe rivelato il magma di interessi internazionali che si nasconde dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi e quale sarebbe la strada migliore per liberarla e riportarla a casa.

Oltre a fornire una cognizione precisa del groviglio di indizi, depistaggi e preoccupanti ambiguità (come la reticenza vaticana) emersi sulla scena del “giallo” nel corso di ventotto anni, il libro sgombra una volta per tutte il campo dalle possibili illazioni e ombre sulla figura di Emanuela Orlandi e fa ben percepire, attraverso una prosa scorrevole, il dramma vissuto dalla famiglia che, ancora oggi, è impegnata a cercare la verità.


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